Published On: Mar, Apr 16th, 2013

L’autotrasporto muore: fallimenti, 32.000 senza assicurazione

Il convegno nazionale dell’Associazione TrasportoUnito ha evidenziato lo stato comatoso di un settore strategico in ogni nazione: quello dei trasporti merci. Per colpe enormi e diverse (la scelta di privilegiare la Fiat; la lotta contro la TAV merci; la mancanza di infrastrutture moderne; il caro carburante che deriva da insensatezze come lo stop all’individuazione di giacimenti di gas e petrolio (nel mare ce ne sarebbe)  il settore è in ginocchio.

Si va a forme di protesta estreme come un blocco senza fine al Grande Raccordo Anulare di Roma da parte dei Tir. Il che sarebbe un vero e proprio assedio di Roma, forse il primo dopo quelli dei barbari 1600 anni fa e degli Alleati nel Secondo conflitto mondiale.

Ecco cosa scrive TrasportoUnito:

“L’autotrasporto italiano è morto, ormai è scaduto il tempo anche per interventi normativi che consentano di arginare la crisi di un settore che in Italia garantisce più dell’85% dei trasporti di merce, ma che, scavalcato da imprese estere autorizzate a operare sottocosto sul territorio italiano, subissato dai debiti (più di 31.000 euro per mezzo pesante in circolazione in Italia) sopravvive solo ai margini della legalità.

Con 5000 imprese chiuse negli ultimi sei mesi del 2012 (2200 in procedura fallimentare), 80.000 dipendenti a rischio disoccupazione nel 2013 ,il 70% delle imprese con un monte debiti che conduce inevitabilmente al fallimento  e il 21% dei traffici ormai “conquistati” da aziende dell’est europeo, che beneficiano di costi fuori controllo e di controlli inesistenti,  la sicurezza sulle strade italiane non esiste ormai più.

I dati parlano da soli:  32.000 mezzi pesanti viaggiano in Italia senza copertura assicurativa rca, 12.000 mezzi industriali sono custoditi in depositi giudiziari, 18.000 i veicoli abbandonati dalle aziende cannibalizzati per recuperare pezzi di ricambio. IL 27% dei veicoli pesanti non è in regola, il 14% viaggia senza alcun rispetto dei tempi di guida e di sosta, il 7% non è in regola con le revisioni, il 5% viaggia in sovraccarico. Mediamente ogni giorno almeno due Tir sulle strade italiane finisce “fuori controllo” o si ribalta.
Di seguito una parte del dossier che sarà consegnato al futuro (?) Governo.

Cos’è oggi l’autotrasporto italiano conto terzi:

–       103.000 imprese attive nell’autotrasporto che esercitano l’attività con veicoli industriali e commerciali (altre 43.000 posizioni aperte non posseggono veicoli);
–       5.000 imprese hanno chiuso negli ultimi sei mesi del 2012;
 –       2.200 imprese con procedura concorsuale fallimentare.

Il caso Liguria

 Il comparto dell’autotrasporto in Liguria ha perso nel 2012, 3000 occupati.  Il saldo tra nuove iscrizioni all’Albo degli Autotrasportatori per l’avvio dell’attività e quello delle cancellazioni delle imprese è negativo di circa 900 unità, 500 delle quali nel solo anno 2012.

In sostanza dalle 4600 imprese in esercizio alla fine del 2012 le imprese iscritte sono 3.700. Fra poche settimane esploderà in Liguria il problema del rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga, già comunicata dalla Regione Liguria.

  La crisi

–       80.000 dipendenti sono a rischio licenziamento entro l’anno 2013; 

–     il 30%, del personale conducente operante sul territorio italiano  parla una lingua dell’Est Europeo o extracomunitaria

–    3.600, le imprese dispongono di una propria sede o di una propria impresa nell’Est Europa;

–   il 21% è la media del cabotaggio stradale di imprese estere che svolgono servizi all’interno del territorio italiano;

–         ogni mezzo pesante immatricolato in Italia è gravato da un indebitamento  medio di 31.000 euro;

 

–         è del 70%, la percentuale delle imprese i cui debiti a breve sono tali da provocare il fallimento dell’azienda;

