Published On: Ven, Mar 15th, 2013

Leggi imbecilli: aggiornamenti e lettera su normative della pesca

Abbiamo ricordato con un articolo il caso di alcune leggi completamente idiote. Ecco gli aggiornamenti che diamo relativamente a quella sulla pesca.

L’obbligo di usare una cassetta (di polistirolo) per ogni pesce è causata dal recepimento antiintelligente da parte del Governo italiano del Regolamento europeo n° 1224.
Si tratta della “normativa 404″ su etichettatura del pescato, obbligo del giornale di bordo, obbligo di dare un codice alfanumerico a ogni pesce, e di mettere n° partita per cassetta, e obbligo di separare il pesce per specie, anche se ce n’è uno o due.

La cosa risulta particolarmente ridicola nel caso di a) frittura; b) zuppa di pesce.
Spesso si rischia di mettere pesce in una cassetta che costa più del suo contenuto.

Inoltre –altra idiozia- in Francia da più di 20 anni utilizzano delle cassette di plastica (anche a Livorno). Sono indistruttibili e vengono lavate,  sterilizzate, riutilizzate all’infinito. Altro che il polistirolo “ligure” (assessori in Regione, date indicazioni e fate facilitazioni, non fate altre leggi).
Aggiungiamo che il delegato Liguria di Anapi Pesca Alessandro Capelli ci ha parlato più volte delle difficoltà enormi di comunicare con il Ministero. Nei giorni scorsi, il ministro uscente Catania ha infatti rinnovato i contributi triennali di 17 milioni a una serie di “associazioni di categoria tutte alquanto storiche e inefficaci, ma ben sistemate a Roma, più che sul mare“.

Abbiamo ricevuto una lettera da parte di una persona molto esperta sulla UE e sul corretto modo di amministrare.
Eccola:
” Ho verificato a Bruxelles: le norme europee danno prescrizioni e indirizzi, ma di norma non entrano nei dettagli.  Nel caso specifico, si prescrive l’etichettatura, il giornale di bordo, ecc. ma gli Stati membri possono adottare le misure necessarie per rendere le norme realistiche e adattarle alle situazioni locali. Cosí è possibile esentare le piccole imbarcazioni con pescato inferiore a certi limiti (pesca artigianale), si può accettare l’esistenza di particolari tipi di pescato (frittura); e il tipo di cassette è stabilito dalle Stato membro, non da Bruxelles.
<Quindi, se queste norme non vanno bene, rivolgersi a Roma, non a Bruxelles. È sempre la stessa storia: quando qualcosa non va, è colpa dell’Europa, se ci sono soldi da mungere all’Europa, è merito del governo nazionale che ha saputo trovare il modo di averli.  Il gioco è facile: nessuno conosce le norme europee perché nessuno si dà la pena di andarsele a cercare, e nessuno ricorda comunque che prima di essere emanate  le norme europee sono discusse da un Parlamento europeo nel quale gli italiani ci sono (e ci costano!) e sono approvate da un Consiglio nel quale c’è anche l’Italia.

Ripeto qui una considerazione che ho già fatto altre volte: le associazioni di categoria che cosa ci stanno a fare? Un’associazione europea  consulta bollettini ufficiali, stampa e altro, tenendosi in contatto con gli uffici della Commissione e con il Parlamento per percepire quello che sta bollendo in pentola e per presentare note, memorie, studi intese ad aiutare  i legislatori a fare una buona legislazione. Si chiama lobbying, un’attività perfettamente lecita e meritoria quando fatta  alla luce del sole, senza cercare di fare i furbi (e senza che nel budget ci sia un solo centesimo che non sia certificabile alla luce del sole) . Quando il lobbying è fatto in modo professionale e trasparente, le norme emanate saranno magari  durissime, qualche volta vessatorie, ma nessuno potrà  mai trovarci delle note di imbecillità: se dovessero esistere all’origine, il dialogo con i legislatori  aiuta a controbatterle e correggerle per tempo.

I signori che stanno a  Roma, dovrebbero rappresentare gli interessi della categoria a livello europeo; ma hanno fatto il loro dovere quando le norme “imbecilli” erano in gestazione? Ci vogliono sempre dei mesi, qualche volta anni, prima che una norma sia approvata, passando sempre per un lungo (troppo lungo) iter: qualcuno può dimostrare di essere intervenuto? Se l’hanno fatto, e i burocrati e i politici sono rimasti sordi, bisogna esporli al pubblico ludibrio. Certo che, quando ci sono di mezzo i finanziamenti pubblici di cui certe associazioni vivono, far chiasso può dispiacere a qualcuno. Qualche volta è meglio tacere. Il  lobbying  è una professione per la quale ci vuole preparazione, impegno  e onestà; ma  soprattutto occorre essere indipendenti: i soldi possono provenire soltanto dai rappresentati, non dai poteri pubblici.”
U.B.
il leudo Nuovo aiuto di Dio

Displaying 2 Comments
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  1. Redazione ha detto:

    Ok, ma prego non facciamo attacchi all’arma bianca. Le cassette in Italia sono ammesse? Ok. Lo sono anche quelle vecchie di legno di pino. Allora il problema non è la “possibilità di usarle” ma il promuovere un tipo di cassetta invece di un altro (con incentivi, detassazioni etc.). In Francia ne deriva che si usano quelle di plastica, in Italia invece quelle di polistirolo. Servirebbe una campagna dal basso che faccia pressioni sul Ministro competente e ci tolga dai piedi le palline di polistirolo che si trovano ormai ovunque.

  2. pescatorevero ha detto:

    Il solito Capelli che dice belinate e voi pubblicate senza verificare.
    1. Le cassette di plastica sono ammesse dalla normativa.
    2. Se Capelli pesca pesci che, incassettati, valgono meno della cassetta – allora capisco perchè voglia riciclarsi come sindacalista ANAPI e partecipare alla “mangiuca”.

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