Published On: Gio, Feb 23rd, 2012

Lames in Serbia, a Cicagna o Caperana?


Arriva un nuovo allarme dei sindacati sul futuro della Lames Spa, una delle aziende metalmeccaniche più importanti del Tigullio, dotata di tre sedi esteri, in Cina, Brasile e Serbia.
La criticità nasce dall’obbligo di trasferire l’azienda dalla vecchia sede di Chiavari, anche a causa di una copertura in amianto.
C’è già un’area per il nuovo capannone a Cicagna, ma l’azienda è entrata in fibrillazione col Comune di Chiavari sulla destinazione d’uso dei terreni, di sua proprietà.

Il progetto prevede la realizzazione di unità abitative (in un momento di stanca del mercato immobiliare, si noti bene. Si pensi alle nuove case ex Fit a Sestri levante, di lenta collocazione).
Gli appartamenti destinati alla vendita dovrebbero 214 (con 196 box interrati, 107 posti auto da costruire sotto a una struttura porticata e 8 esterni).
Al Comune dovrebbero toccare 31 alloggi, tutti dotati di parcheggi pertinenziali porticati cui si aggiungeranno 35 posti auto esterni.
L’edilizia privata occuperà 17.376,30 metri quadrati, 74.699,89 metri cubi (oggi la fabbrica occupa circa 99.548 metri cubi, con 12.200 mq destinati ai capannoni coperti.
L’edilizia residenziale pubblica coprirà 1.810,69 metri quadrati e 6.994,42 metri cubi. Tra gli oneri di urbanizzazione concordati tra Comune di Chiavari e Lames figura la costruzione di un asilo per 566,46 metri quadrati, con area verde, giochi in legno e pavimentazione antitrauma.
Previsti anche uffici per 301,68 metri quadrati.

Un marziano oeconomicus capitato a Chiavari noterà però che ci sono delle incongruenze economiche nel business:

– La riduzione in metri cubi accordata dal Comune di Chiavari va dagli attuali 99.548 a 74.700+7.000+ circa 2500= circa 84.000 cioè il nuovo sarà l’84% della vecchia superficie.

– I metri cubi da cedere al comune come oneri sono circa l’11% del totale del nuovo, più i costi delle sistemazioni esterne (strade, verde attrezzato, etc.)

– La Lames deve spendere circa 16 milioni per il nuovo capannone, più circa 3M per allestirlo, più il costo per la costruzione del nuovo complesso, circa 17.400+1.810+566+301= circa 20.000mq * 1.500 euro/mq = 60M.
In totale circa 80 milioni di investimento aziendale.

– La Lames ricavererebbe (sulla carta) tra i 75M e gli 85M dalla vendita di tutti i 214 appartamenti più gli 89 box eccedenti. Sempre che li venda tutti, dopo averli costruiti.

– Il nuovo capannone a Cicagna sarà grande 8.000 mq contro i 12.200 attuali;
Infine i lavoratori da trasferire sono circa 300 a tempo indeterminato, più circa 100 precari.

Il Marziano oeconomicus potrebbe azzardare alcuni teoremi, sulla base di quanto sopra e di quanto si legge:

o Vista dalla Lames, l’operazione è finanziariamente molto conveniente: a bocce ferme Lames possiederà una fabbrica più piccola e moderna, e avrà trasformato dei vecchi capannoni industriali in un valore equivalente in appartamenti nuovi di zecca

o I rischi sono però alti: il mercato del residenziale non di pregio – non “vista mare” per intenderci – è di fatto praticamente fermo e i prezzi sono già in discesa, il mercato dell’auto vede a gennaio le vendite ancora calate, di quasi il 17% anno/anno, e Lames come terzista rientra nella categoria dei “pesci piccoli” che sono i primi a soffrire. L’operazione era un regalo per Lames un anno fa, ora è un rischio, domani potrebbe essere un suicidio.

o Il Comune di Chiavari ha scelto di consentire (dal punto di vista del PRG l’area Lames è “grigia”) un “mix” di oggetti urbanistici inesistente: solo residenziale. Ha inoltre preteso oneri rilevanti, sempre prevalentemente in area residenziale.. Va osservato che costruire 1 mq residenziale costa circa tre volte costruire 1 mq industriale.

o Gli altri attori (i Sindacati e il comune di Cicagna) vedono solo il lato positivo (se la cosa si fa) o il lato negativo (se non si fa) senza se e senza ma; una volta tanto l’azienda concorda e ha fretta (le prospettive di fare una transazione profittevole dal punto di vista aziendale decrescono ogni giorno che passa).

o Gli abitanti di Sampierdicanne non avranno più capannoni e TIR, bensì grattacieli, un migliaio di frequentatori in più, almeno 400 auto in più. Senza contare le altre tre grosse operazioni immobiliari in atto nella stessa zona.

