Published On: Ven, Feb 22nd, 2019

Lo scandalo della Baia di Levante (Portobello), tra guerre tra diversi privilegi ed esclusione degli altri soggetti associativi e non

E’ di queste settimane l’ennesimo capitolo di sussurri, contestazioni e grida sulla baia di Portobello, al momento ancora priva di una sistemazione delle due scogliere di protezione (quando furono piazzate, l’idea delle Amministrazioni e degli ingegneri era di portarle molto più a ridosso della spiaggia. Per fortuna, la gente del posto spiegò a tecnici e politici che la cosa era balzana e impossibile).

L’idea è che col rifacimento delle scogliere si debba almeno:
1 – ridurre il numero di ormeggi, per migliorare la qualità ambientale e paesaggistica della baia e il nuoto. Alcuni degli ormeggi -si dice- fruttano poco o nulla al Comune, ma vengono “riaffittati” a terzi, producendo -sempre si dice- fino a 4000 euro di profitto annuo;
2 – valutare anche la situazione delle barche alate sulla spiaggia;
3 – Mantenere integra un’area ambientalmente unica;
4 – Vietare l’uso del motore all’interno della baia;
5 – Vietare (nei fatti!) il prelievo di conchiglie e specie protette, la pesca subacquea (non quella con la canna);
6 – Non demonizzare l’arrivo di imprenditori, se ciò produce posti di lavoro e miglioramento dei servizi. Per esempio, la spiaggia è priva di ogni servizio: bagni, docce, fasciatoi, sauna invernale, spogliatoio, deposito portafogli, fornitura di oggetti utili (maschere subacque, cappellini etc.).
Da quattro anni (4!) Tigullio News rileva l’urgenza di questi servizi, ed ha presentato un’analisi per realizzarli (con assegnazione tramite bando), ma la realizzazione del progetto è ancora ferma anche perché nella baia ci sono dei soggetti che si odiano a vicenda e che però escludono chiunque altro osi mettere il naso nella “proprietà pubblica” di Portobello.

Ma se la baia di Levante è “pubblica”, perché per esempio altre associazioni, locali, no profit, di fatto NON POSSONO OTTENERE A ROTAZIONE ANCHE ESSE ORMEGGI, POSTI BARCA IN SPIAGGIA? L’Amministrazione finora ha “avuto timore” di mettere mano nel ginepraio? Da ciò i veti contrapposti, lo stallo, le urla, le esclusioni e l’uso “riservato” degli spazi.
Uso “riservato degli spazi” sul quale la “maggioranza silenziosa” del centro storico però sussurra, ma non grida.
Il timore è che possano esserci dei soggetti “privati” che si ergono a tutori di un bene pubblico che però non lo è nei fatti, perché chi ne utilizza gli spazi “deve continuare a starci”, mentre gli altri, o sono “imprenditori cattivi a prescindere”, oppure non vengono neppure contemplati…
Ma la baia di Portobello non può essere affidata soltanto a qualcuno in virtù di una primogenitura di sangue o di un usucapione, gratuitamente o no, per un secolo o per sempre.
Se un bene è pubblico, si deve agire di conseguenza.
L’unico discrimine dev’essere il miglioramento della situazione ambientale e dei servizi.
Quanto al resto, si diminuiscano gli ormeggi con criteri di buon senso, e nel contempo non si facciano più veti, da parte di privati (anche le associazioni lo sono, però!) o di politici. Quegli spazi devono essere chiusi a tutti, oppure aperti a rotazione a tutti. Tertium non datur, per legge.
Ci si sieda a un tavolo, si smetta di battere il pugno sui tavoli, si facciano le cose e non chiacchiere. Noi siamo pronti a discuterne in pubblico, senza urla ma col ragionamento.

1913
Il troppo è troppo?