Published On: gio, Nov 29th, 2018

L’Entella è una bomba a tempo su Chiavari. Ci si svegli almeno per le inondazioni

Umberto Righi, presidente di FI.MA asd Chiavari, in una lettera aperta si rivolge contro l’inerzia burocratica e politica, ma anche contro il sonno della ragione che sembra aver colpito tutti i cittadini  italiani, non a caso in via di sparizione peggio dei panda. Dopo anni di alluvioni devastanti, nessuno ancora ha migliorato le aree golenali e nessuno ha rimosso la sabbia e la ghiaia che ostruisce la sua foce.
Possibile che a Chiavari si aspetti -senza nemmeno uno straccio di re/azione- la prossima inondazione senza nemmeno un pigolio, un allarme, e senza che cessi lo spaventoso fiume di chiacchiere che nelle nostre città accompagna per decenni ogni iniziativa necessaria, ogni azione necessaria, ogni prevenzione sacrosanta?
Il caso del ponte Morandi è esemplare: tutti sapevano, tutti sommessamente si lamentavano, ma nessuno agiva… finché il ponte è crollato.
Il ponte Morandi non ha insegnato nulla. Ma se è così, se siamo soltanto rassegnati alla idiozia che colpisce i nostri padroni feudatari, allora gli idioti siamo noi, gente comune…

Scrive Righi:

 Non è la prima volta che scrivo, anzi ogni inverno ricordo del pericolo esondazione da almeno 10 anni, ma ancora non si è visto realizzato nulla, ed il fiume diventa sempre più pericoloso, saturo di sabbia e con un tappo pauroso alla foce.

La variazione del clima non fa ben sperare, quasi ogni mese si assiste a catastrofiche alluvioni, danni, morti in molte parti d’Italia, per cui il pericolo di svegliarsi con l’acqua alla gola è sempre più reale. Abbiamo ancora vivi nella mente i danni alla costa causati dalla forte mareggiata e per una pura casualità non si sono sommati con quelli di una quanto mai probabile alluvione, che sarebbe accaduta con un mare simile.

Non sono io preposto a dettare la soluzione, anche se in molti vedono come l’intervento immediato, quello di togliere completamente la diga di sabbia alla foce, e oggi più del passato quella sabbia sarebbe una manna per ripristinare gli arenili devastati e cancellati dalla forte mareggiata che ha distrutto il porto di Rapallo.

Ogni primavera si vedono ruspe e pontoni prelevare da tale montagna di ghiaia, la sabbia per ripascimento degli arenili di Lavagna, Chiavari e altre città rivierasche. Quanto tolto ogni anno, però risulta insignificante, visto che il deposito ghiaioso copre per strati di metri il fondo del mare e del fiume, creando una ostruzione significativa nel dinamismo idraulico in caso di piena.

Tale tappo alla foce produce un ulteriore danno, impedisce lo scorrimento delle acque, che a lungo andare generano un deposito di sedimenti lungo tutto il corso del fiume, che per effetto delle turbolenze con le sponde tendono a depositarsi al centro, formando una “schiena d’asino” per tutto il tratto. Depositi di metri di ghiaia sopra al letto naturale ed antico del fiume, che hanno negli anni generato un livellamento delle pendenze, e conseguente innalzamento del letto del fiume, portando a poco più di un metro il dislivello tra stato di magra e stato di piena. Se ne deduce che la capienza della portata idrica del fiume è molto ma molto ridotta, producendo l’esondazione della ciclabile quasi ogni volta che piove e sino a quando la pressione della piena del fiume vince sfondando la diga di sabbia.

Tale ostruzione alla foce, oltre ad incrementare l’insabbiamento dell’ultimo chilometro del fiume, ne determina un significativo freno al deflusso della piena, che si ripercuote anche a monte del Ponte della Maddalena, con sistematica esondazione dell’Entella. In tale zona (a monte del Ponte Maddalena), non si hanno argini a difesa della città, per cui l’esondazione raggiunge le case. Nel 2014 il fiume è uscito dall’alveo per una altezza superiore a 180 cm sul piano degli orti e tra gli edifici, allagando i piani terra sin quasi a soffitto, con conseguenti danni civili e industriali. Si deve pure considerare che, allagata la zona di Ri Basso, il fiume prende a scorrere in via Piacenza, tutta in leggera discesa verso il centro città, percorrendo via Entella raggiunge Piazza Matteotti e il Caruggio……in pratica Chiavari “va a bagno”….

