Published On: Ven, Mar 28th, 2014

Lorenzo Capello presenta “Dagli Appendini alle Ante”

 

Lorenzo Capello QuintetSESTRI LEVANTE. Cosa fa “Il Partenzista” prima di partire per un viaggio? Riempie e svuota la valigia, indeciso; lotta con la sua cerniera, trova persino il tempo di fermarsi a compatire qualche povero calzino che, anzichè essere rammendato come avveniva un tempo, è destinato inesorabilmente alla pattumiera. L’avventura di Lorenzo Capello, musicista jazz di Riva Trigoso, prosegue con un nuovo, adorabilmente complicato, tanto ironico quanto profondo disco, “Dagli Appendini alle Ante”, prodotto dallo stesso Capello, che è anche autore di tutti i pezzi, insieme a Raffaele Abbate dell’Orangehome Studio di Leivi. Domani, sabato 29 marzo, alle 21 il quintetto, composto da artisti provenienti da tutto il nord Italia, presenterà il disco al pubblico di La Claque di Genova: tante nuove tracce in cui l’autore si riconferma maestro nel giocare con le parole nei titoli, e con i suoni nelle partiture. “Il pianista Lorenzo Paesani viene da Teramo, il contrabassista Michele Anelli da Torino, il trombonista Tony Cattano – che non sarà con noi a La Claque perchè proprio domani parte il suo tour con la cantante Nada – da Livorno, il sassofonista Antonio Gallucci viene da Vicenza: ci siamo conosciuti a Siena in Accademia – spiega Capello – Dal vivo amiamo divertirci , far sì che il pubblico si diverta e rimanga attento, e anche se spesso i nostri concerti si basano su un’improvvisazione abbastanza spinta, la risposta è sempre ottima”. Il titolo, uno dei giochi di parole così cari all’autore, riprende l’idea del primo disco, “Il Partenzista”: “Rimanda a chi deve fare una valigia e non sa cosa metterci – spiega il musicista -. E’ la metafora di chi vorrebbe cambiare vita, ma non sa cosa lasciarsi alle spalle e cosa portare con sè: il tema del viaggio è il filo sottile che lega i due album”.

A detta dello stesso Capello, dietro alla sua nuova fatica musicale si cela un lavoro più coeso sotto il profilo dei suoni e degli intenti, rispetto al primo album. “C’è una direzione più precisa in questo disco, mentre da “Il Partenzista” se ne diramavano molte. Se col primo disco non avevamo mai fatto prove, con questa formazione c’è un’intesa di partenza, consolidata dalle numerose date che abbiamo fatto insieme, specialmente in trio – racconta -. Durante la scrittura dei pezzi, tutti strumentali tranne uno, ho ascoltato molto Frank Zappa, sebbene non ci siano riferimenti espliciti, oppure jazz moderno newyorkese. Così è nato ad esempio “Panico da bagaglio a mano”, un pezzo di 14 minuti che racconta un vero e proprio duello con la cerniera di una valigia e i vari tentativi di chiusura”. “Tutti i pezzi hanno a che fare con l’idea dell’armadio e della partenza, come “Already left”, pezzo dedicato a un caro amico che non c’è più, in cui compare anche il featuring della cantante americana Echo Sunyata Sibley, pezzo che durante la scrittura e la registrazione mi ha toccato molto per i riferimenti che contiene; o “Telegrammi”, i cui spartiti per il piano sono stati scritti in alfabeto Morse – aggiunge Capello -. Ho riarrangiato anche una cover di “Perfect day” di Lou Reed, aggiungendoci una coda, intitolata “Unperfect tray”, quel cassetto imperfetto in cui spesso rimangono i nostri sogni”. Sulla copertina uno scatto di Laura Tolomelli: “E’ una fermata dell’autobus in Svizzera, sperduta in mezzo alla campagna, con i posti a sedere tutti vuoti, molto evocativa – commenta -. All’interno invece abbiamo inserito un autoscatto che ci immortala come cinque scheletri, in procinto di uscire da un vecchio armadio a cinque ante”.

 

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