Published On: Ven, Mar 9th, 2018

L’Italia post elezioni. I mutamenti inavvertiti e la fine delle vacche da mungere

Appunti in un Paese al bivio

MASSE
Le masse sono state educate a considerare lo Stato in due modi -opposti o simultanei: come un nemico col quale è lecito barare, e/o come una vacca da mungere.

Quelli che hanno imparato a barare possono aspirare a cambiare il proprio status sociale.
Speranza più difficile per gli altri, che considerano lo Stato come vacca da mungere e il Partito come una Centrale del latte.

Quella condizione è mutata per due cause:
a) la demografia e l’invecchiamento della popolazione nei Paesi a industrializzazione digitale;
b) la crisi economica che ha posto fine a decenni di crescita continua.

In entrambi i mutamenti è stato messo in crisi il welfare, che rendeva possibile la sopravvivenza nel sistema del governo di tutela, e che implicava la totemizzazione dello Stato come vacca-da-mungere e come vacca-sacra intangibile per gli elettori, mettendo così tra parentesi l’essenza delle democrazie liberali, che dovrebbero considerare lo Stato come il risultato di un patto in costante evoluzione tra individui autoresponsabili.

Quando è arrivato il futuro coi suoi nodi, i cittadini se la sono presa con la politica, ex classe sacerdotale intoccabile che distribuiva il latte della vacca-da-mungere.

La centralità papale dei partiti è andata in crisi ovunque, mentre si proponeva come unico modello vincente quello populista, che sale al potere col voto, grazie al ruolo della stampa e del web (divenuti centro di comunicazione delle masse). I partiti populisti vincenti hanno uno schema autoritario, da Trump fino alle dittature multiforme: in Cina, Russia, Turchia…

La manipolazione delle masse è fondamentale, come lo fu il binomio stampa-radio nel periodo delle dittature europee del Novecento. Lo schema è molto simile: si dovrebbe leggere Ortega y Gasset (La ribellione delle masse, 1930), Eric Hoffer (Il vero credente -Sulla natura del fanatismo di massa, 1951)

Hoffer scrive: –Aderiamo a un movimento di massa per fuggire dalla responsabilità individuale o, per citare un giovane nazista infervorato, “Per essere liberi dalla libertà”-.
Aggiungo: “per essere liberi dalla responsabilità individuale”.
Per Hoffer “Perfino i movimenti di massa sorti in nome dell’emancipazione da un ordine oppressivo non si fanno promotori della libertà individuale una volta consolidatisi”. Vedi le cosiddette Primavere arabe…

I movimenti di massa si dividono in radicali e reazionari “Entrambi provano disgusto per il presente, lo considerano un’aberrazione… Il radical coltiva una fede appassionata per l’infinita perfettibilità della natura umana, spinge verso il futuro”, e in questo modo allontana dalle miserie del presente ricorrendo -come il reazionario- all’eterno ritorno di un paradiso terrestre.

L’odio è il migliore agente unificante”: date in pasto al popolo qualcuno da odiare, e il popolo vi amerà. Heine sostiene che l’odio universale riesce là dove fallisce l’amore cristiano

Si odia l’altro per non odiare se stessi, per non commisurarsi coi propri fallimenti.

ITALIA: IL NODO ATTORNO AL QUALE SIAMO ATTORCIGLIATI
L’Italia non riesce a liberarsi -come i nostalgici della Germania dell’Est- della memoria dell’età catto/fascio/sovietica del “Lavoro garantito per tutti”, un sistema in cui le masse avevano accesso al lavoro in fabbriche ingigantite dalle sovvenzioni e dall’inflazione. Il Terziario era ingigantito in maniera anche superiore (il settore “statale” ma non solo quello). Il criterio base era un patto di scambio tra lavoro assegnato e il voto garantito ai partiti di riferimento, ma l’accesso al lavoro non era affatto universale, e per giunta vi erano paghe e condizioni di lavoro peggiori rispetto a quelle di altre nazioni.
La globalizzazione, la fine del supporto americano dopo la Caduta del Muro, e l’invecchiamento inarrestabile della popolazione hanno distrutto un sistema comunque non autosufficiente.

