Published On: Mar, Giu 25th, 2019

L’Area marina protetta di Portofino, un tesoro da sviluppare. Intervista col Direttore

L’area marina protetta di Portofino è stata istituita con il decreto del Ministero dell’Ambiente del 26 aprile 1999 e comprende i Comuni di Camogli, Portofino e S.Margherita Ligure.
Le aree marine protette italiane sono state istituite con due leggi del 1982 e 1991. La missione è tutelare gli ambienti e le risorse del mare, ma anche quella di promuovere e valorizzare il territorio lungo la costa e le sue attività economiche e turistiche, purché in armonia con l’ambiente.
Trattandosi di un’area a vocazione fortemente turistica, l’Area marina protetta di Portofino è quindi una parte centrale della stessa economia del territorio, tanto che -nonostante i contrasti iniziali- ora i benefici per il turismo e il benessere dei residenti sono chiari a tutti.

La gestione è affidata a un consorzio che comprende i Comuni di Camogli, Portofino, Santa Margherita, la Città Metropolitana di Genova, l’Università di Genova. I fondi (pochi, perché l’area della Amp Portofino è piccola) arrivano dal Ministero dell’Ambiente.

Lo staff è di alto livello e comprende 10 persone, tra cui il Direttore Giorgio Fanciulli. La sede è in viale Rainusso, Santa Margherita ligure.
Il direttore dell’AMP risponde ad alcune domande di Tigullio News.

Alcuni ci hanno chiesto quale sia la situazione degli ancoraggi delle navi da crociera nelle aree limitrofe all’Area. Dicono che degli ormeggi fissi eviterebbero il calo di ancore dal peso di molte tonnellate, eliminando i danni per il fondale...

E’ difficile utilizzare ormeggi fissi in grado di controllare lo stazionamento di una nave che in media va dalle 100 alle 150.000 tonnellate di stazza. Su Sky documentari vi è un canale dedicato alle navi da crociera. Si vede che tutte quante utilizzano l’ancoraggio classico nelle loro soste.
Anche secondo il Comando locale della Guardia Costiera (Tenente Piras, Ndr) sarebbe molto complicato ricorrere agli ormeggi fissi.
A Santa Margherita per le navi da crociera vi sono fondali da 40 m. A Portofino si arriva a 60 metri. Sono tutte aree col fondo fangoso, in cui un’ancora non crea problemi a piante, coralli, pesci: la posidonia poi non cresce oltre i 30-35 metri di fondo, mentre il corallo cresce sottocosta…

Ci sono altri problemi sempre legati alle navi da crociera?


Siamo in costante relazione con ARPAL per il controllo delle acque. Su questo punto non ci sono problemi, perché quel tipo di navi non scarica nulla nelle aree marine di sosta. Nei porti c’è il problema dei fumi emessi, ma non nella AMP.
Vi è invece qualche problema per i tender. Stiamo pensando di utilizzare dei tender ibridi nostri, al posto di quelli in dotazione alle navi, di norma a gasolio.
Per i traghetti si può pensare all’elettrico oppure al gas.

Sarà possibile estendere l’AMP ad altre zone del Tigullio?

Il nodo si sviluppa attorno all’area del nuovo Parco di Portofino: al momento si richiede continuità territoriale, ma in realtà il Tigullio è una realtà con caratteristiche simili ovunque, direi fino a Moneglia. Si tratta di studiare cosa dice la normativa e di conseguenza rispondere ad eventuali richieste di allargamento, sempre possibili, visti i vantaggi che le AMP danno ai borghi e alle città della costa ligure e italiana in genere.

La lotta contro la plastica? Le misure prese in sede europea e nazionale non sono strutturali. Contrastare la plastica monouso va bene per le feste di paese, oltre a essere di bradipica applicazione. I problemi nascono da 3 fonti precise:
– PESCHERECCI, nelle cassette per il pesce (10 milioni ogni anno);
– SUPERMERCATI, come contenitore per i cibi e per gli imballaggi;
– CAMPAGNE E ORTI, – contenitori per le piantine dei vivai destinate agli orti (il polistirolo finisce nei terreni che si vorrebbero “bio”, e da lì arriva in mare tramite i torrenti: i terreni coltivati ormai trasudano di sacchetti, polistirolo, legacci per i pomodori…)

Rifiuti la cui peggiore componente è il polistirolo espanso, che si sbriciola e forma le microplastiche che mangiamo a etti ogni mese, a sentire alcuni dati).

Sulle cassette per il pesce c’è una regola europea che “impone” il monouso, regola però non applicata dalla Francia dove si utilizzano cassette di plastica rigida che non si sbriciolano e durano un anno, con lavatura.
La tonnarella di Camogli funziona bene: le reti sono in fibra di cocco e si utilizzano cassette di legno contro le regole… Del resto le cassette di legno favoriscono l’impianto di foreste giovani, le migliori per l’ossigeno.
La Lega pesca è per l’abolizione del polistirolo e sta studiando un nuovo materiale riutilizzabile col supporto del ministero delle politiche agricole, forestali… MiPAAFT. Un sito di sperimentazione potrebbe essere proprio la tonnarella di Camogli, dove ogni giorno vanno via 400 cassette tra cavalle e boniti (tonnarelli).

Qual è il vostro posizionamento tra le AMP nazionali?

Quelle nell’area del Santuario dei Cetacei sono 7 soltanto in Italia. In Francia il Ministero dell’Ambiente ha affidato all’Area di Porquerolles il compito di promuovere il Santuario.
Noi in Italia abbiamo il compito di creare un network tra tutte le AMP, coordinandosi con i Comuni. L’attenzione sui fiumi e sul polistirolo è alta.

Il Direttore G. Fanciulli