Published On: Gio, Dic 15th, 2016

Lo sciopero selvaggio di ATP Trasporti continua, come il populismo politico

Siamo al terzo giorno di blocco totale dei bus extraurbani tra Varazze Genova e Camogli, e di tutti i bus nel Tigullio fino a Levanto. Lo sciopero è giusto, se si pensa che i lavoratori hanno lo stipendio decurtato del 30%, ma si deve comunque considerare la verità. La verità denuda i populisti dei movimenti e dei partiti maldestri o sinistri: se un’azienda è fallita, e se non ci sono soldi in cassa, l’unico modo per evitare i licenziamenti è quello che si fa con le razioni in un’isola deserta: dividersi il poco che c’è. Dire altro in un contesto simile (si chiedono nuove assunzioni, tanto per rendere più possibili i licenziamenti!) è mandare i lavoratori, i cittadini, e i Comuni davanti a un plotone di esecuzione, è essere o incapaci o egoisti (=fare i propri interessi contro l’interesse pubblico). Non si può sperare in qualche voto in più solo predicandosi come difensore dei lavoratori. I lavoratori si difendono creando una nuova azienda più snella ma con più autisti, con mezzi meno antidiluviani e più piccoli (con servizi a chiamata nelle tratte più desertiche etc.), eliminando la piaga dei viaggiatori che non pagano il biglietto, con semplici mezzi a costo zero, come si è fatto da Calcutta a Jakarta, e da Casablanca a New York da 40 anni almeno

Mentre troppi politici continuano a gettare idiozie nel fuoco, i cittadini cominciano a rendersi conto della realtà, al di là del fumo da eruzione vulcanica abbondantemente gettato in piazza (purtroppo anche da parte della stampa, che -se dà notizie senza dare commenti e approfondimenti- non rende servizio a una cittadinanza che non ha tempo né voglia di approfondire da sé ogni argomento.

Nel frattempo a Santa Margherita ligure il Consiglio Comunale ha prorogato i termini per ATP, che dovrebbe restituire il prestito erogato dai Comuni l’anno scorso. Prestito che diventerà, come altri, “a babbo morto”. Gli altri Comuni tigullini seguiranno in fila indiana.
Salomonicamente il Consiglio ha espresso “solidarietà ai lavoratori e alle loro famiglie” e insieme ha tirato le orecchie alla dirigenza aziendale (a questo punto anche i dirigenti possono fare poco: il limone è spremuto). Belle parole: “agire in scienza e coscienza perché l’azienda torni competitiva e il servizio di qualità”. L’opposizione ne ha sparate un paio, da asilo nido entrambe:
1. reintrodurre il bigliettaio (= introdurre nuovi costi, in un’azienda senza fondi);
2. Dimissioni della dirigenza (ormai il Paese ha un solo motto per ogni nome e ogni problema: Dimissioni!). Non si deve dimettere un dirigente, si deve dimettere l’azienda, se si conoscono le leggi economiche da prima elementare.
Molto spesso abbiamo criticato Marco Doria, sindaco di Genova e presidente della Città Metropolitana, che però sulla vicenda ATP, dice cose sensate:

 “Chi ha la responsabilità di gestire un’azienda pubblica sostenuta con i soldi dei cittadini, ha il dovere di tenere i conti in ordine. Le richieste di aumenti salariali, che fanno saltare in aria i conti di un’impresa, non possono essere accolte».