Published On: Ven, Mar 17th, 2017

L’Europa fu fatta nascere per incatenarla meglio. Il mondo e il caffé vietnamita

La verità fa male, e “la situazione è grave ma non seria”, come diceva Ennio Flaiano negli anni ’50. Non si può non essere europeisti, sognare -a torto- addirittura un Impero centrale modellato sul Barbarossa, e quindi inviso alle piccole nazioni, come il principe tedesco lo fu per i comuni italiani, ma glorioso nel mondo. Oppure sognare -a ragione- un continente di peace & love, dove il latte scorre a fiumi e si guadagna senza lavorare perché ci sono 7 domeniche ogni settimana…
Però la verità non va nascosta da stampa, politica e magistratura, i tre poteri che dominano l’Occidente. Ecco ciò che andrebbe detto chiaramente ai popoli del Barbarossa:

L’Unione Europea è stata creata appositamente per incatenare il Vecchio Mondo -culla delle guerre più selvagge della storia – legando i paesi che la compongono con lacci economici e amministrativi, di modo che la smettessero di minacciare il mondo intero con le loro liti. Ha funzionato.
La seconda verità da dire sarebbe questa: mentre l’Europa è rimasta prosperosamente ferma, il resto del globo si è trasformato sia economicamente sia dal punto di vista delle politiche pubbliche (più snelle che nei Paesi del Barbarossa) sia dal punto di vista urbanistico: ovunque si costruiscono ferrovie TAV, strade, ponti, autostrade sotto il mare, ovunque si liberalizza, e si realizzano centri finanziari in città che sembrano delle Next York. 

Ça change – tutto cambia (Testo di James Hansen – Real Geopolitics)
Il giornalismo si basa sulla cronaca, sul “fatto del giorno”. L’informazione che riceviamo dal resto del mondo si basa per lo più sui momenti di crisi. Ma i cambiamenti decisivi sono sempre più lenti e invisibili della cronaca.
Gli americani sono in guerra contro il “terrorismo globale” da oltre quindici anni. Nel 2001 il Dipartimento di Stato Usa ha contato 348 attacchi terroristici in tutto il mondo, nel 2015 ben 11.774.
Se gli Stati Uniti stanno conducendo una “Global War on Terror”, la stiano sicuramente perdendo.
Tra le borse più “performanti” al mondo si trova—da anni—quella di Karachi, il Pakistan Stock Exchange (PSX). L’anno scorso il suo KSE100 “benchmark index” è cresciuto del 43,05%.
Tra il 2009 e il 2015 la Borsa pakistana è cresciuta mediamente del 26% all’anno in dollari Usa.
Il secondo paese al mondo per la produzione del caffè—dopo il Brasile—è il Vietnam. Nel 1980 ne
esportava un totale di 77mila “sacchi. Nei dodici mesi della stagione tra il 2015 e il 2016 il Vietnam ne ha esportato oltre 27,5 milioni di sacchi da 60 kg. Il 18% di tutto il caffè bevuto sulla Terra è vietnamita.
L’India ha un programma spaziale di tutto rispetto e manda con successo le sue sonde su Marte. Sta costruendo cinque sottomarini nucleari per insegnare un po’ di rispetto ai cinesi, che hanno da qualche tempo preso a pattugliare le acque indiane in maniera un tantino troppo aggressiva, o almeno troppo vistosa. Quella dell’India è la quarta economia del mondo e se lo possono permettere.
La Russia di Putin terrorizza l’Occidente: almeno l’Occidente europeo, culturalmente abituato da secoli
—non decenni—all’idea dell’orso russo che “incombe” a Nord. Gli americani invece se ne curano così
poco che si permettono di usare la Russia come una sorta di uomo di paglia per i loro giochi interni.
Da tempo la Russia è ridotta a potenza regionale e allarma sul serio solo i suoi vicini. Non tutti però. La Cina erode, velocemente, l’influenza e la presenza russa nell’Asia Centrale, negli “…stan” ex Sovietici: Kazakhstan, Kyrgyzstan, Uzbekistan, Tajikistan e Turkmenistan, principalmente attraverso la
penetrazione delle loro economie [sistema applicato anche dalla Germania, ndr]. Il PIL cinese (PPP, per valore d’acquisto) nel 2016 è stato il maggiore del mondo, superiore a quello degli Usa e anche a quello dell’intera Unione Europea.
È una questione di soldi. Il PIL russo cala da anni e per il 2016 è stato calcolato in $3,75 trilioni (sempre PPP), meno di quello tedesco, più di quello del Brasile. Sono tanti soldi, ma non permettono di condurre simultaneamente guerrette in Ucraina e in Siria e poi, a tempo perso, sfidare Cina e Stati Uniti.
A ragionare sulle sorti del mondo con la visione semplificata degli affari internazionali assorbita dalla distratta lettura dei giornali o dai notiziari televisivi è pericoloso—non per l’incapacità o la malafede dei giornalisti. È che sono pagati per fornire sommi capi, per saltare di “cima in cima”, trascurando le ampie vallate in mezzo finché non scoppi qualcosa.
Arriviamo infine ai dati: l’evoluzione del PIL per capita in alcune nazioni, qui di seguito (fonte World Bank), smentisce chi dice che la tecnologia ha distrutto l’Occidente e ha prodotto disoccupazione in Italia (come afferma un sociologo del lavoro). Infatti forse l’Irlanda (+71% nel periodo 1995-2014) e il Regno Unito (+31%) o Israele (+38%) sono al medioevo tecnologico rispetto all’Italia (+5% in 19 anni…)?