Published On: Dom, Giu 1st, 2014

Le flotte Greenpeace e Legambiente al seguito di Costa Concordia verso Genova

E’ fissata al 20 luglio la data prevista per l’inizio del rimorchio della Costa Concordia dall’isola del Giglio verso il porto di Genova Voltri. La possibile criticità è il rischio della perdita di inquinanti (anche se sembra poco realistico: ciò che doveva finire in mare è già rimasto al Giglio).
Per controllare eventuali fuoriuscite di sostanze inquinanti durante la navigazione verso Genova, arriveranno addirittura due “flotte”: quelle di Greenpeace e di Legambiente.
La notizia ci sembra folle, indicativa del disastro dell’ambientalismo non solo italiano. Infatti è corretto che ci sia un controllo durante la navigazione della sfortunata Costa Concordia, ma per fare ciò poteva bastare un’imbarcazione attrezzata dello Stato o delle Regioni Toscana e Liguria (quelle dell’Arpal etc.).

Un’intera flotta per “controllare” una nave dimostra che viviamo legati mente e piedi a una società alla Travaglio (il giornalista).
Per “controllare” il Santuario dei Cetacei (attraversato ogni giorno da centinaia di navi e navicelle), si aggiungeranno altre navi “verdi”. Ogni nave per spostarsi scarica nell’aria tonnellate di fumi, e il costo per il carburante è esorbitante (chi lo pagherà?). Per giunta il “controllo” può essere fatto da una struttura pubblica con una normale vedetta da 20 metri. Immaginiamo che quelle “ambientaliste” non siano navi dotate di navigazione solare, per giunta. Certo non tutte.

Per ovviare ai danni dell’ambientalismo falso, che prevede un’Apocalisse al giorno, magari in nome del proprio successo, servono due cose: più cultura e più scientificità.

Il primo a spezzare il cerchio magico attorno al Santuario dello pseudo-ambientalismo fu Michael Crichton (scrittore di Jurassic Park), col romanzo Stato di Paura.

Adesso è in arrivo il testo di un altro autore eterodosso, il libro “Il fanatismo dell’Apocalisse” del filosofo e scrittore francese Pascal Bruckner. Bruckner accusa gli ecologisti di fare più danni dell’inquinamento e li circoscrive nell’ambito dei guastafeste travestiti da indovini, intransigenti, populisti, catastrofisti e antiprogressisti. Una sorta di religione contro la Scienza che utilizza la Scienza ai propri fini. Una setta insieme spirituale, atea e adoratrice di Santa Madre Terra (rimanendo nell’orizzonte dell'”Uomo buono per Natura” di J.J. Rousseau, poi clamorosamente sconfessato dalla Natura nemica del Romanticismo e dai lager nazifascisti e stalinisti).
Un mix di New Age e Teorie del Complotto di matrice nazistoide (il complotto “demo-pluto-massone-giudaico” di Mussolini). Lo scienziato danese Bjorn Lomborg nel suo saggio The Skeptical Environmentalist definisce l’ecologismo “una ideologia teocratica, fondamentalista e coloniale”.

Naturalmente non parliamo di Greenpeace Italia né di Legambiente, anche se le policy energetiche “verdi”  favoriscono il permanere in un orizzonte da schiavi del petrolio arabo o norvegese, a comprare energia elettrica nucleare dalla Francia, a spedire la spazzatura in Svezia e Norvegia dove i termovalorizzatori salvano ambiente ed economia, mentre noi ci teniamo le Terre dei Fuochi anche in nome dell’ambiente, oltre che delle mafie.

Non parliamo nemmeno dei militanti e volontari di quelle organizzazioni che rivestono un ruolo centrale nella pessima educazione ambientale italiana. Ma anche in Italia si deve badare al pragmatismo: ci si affidi a una struttura pubblica, la si controlli, ma si eviti di inviare due “flotte” al seguito di una nave.

Dice Bruckner che i seguaci di Serge Latouche (l’inventore della decrescita felice) stanno sempre con il dito puntato sull’uomo cattivo e sono loro a fare veramente male a chi la “decrescita” la vive già sulla propria pelle da sempre. Altro che “combattere il profitto”: i cocomeri (gli ambientalisti di sinistra verdi fuori e rossi dentro) dovrebbero combattere la povertà, non la diffusione della ricchezza. Non lo dice un liberista, ma lo diceva un socialista illuminato come Olaf Palme, che tanto ha fatto per il progresso reale contro il falso progresso, che è “travagliesco” e conservatore, perbenista e predicato dai velluti dei salotti metropolitani.

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