Tuttavia quel sistema viene difeso dalla quasi totalità degli italiani, nonostante abbia fallito già prima della crisi del 2008 (era sopravvissuto grazie all’indebitamento dello Stato e alle condizioni politiche internazionali pre Caduta del Muro).
Nessuno -a quanto sembra- vuole abbandonare nei fatti (a parole tutti) il sistema crollato nel 1989. Nessuno si rende conto che quel mondo è finito da un pezzo. E’ questo il nodo attorno al quale siamo attorcigliati.

LA SCUOLA IERI E OGGI
Nel sistema di tutela “universale”, gli studenti delle “classi deboli” potevano accedere all’università come avveniva nei Paesi dell’Est. Nelle altre nazioni più liberali in precedenza l’accesso agli studi era reso possibile da una maggiore ricchezza e mobilità nella ricerca di lavoro, e oggi da un supporto alle famiglie meno abbienti che prevede il “Prestito d’onore allo studente”.
In Italia le famiglie riuscivano comunque a far compiere gli studi, ma a prezzo di un indebitamento generale dello Stato, e con la conseguenza che le scuole (come le fabbriche) non avevano più i capitali per progredire culturalmente e tecnologicamente: tutto il denaro serviva per gli stipendi e le strutture, senza investimenti né miglioramenti per il sistema.

Conseguenza: gli studenti “poveri” potevano accedere all’università, ma quasi mai diventavano “classe dirigente”.

Oggi i confini sono più netti ancora: al liceo classico -l’unico in grado di trasmettere culture e amore per le culture- vanno quasi soltanto i figli di chi è già “classe dirigente”, o di chi (sono sempre di meno) è classe intelligente e acculturata. Quasi tutti gli altri rinunciano, per motivi culturali o economici, ma si sentono tagliati fuori dalla possibilità di migliorare la condizione familiare.

DINAMISMO SOCIALE OGGI
Non c’è dinamismo sociale se non per mezzo delle buone idee di business, ma con ostacoli che sono cresciuti a dismisura dopo la crisi: aprire un’attività redditizia non è più redditizio, a causa di una crescente burocrazia, del costo degli affitti, delle tasse, del costo del lavoro.
Questa situazione è tollerabile da coloro che hanno pensioni o redditi garantiti.
Per gli altri, non sufficientemente stipendiati o non dotati di proprietà ereditate, il trovare lavoro, comprare casa, fare figli e mantenerli, sostenere gli anziani non autosufficienti, è insostenibile.
Come garantire il sostegno a chi deve sostenere figli e genitori malati insieme?

Ed è insostenibile anche per le partite Iva, alle quali nessun partito offre un futuro: la piccola partita iva è il proletariato attuale (senza figli): non ha la minima garanzia, è senza mutua, senza pensione, con l’incubo delle bollette e delle tasse, è condannata a pagare senza ottenere servizi in cambio. Un giornalista a partita iva che guadagni 5000 euro annui (sono la maggioranza) è condannato a pagare all’Ordine oltre 600 euro annui -oltre alle tasse allo Stato- senza che a questo pagamento corrisponda un qualsiasi corrispettivo di pensione, mutua etc. In pratica i giornalisti a partita Iva pagati 5 euro al pezzo servono a pagare gli stipendi e le pensioni ai privilegiati che invece lavorano o hanno lavorato in una redazione medio-grande.
In un cosmo nazionale in cui tutti lavorano per i “diritti” civili, le partite iva e le famiglie impoverite hanno solo il dovere di pagare.
Ci sono diritti (non economici!) per tutti, ma non per chi ha davvero bisogno di un supporto economico per ripartire o sopravvivere.
Prevalgono ancora i diritti civili, che non costano nulla, perché nessuno vuole mettere mano al sistema per rifondarlo senza più le basi reazionarie ormai comuni a quasi tutti gli schieramenti, ma con basi di efficienza burocratica ed economica indispensabili per garantire la possibilità di migliorarsi a chi ha davvero necessità. Ma a chi davvero interessano i poveri? (poveri che non sono soltanto quelli certificati dall’ISEE: bisognerebbe includere in quello anche i debiti di famiglie dotate di entrate meno misere, che non sono conteggiati… Per esempio è pazzesco che il mutuo rinegoziato non sia incluso nelle detrazioni fiscali).

