Published On: Gio, Nov 20th, 2014

Miniere di Libiola: discarica comunale abusiva?

Molto si è sussurrato sulla discarica comunale di Libiola. Dal 1972 al 1986 le gallerie delle vecchie miniere di rame e manganese poste nel Comune di Sestri Levante diventarono una discarica. Si è parlato -a torto o ragione- di rifiuti tossici, provenienti dall’Acna di Cengio (quella di Seveso), di scorie Enel, di residui chimici Montedison. A questo proposito leggere in fondo all’articolo quanto scrisse a suo tempo la Casa della Legalità e della Cultura.

Questa mattina con una conferenza stampa il consigliere Marco Conti (Popolo per Sestri) ha ricostruito le ultime vicende, che rischiano di essere clamorose per le loro implicazioni.
La proprietà, che potrebbe costruire case e un sito turistico vicino al posto (che ha un vincolo archeologico), “Invita e chiede” al Comune la rimozione di tutto il materiale depositato dal 1972 al 1986, riservandosi la facoltà di intraprendere “azioni giudiziarie sia civili sia penali nei confronti del Comune di Sestri Levante“.

Il Comune risponde tramite l’ingegnere Nebbia: “Gli smaltimenti in quei tempi erano ammissibili e ciò è attestato dal permesso rilasciato dalla Guardia Forestale in data 10.02.1973″. In quanto alla spazzatura “è ormai mineralizzata” mentre dalle analisi ARPAL “non si riscontra alcuna influenza di quanto a suo tempo depositato“.

Risponde a sua volta la Agricola Libiola Srl di Milano, attuale proprietaria del sito, rilanciando così:
Non esiste nessun documento, forma di pagamento o altro comprovante un eventuale accordo tra il Comune di Sestri Levante e la Società Agricola Libiola srl, relativo all’utilizzo del sito come discarica pubblica tra il 1972 e il 1986“.

Lo smaltimento dei rifiuti della città avvenne senza “qualsiasi licenza conferita dalle autorità preposte atta allo smaltimento…”

Inoltre i lavori necessari al successivo smaltimento, trattamento dei rifiuti, controllo delle acque, tombinatura etc. non vennero mai eseguiti. Infine: “La discarica non fu mai dichiarata ufficialmente operativa in quanto mancante dei presupposti indicati vincolanti“…

In pratica si tratterebbe -secondo il proprietario dei terreni- di un caso abnorme, in cui un Comune avrebbe realizzato una discarica abusiva senza pagare la proprietà né eseguire bonifiche o controlli approfonditi (visto che incombono pesanti voci sul conferimento di materiale tossico contenuto in fusti).

Perché si tratta di una discarica abusiva?
Secondo la proprietà (documento di 4 giorni fa), un documento presente in Regione certifica che il Comune di Sestri Levante fino al 1986 conferì i rifiuti urbani in un mappale (la miniera) diverso da quelli indicati nel suo stesso Piano Urbanistico…

E’ proprio questo il punto su cui si concentra la proprietà, la quale con ciò intende anche mallevarsi da responsabilità.

Ricorda il consigliere Conti che nel 2004 venne avviato un piano di bonifica regionale, che riguardava tra le altre la discarica di Pitelli a La Spezia, poi sequestrata dalla Magistratura. Pitelli era ugualmente sospettata di essere deposito occulto di materiale tossico, e fu gestita tra l’altro da una famiglia indiziata di collegamenti con la malavita.

Il piano di bonifica riguardava L’ACNA di Cengio, la discarica Pitelli, le acciaierie di Cornigliano e la famigerata Stoppani Spa.
Tuttavia Pitelli e Libiola furono derubricati in quanto non erano stati forniti gli elementi relativi alla gradazione di rischio.