Il Marziano oeconomicus a questo punto sospetta che (N.B.: a questo punto sta facendo sulle supposizioni non più suffragate da numeri):

– La Lames “ricatta” Comune e Sindacati, perchè se l’operazione va fatta non si può più perdere tempo.
E’ probabile che tra pochi giorni la Lames “salti il fosso” e decida (come forse avrebbe già dovuto fare) che è molto meglio che l’operazione salti; in ogni caso la Lames ne uscirebbe “innocente”.

– Il Comune si barcamena giocando con l’architettura: non va bene il grattacielo? Facciamo un tot di palazzine. Il mix non cambia, e gli abitanti di San Pier di Canne devono solo decidere in che modo morire; in ogni caso il Comune sarebbe “innocente” perchè i ritardi dipendono dalla Provincia, dalla Sovrintendenza, dagli abitanti, insomma non dal Comune.

– I Sindacati come sempre sostengono la lotta dura ma “a prescindere” da alcuni fattori:
1) dal benessere di migliaia di abitanti di San Pier di Canne;
2) dal fatto che il territorio ha già assorbito la sparizione di un intero comparto (quello dell’Ardesia) e la crisi della piccola cantieristica, e che qui si tratta di un bilancio negativo di magari 150 addetti, che però il mercato globale ha comunque condannato; in ogni caso i Sindacati sono “innocenti” perchè la difesa del posto di lavoro è sacrosanta “a prescindere” (il fatto invece è che servono azioni concrete);
3) L’accordo salterà tra cinque, venti giorni, tra un mese, e ci rimetteranno tutti, senza un colpevole.

Il Marziano a questo punto potrebbe domandarsi perchè in Italia, paese dove per quarant’anni ha governato il compromesso, non si cerchi una soluzione che anzichè accontentare una sola delle parti accontenti (un po’ meno) tutti.

Quali dovrebbero essere gli obiettivi degli attori, visti dal Marziano?

– Iniziamo dalla Lames: deve poter fare il downsizing, non deve perdere soldi, anzi va incentivata a fare il suo ruolo, che non deve essere quello di speculatore immobiliare ma quello di imprenditore.

– Il Comune di Chiavari deve cercare di tenere la Lames nel Comune. Ove non sia possibile, deve cercare di mantenere dell’occupazione alternativa. Deve tutelare gli abitanti di Sampierdicanne cercando di migliorare le loro condizioni di vita.

– I Sindacati devono cercare di aumentare l’occupazione nel territorio.

Soluzione “Marziana” 1 – Lames si trasferisce a Cicagna

(Difficile che si tratti di una delocalizzazione pesante, in Serbia. )
Prospettive: il Comune di Chiavari riduce drasticamente gli oneri: Lames dovrà solo sistemare il verde e la viabilità (migliorandola molto, ad esempio con una strada veloce sulla riva destra del Rupinaro a senso unico verso valle, trasformando quella lato sinistro attuale in una strada a senso unico verso monte + una pista ciclabile), e non costruire nulla in cambio salvo quanto segue.

La Lames potrà costruire solo due terzi degli appartamenti (in pratica abbassare il grattacielo al livello delle palazzine e fare queste un pò più basse) e dovrà costruire una struttura di 2.000 mq su 2 piani, che sia attrezzata per ospitare soprattutto piccole aziende hi-tech (che necessitano flessibilità negli spazi): questa struttura rimarrà per 30 anni di Lames, che la potrà affittare concordando le condizioni col Comune.

Soluzione “Marziana” 2 – Lames resta a Chiavari

Il Comune di Chiavari acquisisce dal Ministero della Difesa una parte delle caserme di Caperana.

Lames a Sampierdicanne potrà costruire quanto descritto nella soluzione 1, ma non la struttura per aziende hi-tech.

Lames dovrà invece abbattere le caserme acquisite e costruire al loro posto i propri 8.000mq, più i 2.000mq di cui sopra. Tutto quanto rimarrà di Lames per 30 anni; Lames non pagherà affitto per i propri capannoni e potrà affittare come sopra i 2.000mq.

 (Testo ricevuto in via telematica)

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