Published On: Mar, Ago 13th, 2013

Lettera aperta al dott. Bono, amministratore delegato di Fincantieri

Pubblichiamo la lettera aperta all’amministratore delegato di Fincantieri, dottor Bono, da parte di un nostro collaboratore, che su Tigullio News ha inviato oltre un anno fa un testo dal titolo significativo “Il cantiere era il sogno dei bambini rivani“.
Il tema proposto da Marco Raggi è ineludibile (e sorprende che la stampa locale non l’abbia ripreso): si assumono stranieri sottopagati, mentre gli italiani vengo (sotto)pagati o per niente pagati per restare a casa. La sola soluzione è ridurre il costo del lavoro. In questo modo le aziende italiane tornerebbero a trovare più vantaggioso assumere dipendenti che abitano e sono nati a pochi chilometri dal cantiere. Girerebbe di nuovo più denaro nella nazione, e il Pil tornerebbe a salire. Ma questa cosa non viene fatta. Perché?

LETTERA APERTA
Anche questo ciclo lavorativo è finito. Tre mesi più sei di rinnovo e poi a casa. Una ruota della “sfortuna” che gira sempre nello stessa direzione e si ferma sempre sulle stesse caselle. Avevo scritto un gran bell’articolo due anni orsono, lo avevo scritto durante quel periodo nel quale la portineria dello stabilimento era stata bloccata dagli operai per scongiurarne la chiusura. Anche io da “esterno” ho vissuto quel momento insieme agli  operai , insieme alla cittadinanza e ai sindacati. Mi sembrava giusto, nel mio piccolo, essere solidale sia con tutti i miei amici che fortunatamente sono entrati in Cantiere e allo stesso tempo difendere quello stabilimento che nel mio articolo chiamai: ” Il sogno dei bambini”. In quelle righe inneggiavo la Fincantieri, raccontavo le emozioni che diede a noi piccoli (ahimè una volta ) Rivani vedendo i vari o visitando la fabbrica. Raccontavo la fortuna di avere uno stabilimento proprio a due passi da casa con  la speranza che un domani chissà.. io come tanti nella mia situazione, avrebbero potuto trovare rifugio durante gli anni mancanti alla pensione o perlomeno temporaneamente per sbarcare il lunario in attesa di tempi migliori. Adesso mi rendo conto che quell’articolo è scaduto, come il contratto di molti che si ritrovano davanti alla portineria per chiedere se c’è la possibilità di entrare con qualche ditta anche per pochi mesi, anche uno solo, nell’attesa che si sblocchi qualcosa. La verità è che qualcosa ogni tanto si sblocca, ma non sicuramente per noi del posto. A volte, quando insieme a tanti altri disoccupati in attesa di un colpo di fortuna  mi piazzo davanti alla portineria per chiedere : « Avete bisogno ? Abito qui vicino ! Anche per pochi mesi !», io chiudo gli occhi e ricordo quando con mio nonno, sulla spiaggia, trovavamo le conchiglie e lui mi diceva « Appoggia l’orecchio sulla conchiglia e ti sembrerà di essere su un isolotto abbracciato dal mare ». La stessa cosa la faccio adesso:  chiudo gli occhi e ascoltando le voci degli operai che entrano ed escono, sembra di non essere più a Riva e purtroppo nemmeno in Italia. Quello che magicamente si sente, è solo un purpurì di lingue ed accenti che fanno viaggiare la mente nei più svariati Paesi del Mondo. Quell’insopportabile cadenza Rivana o Sestrina non si sente più o, se esiste ancora, probabilmente è sormontata dalla maggioranza di quelle straniere. Il diritto al lavoro è universale , prioritario, sopra ad ogni altra cosa. Il lavoro dà benessere non solo a chi lavora. Il lavoro di una persona sola crea ricchezza a molti. Crea ricchezza quando a fine mese si va a pagare l’affitto, quando ogni giorno si va a comprare nel negozietto sotto casa che senza la tua spesa chiuderebbe i battenti. Fa ” girare” l’economia quando con i pochi risparmi riesci a fare una piccola vacanza alloggiando in uno di quegli alberghi che, senza il tuo contributo, potrebbe fallire. L’economia non decolla dividendo l’affitto in dieci persone, mangiando quanto basta per sopravvivere e spedendo il rimanente della busta fuori dai confini. Inspiegabile e allarmante è la questione pensionamenti; novanta unità solo l’anno scorso senza nessuna assunzione e questo anno sarà la stessa cosa; molti che escono e nessuno che rimpiazza.  Operai diretti, mariti e padri di famiglia, che si vedono messi per mesi in cassa integrazione a 800 Euro , mentre il loro stesso lavoro viene svolto inspiegabilmente ( almeno per me ) dalle ditte a paga conglobata. Una volta vigeva anche il segreto militare. Ricordo quando era assolutamente proibito entrare in fabbrica con una macchina fotografica e quando ogni settimana si bruciavano i disegni navali per evitare che cadessero in mani sbagliate. Ricordo anche che, per lo stesso motivo, sulle costruzioni militari non erano assolutamente ammessi operai stranieri per paura di trafugamento di informazioni sensibili . Adesso quel senso di segreto lo dà solo il filo spinato che circonda i muraglioni di cinta; ed è raccapricciante che noi, cresciuti col “corno” ed in mezzo a quelle migliaia di tute blu, siamo dalla parte sbagliata di quel muro.

Marco Raggi 13/08/2013

Varo della FREMM Margottini

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