Published On: Sab, Ago 15th, 2015

M5S: sul biodigestore a Sestri levante errori strutturali e dipendenza da Iren

Il biodigestore (impianto che riduce le dimensioni e “tratta” il rifiuto umido vegetale) è la nuova parola d’ordine per il Pd genovese, dopo il depuratore unico del Tigullio (progetto Iren con ormai scarse possibilità di successo).
Protagonista del nuovo mantra è l’onnipresente Enrico Pignone (che in realtà è alla sinistra del Pd), capogruppo per la lista Doria nel Comune di Genova e consigliere metropolitano delegato al ciclo dei rifiuti, autore della riproposta in forma diversa del “progetto Iren” di depuratore unico per tutto il Tigullio centro-orientale.

Per Genova una soluzione è un impianto in Piemonte: la Liguria continua a esportare “rumenta”, anche in forma 2.0, cioé “predigerita”. Eppure dall’organico trattato si può produrre concime, biogas e residuo secco per i termovalorizzatori.
Ma oltre al Piemonte -anticipava Pignone alcuni giorni fa- si può pensare a un biodigestore ligure “nel savonese o nel Tigullio”.
Il tutto si innesta nel disastro Scarpino. Infatti per la discarica si dovranno investire nei prossimi anni almeno 100 milioni di euro. Se le banche sosterranno il peso, chiederanno però degli interessi, portando il costo a 120 milioni. Una cifra che sta facendo accelerare il processo di fusione tra Iren e AMIU, con l’obiettivo di evitare il fallimento della AMIU e la riproposizione, in salsa di pesto, dei disastri romani in salsa ATAC.
IREN potrebbe invece entrare nella gestione dei nuovi impianti biodigestori, in modo da finanziare i costi del sistema ligure del ciclo dei rifiuti e della stessa multiutility “privata-pubblica”.

 

Ci sarebbe quindi una questione politica, oltre che tecnica, nel Big Bang dei biodigestori in Liguria.
Riportiamo di seguito un Comunicato Stampa di M5S Sestri Levante:

“(…) Riteniamo che come il depuratore anche il biodigestore sia l’ennesima dimostrazione di come stanno più a cuore interessi privati (di IREN colonizzata dal suo partito) che quelli dell’ambiente e dei cittadini.
Sul depuratore comprensoriale abbiamo già speso tante parole, ma ricordiamo la follia della collocazione di tale impianto nella piana dell’Entella con tutto cio’ che comporta, in primis la condotta fognaria che attraverserà tutto il litorale fino a Lavagna o Chiavari e tutti i problemi tecnici che derivano da una tale opera.
Ribadiamo che la soluzione con due impianti comprensoriali, uno per la val Petronio e uno per il bacino dell’Entella, sarebbe la soluzione piu’ semplice e rapida considerando anche che siamo già in infrazione per l’impianto di Riva Trigoso e ben presto arriveranno le multe anche molto salate.
Tergiversare dietro a progetti faraonici e irrealizzabili porterà solo danno al territorio e alle tasche dei cittadini.

Per quanto riguarda il biodigestore bisognerebbe non farsi ingannare dal prefisso “Bio“: un impianto per il trattamento dell’umido sul territorio sarebbe auspicabile, ma il trattamento anaerobico dell’umido come proposto dal sindaco comporterebbe non pochi problemi di natura ambientale.
I biodigestori per la produzione di biogas comportano notevoli problemi di natura ambientale quali lo smaltimento del residuo finale (digestato), rilasci di sostanze inquinanti in atmosfera dovuti alla combustione del biogas che è solo in parte metano, rilasci di sostanze inquinanti nei canali, la componente liquida che rimane dopo il processo di biodigestione viene reimmessa nella rete fognaria.
Le centrali a biogas, negli ultimi 2-3 anni sono spuntate come funghi in tutta Italia, nella sola provincia di Ravenna ne sono state autorizzate una quindicina, questi impianti sono tutt’altro che bio. Nascono unicamente sfruttando gli incentivi statali, che coprono per gran parte l’esoso costo di realizzazione, e producono energia elettrica che viene reintrodotta nelle rete pagata il triplo del suo valore. Tutto questo viene finanziato dalle nostre tasse, non bastasse ciò, dobbiamo anche convivere con queste malsane macchine da soldi.

Per i motivi sopra citati crediamo che sia assolutamente necessario trattare la frazione umida del rifiuto sul nostro territorio e che sia necessario chiudere la filiera del rifiuto, ma con impianti di tipo aerobico, impianti piu’ semplici e meno impattanti, come l’impianto di Rio Marsiglia dietro Uscio con ottimi risultati e nessun rischio per l’ambiente.”
Andrea Sartelli – M5S Sestri Levante

Biodigestore di Tarquinia

Biodigestore di Tarquinia

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