–         36.000,  sono gli imprenditori coinvolti in vertenze fra vettori e committenti, o fra primo e secondo vettore o fra impresa e dipendenti;

–         15% il valore che assorbe l’intermediazione parassitaria;

–         18% l’entità reale della  riduzione delle tariffe per i servizi di autotrasporto;

–         22% la contrazione della domanda dei servizi di autotrasporto;

         39 i milioni di tonnellate di merce in meno da trasportare;

–         15% la riduzione media delle tratte chilometriche;

–         32% la quota media dei viaggi a vuoto;

–         24% la riduzione delle immatricolazioni dei veicoli pesanti;

–         74% delle imprese non è in grado e non intende investire nel breve periodo.

La sicurezza stradale che non esiste più

Un panorama che ha conseguenze drammatiche sulla sicurezza delle strade italiane: Ecco i dati che non vengono detti:

–  32.000 veicoli pesanti non sono coperti da assicurazione rca (stima che scaturisce dal saldo tra il numero dei mezzi immatricolati e quelli assicurati);

–  12.000  i mezzi industriali sono custoditi in depositi giudiziari;

–  18.000 veicoli abbandonati nelle aziende e cannibalizzati per recuperare i pezzi di ricambio;

–  43 gli incidenti che hanno coinvolto mezzi pesanti negli ultimi 20 giorni (22 tir ribaltati, 6 in fiamme e 15 tamponamenti)

Dai controlli dei veicoli industriali effettuati dalla Polizia Stradale emerge che:

–         il 27% dei veicoli pesanti in circolazione non è in regola con le normative del Codice della Strada e della disciplina di settore;

–         il 14 % dei veicoli industriali in circolazione viaggia senza che l’autista rispetti i tempi di guida e di riposo;

–        il 7 % dei mezzi non è in regola con la revisione del veicolo e manifestano inefficienze strutturali e meccaniche;

–         il 5% viaggia in sovraccarico.

tir

Displaying 2 Comments
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  1. No frost ha detto:

    Non auspico, ovviamente, il fallimento totale ironicamente evocato da Roller.
    Credo, invece, che si tratti, almeno in buona parte, di conseguenze prevedibili di nuovi comportamenti sociali che, per opposte ragioni, vanno sempre più radicandosi in una società, qual’è quella italiana, mai come fino ad ora così tecicamente assistita.
    Se infatti l’onda lunga della crisi economico-finanziaria da tempo impone alle famiglie meno abbienti la contrazione dei consumi e la tendenza, in continua ascesa,a praticare un sempre più sano ed ecosostenibile stile di vita (es. consumo di prodotti agroalimentari a km. zero, bevande e detersivi alla spina, contenimento e riciclo dei rifiuti urbani)hanno influito positivamente sulla mitigazione del traffico di merci su gomma, non può meravigliare che ciò abbia prodotto le conseguenze negative sull’occupazione nel settore dei trasporti.
    Pertanto, più che contrastare il fenomeno con i rimedi comprensibilmente chiesti a gran voce dall’Associazione TrasportoUnito (si pensi all'”indecente” proposta della coltivazione di idrocarburi) occorrerebbe, invece, cavalcarlo cogliendolo come un’opportunità di riconversione ad altre attività, eventualmente promossa, coordinata ed assistita con meglio viste e pubblicizzate misure governative.
    Daltronde, per esemplificare, non è forse accaduto che l’introduzione della moneta unica ha provocato in gran parte d’Europa la pressochè totale sparizione dei cambiavalute?
    E non stanno forse scomparendo le rivendite di soli giornali e riviste, penalizzate come sono dalla dilagante ed oramai irreversibile concorrenza della tecnologia digitale di nuova generazione?

  2. Roller ha detto:

    Aspetto imprevisto di scelte irreversibili.
    Mezzo secolo fa le merci viaggiavano su rotaia, poi la momentanea “convenienza” ha fatto correre le merci su gomma e gli scali merci trasformati in parcheggi, appartamenti esclusivi ecc.
    Se si riscoprisse la convenienza dei vecchi convogli “omnibus” il fallimento sarebbe totale.

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