Published On: Mer, Lug 3rd, 2019

Limitazioni per il verderame e altri prodotti per orti e giardini. Una legge inutile: gli orti vanno incentivati, non burocratizzati

Ecco un incentivo ulteriore all’abbandono delle campagne.
Siamo decadenti e recessivi. Cose da uomini delle caverne, o peggio.
Questa mattina, in un supermercatino di Varese Ligure (Appennino, nella biologica val di Vara), l’anziano proprietario ha detto che i produttori di miele stanno per arrendersi in massa. Le api non riescono più a fare il miele. A Primavera il tempo è infame da due anni a passa, e quando il clima migliora e spuntano i fiori fa troppo caldo e le api non escono dalle arnie.
Per giunta, non si può più fare il formaggio, se non si è una multinazionale galattica.

Così addio al formaggio “brutto ma buono”, che è una vera bontà…
E addio alla farina di castagne… I giovani non hanno più le terre, e fare solo il miele o altro non rende…
Si stanno perdendo un sacco di mestieri“, ha concluso il gestore del market.

Di conseguenza, oggi tornando a casa in auto, dicevamo che -anche per colpa della UE- stanno bloccando tutta l’agricoltura non industriale.
Sarebbe invece giusto incentivare gli orti, e anzi, converrebbe, per un sindaco assennato, imporre come onere di urbanizzazione per le nuove case un orto per ogni appartamentino. Come a Londra, dove le case hanno il loro backyard, a prato o con un orticello.

E invece oggi pomeriggio mi arriva un comunicato con una notizia che denota la tendenza a iperlegiferare…
Il decreto in oggetto impone piccole quantità per i non professionisti, ma sembra soprattutto preludere uno stop alla libera coltivazione di orti e giardini. La tendenza è l’obbligo di diventare professionista qualificato e aggiornato, anche per il tuo giardinetto.

E’ questo l’aspetto nascosto dietro il decreto 33/2018.
Si noti che gli agricoltori per millenni non hanno fatto corsi di aggiornamento, producendo cibo più sano di quello attuale. E non si pensi all’uso improprio di diserbanti: qui si parla anche di Verderame o di zolfo, che si usano da secoli per i pomodori, le zucchine etc., prodotti che non hanno bisogno di laurea per essere usati con un minimo di attenzione.
Invece, ti impongono di essere idiota e incapace di intendere e volere. A Londra la patente dura decine di anni, perché si pensa che un cittadino “normale” trovi indispensabile andare da solo e di corsa da un oculista, se non ci vede più.
In Olanda tolgono i semafori, e gli incidenti diminuiscono, il consumo di carburante cala.
Noi? Siamo ormai da secoli USI AD UBBIDIR TACENDO e
nell’era dei social media, amiamo essere idiotizzati.
Quindi, in prospettiva tra qualche anno, se hai 10 metri di giardino e vuoi dare un olio contro i pidocchi delle rose, dovrai: a) fare un corso; b) diventare “professionista”.
Invece non si muove un dito contro l’emergenza della plastica nelle campagna: sacchetti, legacci per l’orto, contenitori di polistirolo e plastica: tutto resta a terra: si zappa erba, terra e plastica. E nessuno muove un neurone.

Un milione e duecento mila hobbisti italiani rischiano di non poter più esercitare la loro passione di per l’orto e il giardino. Dal 2 maggio 2020 non saranno infatti più autorizzati ad acquistare anche minime dosi di fitofarmaci o prodotti per trattamenti, inclusi il verde rame e lo zolfo. Compag – la federazione delle rivendite agrarie – per voce del suo Presidente Fabio Manara chiede al Ministero della Salute di agire rapidamente per evitare l’abbandono di terreni e altre gravi conseguenze.

COMUNICATO STAMPA
Agrofarmaci. Il Ministero della Salute ascolti gli operatori: formazione e maggiore flessibilità sui prodotti destinati agli utilizzatori non professionali.

Si avvicina a grandi passi la data del 2 maggio 2020, scadenza prevista dal decreto 33/2018 sui prodotti fitosanitari destinati agli utilizzatori non professionali come termine del periodo transitorio oltre il quale non sarà più possibile immettere sul mercato prodotti che non risponderanno pienamente ai requisiti dell’allegato tecnico del decreto stesso, ovvero più del 90% dei prodotti attualmente disponibili compresi i prodotti ammessi in agricoltura biologica (verde rame e zolfo). Una misura che comporterà la perdita di un enorme patrimonio economico e culturale in Italia, Paese in cui gli hobbisti – gli appassionati di giardinaggio e piccola orto-frutticoltura non destinata alla commercializzazione – ammontano a 1.200.000 e che con la loro attività agricola amatoriale su superfici limitate (da poche decine a qualche migliaio di metri quadrati) svolgono un’importante funzione di conservazione del territorio agricolo in un Paese sempre più urbanizzato. Un’attività fondamentale, svolta con grande passione e dedizione, prevalentemente nel tempo libero, che richiede il riordino dei terreni e la regimazione delle acque a vantaggio dell’intera comunità. Un’attività dal valore inestimabile che, comportando l’impiego di agrofarmaci per un valore complessivo di 93.600.000 €, è destinata a soffrire – se non sparire – con l’approssimarsi della data fatidica del 2 maggio 2020. Sulla base del decreto 33/2018, infatti, per continuare a dedicarsi al proprio hobby, gli utilizzatori non professionali (che notoriamente necessitano di quantità ridotte di fitofarmaci, ma anche di un ventaglio di scelta molto ampio, essendo molto varia la tipologia di coltivazioni a cui si dedicano) sarebbero costretti ad acquisire il certificato di abilitazione all’acquisto e all’utilizzo dei prodotti per utilizzatori professionali (abilitazione ad oggi posseduta da solo 350.000 soggetti in Italia) o a trovare espedienti alternativi perché, a partire dalla data di piena applicazione del decreto, la quantità di prodotti fitosanitari disponibili verrà ridotta drasticamente. Si tratta chiaramente di una misura adottata esclusivamente allo scopo di tutelare la salute degli utilizzatori “meno preparati” ma che, al contrario, è destinata a tradursi nell’acquisto “incontrollato” dei prodotti tramite siti online, vanificando il tentativo di riduzione del rischio.

La soluzione è semplice – sostiene Compag, la Federazione italiana delle rivendite agrarie, ma va adottata immediatamente: va rivisto l’allegato tecnico al decreto n. 33 del 22 gennaio 2018 in modo che la disponibilità di prodotti destinati ad utilizzatori non professionali venga limitata in modo meno significativo, consentendo l’utilizzo di prodotti che richiedano il semplice impiego di dispositivi di protezione individuale quali guanti di gomma, grembiuli di protezione, stivali. È quanto mai urgente – aggiunge Fabio Manara, Presidente di Compag – organizzare corsi di formazione sulla prevenzione che abilitino all’acquisto e all’uso dei prodotti attualmente consentiti transitoriamente in deroga alle disposizioni del decreto 33/2018.

La data termine è vicina e il valore economico e sociale della perdita che superficialità e inerzia comporterebbero è enorme. Il Ministero della Salute intervenga rapidamente per scongiurare l’ennesima tragedia all’italiana… www.compag.org

Orti e giardini: verso l’abbandono del presidio della terra