STRATEGIE FATALI
Il PD poteva fare il salto in avanti, godendo del sostegno della stampa, ma la convergenza degli altri partiti con una stampa che alla fine si è schierata contro il riformismo (per malfatto che fosse, indicava una direzione nuova). Il tutto ha chiuso la porta anche al tentativo lib-lab di Renzi. Il referendum è stato un suicidio perfetto: gli elettori hanno votato contro l’abolizione del Senato, contro il dimezzamento degli stipendi dei consiglieri regionali, contro una legge elettorale maggioritaria (“Gli elettori non possono scegliere il loro candidato”, dicevano… Ma quando mai nel mondo gli elettori hanno potuto scegliere il loro candidato?).
A quel punto il PD ha accentuato un’anima cattolicistica, e sono partiti i “regali” agli insegnanti, gli 80 euro, i 500 euro per materiale didattico, le centinaia di euro regalati ai diciottenni, con lo Stato che ribadiva il suo essere un papà o un papa… Non era infinitamente meglio introdurre il prestito d’onore agli studenti non abbienti? Non era meglio impiegare quei fondi con dei programmi strutturali che favorissero aziende e scuola, e non con interventi a pioggia? Così come miliardi sono stati spesi per la “digitalizzazione della scuola” e non per la didattica e la capacità di fare appassionare le persone al sapere, all’arte, alla storia, alla scienza.
E’ avvilente vedere il 98% dei passeggeri sui treni pendolari che “consulta” il cellulare per giocare o per chattare. Avere il mezzo non significa saperlo guidare: servono i contenuti.
Il mezzo digitale incrementa l’ignoranza dell’ignorante e il sapere dell’acculturato.

Infine, si vive ancora (alcuni per convenienza) sul conflitto tra capitale e lavoro, invece che sul compromesso attivo e solidale tra impresa e lavoro, come avviene altrove dove si è capito che l’imprenditore non politicizzato ha interesse a creare ricchezza ed è obbligato a pagare bene il dipendente, il quale a sua volta ha la garanzia delle sue capacità e ha comunque un mercato del lavoro aperto e concorrenziale, in cui è più facile trovare nuovo lavoro. Ecco perché i nostri figli emigrano nel Regno Unito “in crisi”, e persino nella Francia di Macron, che inizia a muoversi verso sistemi di governo più efficienti.

Il reddito di cittadinanza non è uno stipendio garantito per chi non lavora, ma di un sussidio di disoccupazione, come in altre nazioni: in realtà è comunque economicamente impraticabile.
Più preoccupanti sono le altre proposte del Movimento Cinque Stelle per risollevare l’economia italiana: vedere su Phastidio.

COSA ATTIVARE
Investire nel patto aziende-lavoro, favorendo la concorrenza e il mercato libero, riducendo le ingerenze politiche nell’economia reale.
Ridurre il numero delle leggi (sono milioni tra leggi europee, nazionali, regionali, e comunali). Semplificare gli iter burocratici: costruire case è impossibile a causa di leggi folli, che dilatano i tempi verso l’impossibile e incrementano i costi. Le Sovrintendenze danno il loro Ok a un piccolo intervento all’interno di un edificio pubblico storico in non meno di tre mesi…

Il nodo è: potranno mai gli italiani abbandonare il sistema della “garanzie a vita” -che è comunque già morto da tempo- per seguire ciò che hanno fatto tutte le altre nazioni? Resteremo cattosovietici o cattofascisti per sempre?

