Published On: Mar, Lug 25th, 2017

M5S, Casa Pound e sinistra: la stessa ricetta contro i licenziamenti a Genova

E’ sacrosanto difendere il lavoro, ma in Italia si sbaglia il modo, e la sinistra come la destra di Casa Pound hanno le stesse ricette contro delocalizzazioni e licenziamenti.
La questione non è strozzare le aziende straniere, con logiche anticapitalistiche, luddiste, illiberali, anti lavoratori -di fatto- se poi si danno calci alle aziende straniere, così che scappino all’estero per sempre e non ne vengano altre a dare lavoro (vedi Cina o Irlanda).
Sinistra e destra estreme così come M5Stelle e il clero sono contro ogni soluzione vera alla crisi del lavoro: in Italia il lavoro va liberalizzato in uscita ma anche in entrata, rendendo più facili le assunzioni, non solo i licenziamenti.
La questione occultata è evitare che le aziende trovino più conveniente lavorare -non solo in Romania o Cina- ma anche in Lituania, Irlanda, Germania, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti, piuttosto che in Italia.
Ovvero: perché Ericsson non dovrebbe tentare di salvarsi trasferendosi là dove paga meno tasse sul lavoro?
Negli Stati Uniti non si paga nemmeno l’Iva, tranne in pochi Stati. Per l’Irlanda, si vedano le infografiche qui sotto. Cosa pretendiamo: di avere il rubinetto sempre pieno anche quando non c’è acqua? Come il sistema idrico nazionale, in una nazione dove oltre il 50% dell’acqua viene sprecato per perdite delle tubazioni dovute a inefficienza del sistema “pubblico” (=dei partiti)? Così è anche per il lavoro.
M5Stelle, sinistre e Casa Pound fanno credere agli elettori che il denaro sia gratuito, che scenda come manna dal cielo, che alla tragedia della disoccupazione non si debba rispondere creando un sistema più efficiente. Vogliono che si continui a buttare via denaro in aziende decotte più di ACEA e ATAC a Roma o di AMIU a Genova -e quindi con lavoratori sottopagati e mai sicuri del domani. Solo aziende sane e ricche danno stipendi sicuri e più ricchi ai propri lavoratori. Licenziare è contro gli interessi delle aziende sane. Scrive Casa Pound: 

“Basta delocalizzazioni, GITIESSE NON SI TOCCA”, questo è il testo dello striscione che i militanti genovesi di CasaPound hanno affisso contro la delocalizzazione all’estero della azienda di elettronica navale Gitiesse, di proprietà della multinazionale statunitense Eaton, con i licenziamenti di 31 dei 54 dipendenti dell’azienda della Valpolcevera, area cittadina tra le più toccate dalla crisi.
Questa ennesima occasione dove una azienda …scarica sui lavoratori i fallimenti della propria leadership come nel caso della Gitiesse, o li impiega come ‘capro espiatorio’ ricorrendo slealmente a licenziamenti o demansionamenti per una anche lieve flessione del fatturato, reale o prevista negli obiettivi aziendali, come nell’ultimo capitolo della triste saga della Ericsson agli Erzelli, con l’inqualificabile e vigliacco licenziamento via e-mail, deve farci riflettere e agire contro la svendita della propria sovranità nazionale anche nel ramo industriale e produttivo, contro una globalizzazione che è troppo spesso concorrenza sleale e arma di ricatto verso i lavoratori italiani, tutti tasselli nella corsa alla cancellazione dei diritti dei lavoratori, diritti peraltro in larga parte originatisi o consolidati dalla Carta del Lavoro fascista del 1927, e che vede la classe politica nazionale di destra e di sinistra non solo imbelle, ma anzi entusiastica promotrice di questa “Grande Sostituzione” industriale”.

A parte la Carta del Lavoro del ’27, tutti la pensano come Casa Pound. Navigando dritti verso un iceberg da Titanic, però. Perché i lavoratori tenderanno a chiedere altri stipendi nelle stesse aziende morenti, invece di pretendere lavoro in altre aziende più ricche ed efficienti. Viviamo nel contrario della Società Aperta di cui parlava Popper, e senza dirci apertamente che siamo per società chiuse, fallimentari, nazionalistiche e quindi anticapitalistiche, cioé:

Chiediamo più capitale per stipendi garantiti per statuto e non per efficienza aziendale, e insieme siamo contro il capitale: M5S, destra e sinistre estreme, oltre a un clero che ormai è un partito politico non dichiarato e dimentica Cristo… Mentre le altre componenti politiche, fomentate da corporazioni pro Società Chiuse, come quella dei giornalisti, cedono alle trombe dei tromboni, e tuonano per tenere Ericsson agli Erzelli, una struttura nata morta, una cattedrale nel deserto nata in nome della speculazione edilizia ma senza una businness idea. Appunto: trionfa l’anticapitalismo di coloro che vogliono che il capitalismo provveda loro il biberon dei poveri lavoratori e La Mecca per i cacicchi di partito e di un sistema che garantisce solo chi è garantito.

Così tutti si indignano sui “licenziamenti via mail”. Come dovrebbero arrivare, via piccione viaggiatore, nel 2017? I lavoratori genovesi della Ericsson, e alcuni dipendenti di Esaote e Wind-3 protestano a Genova, ma per la conservazione, non per il rinnovamento: ieri bloccato il casello di Genova Aeroporto per un’ora circa.

Oggi, martedì 25 luglio, altre 4 ore di sciopero (oltre all’incontro in Regione con le istituzioni).

Il sindaco Marco Bucci prova a resuscitare il businness genovese di Ericsson (aziende che doveva essere il fiore all’occhiello di Erzelli (stiamo freschi), dice “parliamo con Ericsson per vedere cosa si può fare a Genova affinché l’azienda pensi a investimenti e non a tagli“. Ma se un’azienda è decotta, la ricetta iniziale sono i tagli, visto che non ci sono più capitali per nuovi investimenti là dove il mercato ha decretato la fine e non lo sviluppo. Conoscere le regole del mercato sarebbe un preciso dovere costituzionale di una Repubblica “fondata sul lavoro” (o “affondata“?).

Oggi è in programma un “tavolo” con le istituzioni regionali. In arrivo altri soldi pubblici per zombizzare ulteriormente Genova.
Quando a Detroit il sistema produttivo novecentesco basato sull’auto è andato in crisi, sono state chiuse decine di fabbriche colossali e interi quartieri si sono svuotati dei loro abitanti. Ma oggi Detroit è già rinata, su basi completamente diverse.
A Genova invece tutti ripropongono di ripercorrere all’infinito la stessa rotta del Titanic verso l’iceberg del naufragio. Siamo davvero così stupidi da tollerare che infiniti capitan Schettino guidino le nostre navi, i nostri partiti, i nostri lavoratori, le nostre aziende, le nostre chiese e i nostri sindacati?