Published On: Ven, Nov 29th, 2013

Liberarsi dal Gulag della politica e tornare alla vita, il dopo SB

La lunga odissea sulla decadenza di Berlusconi potrebbe segnare il momento in cui gli italiani si accorgono di avere gli occhi ricoperti di fango, lo levano e riaprono gli occhi.
In una giornata è stato superato il milione di volte in cui, sui canali tv, è stato pronunciato il nome di SB.
Non interessa se pro, contro o “Non so”.
La “Società dello Spettacolo” era una profezia creata da un gruppo di ubriaconi franco-belgi-scandinavi, originati da matrici libertarie e di sinistra, ma che avevano capito fin dai primi anni ’60 che partiti, partitini e movimenti politici, congiunti carnalmente e ideologicamente con stampa, tv, cinema etc., avrebbero sepolto la civiltà così come la conoscevamo.
L’Europa –uscita dall’incubo nazifascista, e dominata per metà dal giogo sovietico-, stava aprendo le danze di una nuova forma di dittatura, ricca di buone leggi “per” e non “contro” il popolo. Una democrazia totale e forse totalitaria: politicamente corretta, invisibilmente regressista e carceraria.
Il successivo matrimonio di politica e media con la universalizzazione della giurisprudenza stava per disegnare il nuovo volto kafkiano dell’Occidente: così tanto regolato da leggi e regole da soffocare la vita stessa.
Dopo il ciclone “Decadenza di SB” dovrebbe evidenziarsi, per chi riesce a liberarsi dalla catena negriera dei telecomandi, dei mouse, degli smartphone, che siamo sepolti da un mare di Nulla, di chiacchiere vuote, insulse, assurde. Ci hanno vietato di vivere, di parlare, di guardare, di sognare (cos’è la tv se non un sogno imposto e accettato, un nuovo Contratto Sociale, picnolessico, in cui si vieta il formarsi di immagini mentali, di attori, di volti, di scenari, come avviene quando si ascolta qualcuno –finalmente!- parlare, dire, dirsi. Quando si legge un romanzo, si “vedono” i personaggi. Si pensa, non si “vede” e basta.
Riprendere la propria vita, guardarla attraverso lo Specchio di Alice, guardare il cielo. Uscire dal rumore di fondo, immaginare orizzonti nuovi, pensieri nuovi, volti nuovi. La vita non è Santanché, non è Cuperlo, Grillo, Casini… Attori prestati alla politica e politici prestati alla comunicazione persuasiva. La politica è amministrazione, non altro.
Vivere, lasciare vivere. Respirare, traguardare il tempo, camminare senza sneakers, senza l’ossessione salutista e il cronometro in mano. Vivere, lasciare vivere. Tornare ad amare, smettere di inveire, e smettere di subire il triplice esercito di argilla formato da media, politica, e iper-regolamentazione. Tornare liberi: scoprire di stare abitando in un Gulag amabile ma carcerario, e fuggire dalla Siberia.

Gulag map1

Displaying 1 Comments
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  1. virginia woolf ha detto:

    ottimo articolo paolo, ottimo…..servisse a qualcosa!

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