Trasmettere agli studenti una nuova educazione civica dovrebbe essere un must comune a tutti gli istituti, non solo al classico. Perché anche l’educazione è cambiata. Importante non riproporre schemi da “educare il popolo” di stampo vaticanista, ma schemi più liberali.
I governi devono essere più responsabilizzati ma insieme più in grado di governare, pur senza arrivare alle democrature in voga oggi. Essere in grado di governare significa non rendere più possibile la dittatura delle minoranze come si è arrivati a fare oggi: in Italia a un partito conviene più stare all’opposizione che al governo. Altro che “Il potere logora chi non ce l’ha”. E’ finita l’epoca di Andreotti.

La politica democratica non è affatto concertazione, però. Cioè non è “spartizione” degli ossi disponibili. In questo modo chi governa è spinto ad agire per il meglio e non con regalie in stile panem et circenses.

Immigrazione: non servono atteggiamenti di chiusura né di apertura acritica come chiede il Vaticano.
Idem per i rapporti con la UE: non sono utili né i No a prescindere né le totemizzazioni acritiche di Bruxelles e dintorni (=Berlino).

Liberalizzare una nazione che è profondamente reazionaria in tutte le sue componenti (dalle più estremiste di sinistra e destra alle più centraliste e democristiane) è molto difficile. Sarebbe centrale far comprendere a masse che hanno scelto la servitù volontaria di De la Boétie che è possibile uscire dalla servitù. Una società autenticamente liberale non si occupa di “salvare la vita di tutti i suoi cittadini”, non garantisce settimane fatte di sette domeniche, come promettono Nick Srnicek e Alex Williams (Inventare il futuro, Nero edizioni, 2017), futurologi che -così come il neopositivista democrat Jeremy Rifkin- ripropongono un futuro in cui gli uomini saranno resi liberi dalle macchine che lavoreranno al posto loro. Ma il reddito universale senza lavoro e senza commercio ha un presupposto impossibile: che il reddito scenda come manna dal cielo.
Più serie le considerazioni di Yascha Mounk (People vs Democracy, in uscita a maggio 2018 in Italia), le cui preoccupazioni sono dedicate all’ondata populista che degenera spesso in pre-dittature, vedi Turchia, Russia… Il tema è: come rifondare le democrazie liberali senza rassegnarsi a un ritorno dei totalitarismi in forma hard o apparentemente soft?

FRASARIO (da Euforismi di Paolo della Sala)

IL VUOTO ELETTORALE
Qualsiasi parte sociale -a pancia vuota, oppure a cervello vuoto- pensa, si comporta e vota male.

CAMBIAVENTO
In assenza di altro, viviamo i burrascosi anni del cambiavento.

FUMARE CHIARAVALLE
Una legge base della comunicazione moderna è questa: Non essere mai chiari.
Corollario: Dite la verità solo se è a vostro vantaggio.

PRETENZIOSI
Un popolo che sceglie a ogni passo di restare servo, come può pretendere di essere sovrano?

FURBI
“Se non ci fossimo noi scemi, voi furbi non esistereste” (Ou Quinze).

PAESE MIO CHE STAI SULLA COLLINA
E’ un paese di ladri che lanciano invettive contro i derubati, con una maggioranza di poveri di senno.

TEORIA DELLA RELATIVITA’ DEGENERALE
I=MC² Italia= massa x cazzate²

INEDITO DI LEOPARDI
L’italiano è siffatto: con una mano sospinge verso il trono qualsivoglia re si presenti, ancorché cialtrone, onde ottenerne favori; nel mentre che con l’altra mano eleva al cielo le voci, i sassi e le dita appropriate a insultare, colpire e infangare lo stesso potente, dopo che questi è addivenuto al potere. Quando il monarca sarà caduto sotto il peso di questo gioco, si ricomincia col nuovo venuto.

ZEROE
Eroe dei giorni attuali. Persona che ha il coraggio di essere vile, ignorante e politicamente corretta.

CRISI IN DUE PAROLE
In tempi di crisi, la crisi è la merce più venduta.