Published On: Gio, Mar 13th, 2014

Lo Stretto di Bering fu abitato per 10.000 anni da un popolo la cui lingua si diffuse dalla Siberia alle pianure degli Apachi

E’ splendida la ricostruzione della Lingua madre (si dovrà dire “di genitore 1”?) comune a tutti gli esseri umani.Per almeno un secolo si è immaginato che i nomadi siberiani attraversarono lo Stretto di Bering cogliendo la fortunata coincidenza di un “momento” in cui il mare era ghiacciato, e poi di là fuggirono subito a sud. Invece una accurata ricerca degli scienziati Mark Sicoli e Gary Holton dimostra che lo Stretto di Bering fu abitato stabilmente per migliaia di anni (da 25.000 a 15.000 anni fa) e che solo 15.000 anni fa quelle popolazioni scesero a sud, a causa di un riscaldamento globale che fece sciogliere i ghiacci (vedere figura la linea di costa nel corso della fase di glaciazione). Una parte di loro tornò invece verso l’Asia, a ovest in direzione dello Yenisei (fiume siberiano), la cui lingua sarebbe quindi originaria della Beringia (area cerchiata in bianco nell’infografica).

La migrazione degli eskimo-aleutini fu invece successiva, come dimostra la loro diversità linguistica e genetica.

Quindi lo Stretto di Bering fu sede stabile per migliaia di anni di un popolo “dei ghiacci” che parlava una lingua comune. Si formò -come nella Grecia classica del koiné dialektos- una comunità culturale coesa e feconda. Solo 10.000 anni dopo, allo sciogliersi dei ghiacci della Beringia, gli “indiani” discesero lungo l’immensa dorsale atlantica che dall’Alasca arriva fino alla Terra del Fuoco. Ma nel frattempo si era creato un ceppo comune, dallo Yenisei alle pianure degli Apachi (una delle aree delle lingue transcontinentali Na Dene), da cui poi derivarono direttamente alcune lingue del Nord America. Dovevano essere formidabili, quegli uomini e donne. Impressionante il confronto tra slavo e Navajo.
Consiglio di lettura: La ricerca della lingua perfetta (U. Eco, 1993).

Bering lingue siberiano americane

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