Ma tale rallentamento porta agli allagamenti anche di Lavagna e Cogorno, per cui anche questi Comuni devono interessarsi e partecipare alla messa in sicurezza dell’Entella.

A questo punto poniamo delle domande a cui spero seguiranno delle risposte e in particolare dei fatti:

  1. COSA SI ASPETTA AD ESEGUIRE L’ASPORTAZIONE TOTALE DELL’ACCUMULO FOCIVO? La Regione Liguria in uno studio pubblicato nel 2011 aveva consigliato come opportuno l’asportazione di almeno 300.000 metricubi di depositi ghiaiosi alla foce, oltre al prelievo di mantenimento annuale per ripascimento spiagge.
  2. CHE NE E’ STATO DEL PROGETTO COMUNALE DI DRAGAGGIO FOCE X ALMENO 500.000 Metricubi, PRESENTATO DALLA VECCHIA GIUNTA LEVAGGI?
  3. PERCHE’ NON SI PROCEDE NEL TRATTO CITTADINO, ALLA RIMOZIONE ALMENO PARZIALE DEGLI STRATI DI DEPOSITO ACCUMULATISI SOPRA L’ANTICO LETTO DEL FIUME?
  4. PERCHE’ IN PASSATO SONO STATI CONSENTITI ED EFETTUATI SPIANAMENTI E LIVELLAMENTI DEI DEPOSITI GHIAIOSI, CON ACCUMULI LATERALI CHE ALLA PRIMA PIENA SI SONO DISTRIBUITI A VALLE ALZANDO ULTERIORMENTE IL LIVELLO DI GHIAIA  o PERCHE’ NON SI INDIVIDUANO TRATTI A MONTE DELLA CITTA’ PER L’ASPORTAZIONE DELLA SABBIA DI DEPOSITO, COME SI FACEVA UN TEMPO?
  5. PERCHE’ NON SI FA MANUTENZIONE DEGLI ARGINI CON TAGLIO ARBUSTIVO PER EVITARE EROSIONE E CROLLI? Applicando concetti di Ingegneria Naturalistica (vedi testo Regione Liguria) è possibile rinverdire le sponde del fiume, mantenendone un controllo gestionale annuale o periodico, consono alle esigenze del fiume e dell’ambiente, abbellendo l’aspetto paesaggistico del Lungo Entella.

In attesa delle risposte e dei fatti, ricordo che i nostri vecchi prestavano massima attenzione alle esigenze del fiume, e alla manutenzione delle sponde, garantendo un controllo anche dei livelli di falda, costruendo delle briglie che consentivano la canalizzazione dei ruscelli irrigui, e nel contempo frenavano la discesa a valle dei depositi ghiaiosi. Depositi ghiaiosi che fermati a monte venivano raccolti ed utilizzati per murature ed edilizia, mentre il tratto finale dell’Entella era navigabile con profondità varia sino ad un paio di metri da sponda a sponda. Certamente prima del 1800 la città era edificata molto distante dal suo letto, e il verde boschivo ornava il percorso sino al mare. Tempi e situazione che non torneranno mai più, perché oggi viviamo una ben diversa situazione, come cementificazione nelle aree golenali, argini in cemento o massi, strozzature ed allungamento dei pennelli in mare. Tutto l’insieme impedisce di risolvere la questione rispettando i canoni ambientali, gioco forza ci si deve tappare il naso ed accettare compromessi, ma ora è giunto il momento per risolvere il “Problema Entella” e SALVARE LE CITTA’.
Umberto Righi Presidente ASD FIMA Chiavari

Alluvione di Chiavari, via Entella

Fiume Entella, aree a rischio alluvione.