Sestri ha tra l’altro una lunga storia di discariche “montane” -più o meno note- legate ai residui utilizzati dall’acciaieria e dal tubificio FIT, ora chiuso.
Certo ora è il momento di chiudere la questione, verificando la reale presenza di fusti tossici, andando a una pacificazione con la proprietà etc., anche perché Libiola è un sito molto bello e unico, che merita e deve avere uno sviluppo turistico adeguato.

 

RIFIUTI CONNECTION LIGURE, 40.000 FUSTI TOSSICI, MINIERA DI LIBIOLA

(Testo tratto da Casa della legalità e della cultura (digitare Libiola nella casella di ricerca per avere tutto il testo)

Qualcuno ha ben pensato di usarla come discarica di rifiuti urbani e speciali, come se nulla fosse. Eppure si è in presenza non solo di km e km di gallerie ma anche di molteplici rivi di acque dolci che passano e scendono a valle, nel bacino del torrente Gromolo, arrivando a quel mare della felice località turistica.

Questa è una delle sede su cui si ipotizza (anche in considerazione dell’ampiezza) possano anche essere finiti quei 40 mila fusti tossico-nocivi della prima Rifiuti Connection Ligure. Il Wwf la indicò con fermezza davanti alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sui Rifiuti.
E qui ci possono essere tranquillamente anche parti delle ceneri delle centrali Enel smaltite illecitamente, anche considerando che nel passato gli Amministratori della Regione Liguria ipotizzarono di utilizzarla proprio per le ceneri del carbone.

E così potrebbero esserci finite anche parte delle terre della “bonifica” di Seveso, visto che i camion, dopo il sequestro della discarica di Pitelli e della piattaforma che serviva a caricare le navi dei veleni dal Porto di La Spezia, venivano dirottati verso il Tigullio e verso Garlasco, la terra dell’Ing. Giorgio Comerio. E che il Tigullio fosse terra dove le organizzazioni mafiose gestissero certi traffici era risaputo, visti gli appalti e incarichi che avevano ad esempio i Nucera ed Italia 90… e considerando che nel Tigullio vi è la sede anche di uno dei “locali” storicamente accertati della ‘ndrangheta.

Nella parte alta, quella che è stata riempita con camionate di rifiuti che scaricavano dall’alto, quando ci si passa sembra di camminare su una “bolla” e tra quanto emerge dal terreno, oltre a sacchetti di plastica e materiale ferroso, spuntano anche ossa. A valle vi è la vecchia palazzina della Miniera, in parte demolita ma con all’interno detriti edili abbandonati con cui, chi ha trovato qui un “rifugio”, convive senza problemi.

La Regione sapeva, la Provincia di Genova anche, e così sanno i Comuni della zona, a partire dal Comune di Sestri Levante… e sanno anche di tutto questo alla Procura di Chiavari (a meno che non siano completamente in sonno) ma nulla si è mosso. Le Pubbliche Amministrazioni che, con i Sindaci, dovrebbero tutelare il territorio e la salute dei cittadini, erano riusciti a giustificare anche l’amianto sulla spiaggia di Sant’Anna, figuriamoci su questa vecchia Miniera…

Un poco di storia

Dopo essere state un importante sito minerario nella preistoria e nell’epoca romana e medievale, le miniere di Libiola furono riscoperte nel periodo del Risorgimento, quando due mazziniani fuggiti da Roma quando la Repubblica Romana era stata ripresa dal Vaticano, ripararono nel Tigullio mazziniano. Furono loro a riscoprire le miniere e a parlarne agli inglesi (tutori del Risorgimento) che operavano a Genova. Nacque così la Libiola Mining company, che cedette la proprietà nel 1948 alla MISA Spa (Manganesifera italiana). L’estrazione terminò a inizio anni ’60, quando il sito passò alla Montedison (azienda chimica di Stato), che non si sa come e perché utilizzò il sito.

 

acque inquinate che fuoriescono dalle miniere di Libiola

Un ingresso della miniera di Libiola

Acqua blu, Libiola

Acqua blu, Libiola

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