Published On: Gio, Feb 9th, 2017

Liguria e lavoro, è crisi per le aziende

Rimettere in piedi il mercato del lavoro. Una speranza, una promessa, a volte un imperativo. Di sicuro un sogno che l’Italia per il momento non è ancora riuscita a realizzare. Nonostante i diversi tentativi e le proposte portate avanti dai diversi governi. L’ultimo cambiamento è stato portato dall’avvento dei voucher, un modo per alzare il tasso di occupazione senza gravare troppo sui capi delle aziende.

La disoccupazione è leggermente diminuita negli ultimi tre anni, passando dal 13,1% dell’ottobre 2013 all’11,6% dell’ottobre 2016. Il dato più positivo che emerge dal report annuale pubblicato su Jobberone arriva però da quella giovanile, che si attesta sul 36,4%. Certo una delle più alte d’Europa, ma la base di partenza di pochi anni fa era del 43%. Allo stesso tempo si è registrato un aumento dei contratti a tempo indeterminato firmati nel 2016: circa 60.000, più di quanti siano terminati. Quest’ultima statistica deve però essere presa con le pinze. Per le aziende assumere a tempo indeterminato è stato più semplice con le decontribuzioni: da quando queste sono terminate il trend è tornato a puntare verso il basso. Con la conseguenza di far impennare il mercato dei voucher, cresciuto del 32% rispetto al 2015.

La situazione nazionale è quindi fortemente contraddittoria. Se da una parte l’occupazione è in aumento e la disoccupazione in diminuzione, le aziende stanno vivendo un periodo difficile. Il risultato finale è dato da fallimenti, fusioni e perdita di posti di lavoro. Non fa eccezione la Liguria, che nel complesso si mantiene all’interno della media nazionale. Il settore delle imprese conosce numeri da brividi. Negli ultimi tre anni il numero complessivo è diminuito di più di 3.000 unità, ridimensionando l’economia regionale. La sofferenza maggiore arriva però dal commercio, in costante crisi. Soltanto nei primi sei mesi del 2016 la differenza tra registrazioni e chiusure è stata di 727 a favore di queste ultime. Ogni mese il saldo negativo è di circa 121 imprese, con un calo preoccupante soprattutto per le imprese giovanili (-2,9%). Se il mercato locale non vive momenti felici, le imprese straniere trovano il modo di rilanciarsi. Ormai sfiorano quota 18.000, 3,7% rispetto a metà 2015.

Secondo gli ultimi dati Istat, l’ultimo periodo ha fatto registrare in Liguria un aumento sia degli occupati sia dei disoccupati. Come è possibile? La diminuzione drastica degli inattivi ha inserito nuove persone nel mercato del lavoro. Non tutti hanno trovato la loro sistemazione, ma il segnale può essere inteso positivo. Quanto meno la presenza di più persone che non rinunciano a cercare di guadagnare uno stipendio per le numerose difficoltà esprime una sorta di ottimismo impensabile pochi anni fa. In questo modo il primo semestre 2016 ha visto 6.000 occupati in più in Liguria rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I disoccupati sono passati dal 10,1 al 10,8%, per una combinazione dei motivi citati in precedenza. Il dato che invita a sorridere riguarda i contratti a tempo indeterminato, 341.000 in più rispetto a prima. Tantissimi, troppi per essere ignorati nell’analisi dell’economia regionale.

Nell’epoca dei voucher, per di più. Bisogna vedere quanto questo sistema possa durare senza rischiare il collasso, che può essere in qualche modo prevedibile. Non tutti i potenziali lavoratori sono entusiasti all’idea di lavorare in cambio dei buoni. Per il momento si accetta la situazione come temporanea, ma una piena coscienza del momento storico del lavoro può cambiare la sua percezione da parte dei lavoratori stessi.

Lavoratori davanti ad una sede dell’INPS ANSA / CIRO FUSCO