Published On: Mar, Dic 1st, 2015

Manuale di difesa contro il fanatismo ambientalista

In questi giorni nei media mondiali si esegue un lavaggio del cervello di massa, sul tema dell’ambiente. Si tratta di problemi di enorme importanza, ma che andrebbero affrontati con serietà scientifica e illuminista, non in un modo medievale. Pascal Bruckner, dal quale traiamo alcune frasi di seguito riportate, parla di “ambientalismo come di un nuovo fascismo” nel suo “Il fanatismo dell’Apocalisse”, Guanda editore.
In realtà il rischio è peggiore del fascismo, perché lo pseudo-ambientalismo è poco confutabile, dato che si occupa di ripulire il pianeta

“O muore il capitalismo, o muore la Terra Madre“, ha detto Evo Morales, il presidente cocalero della Bolivia, amico del fascista (giunte militari argentine), stalinista e filoiraniano antisemita Hugo Chavez. Anche il papa parla di Terra Madre, con linguaggio decisamente più pagano che cristiano.

“La scomparsa totale della specie umana non sarebbe una catastrofe, ma piuttosto un evento che il resto della comunità (?) accoglierebbe con entusiasmo” (Paul Taylor, Respect for Nature, Princepton university press (!), 1986).
La visione fulminata di Taylor è condivisa dal Movimento per l’estinzione umana volontaria o VHEMT, organizzazione malthusiana che ha deciso di non riprodursi (sui rapporti tra i post malthusiani e il nazismo, vedi Fred Pearce, Il Pianeta del futuro)… “Quando ogni essere umano deciderà di non riprodursi, la biosfera della Terra potrà tornare alla gloria di un tempo”… così scrivono.

“I nemici della vita non si trovano solo tra gli industriali, ma sono tutti quelli che non credono alla catastrofe” (rivista La Décroissance, 2010).

Morti di Chernobyl: secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, ONU) sono stati 212;
secondo Greenpeace sono stati 200.000;
secondo Corinne Lepage su L’Express sono stati 9 milioni.

Il filosofo tedesco Hans Jonas, allievo del nazista Heidegger ma progressista, parla della necessità, per gli uomini, di un “pentimento anticipato“. Fino a oggi il rimorso era concentrato sui peccati commessi; con Jonas riguarda i peccati che saranno commessi nel futuro. In pratica, si deve andare all’inferno prima di esistere, per peccati che magari saranno commessi da altri.

L’Apocalisse diventa per i suoi sostenitori la sola speranza di salvezza. L’ambientalismo integralista non promette il paradiso in terra come il marxismo. SI limita a denunciare l’inferno presente nelle nostre società.

Che cosa controbattere a chi profetizza il calore totale, ai membri dell’apostolato della disperazione?

Heidegger non ha forse detto in una conferenza del 1949, per minimizzare la sua adesione al nazionalsocialismo, che l’agricoltura meccanizzata e la “produzione di cadaveri” ad Auschwitz sono la stessa cosa?

Come se l’agricoltura meccanizzata non avesse sfamato centinaia di milioni di poveri.

Da una ventina di anni, assistiamo a un importante evento epistemologico: non ci sono più catastrofi naturali. Ogni disastro naturale ha origini umane: lo tsunami nel Sudest asiatico e in Giappone, i terremoti in Cile, in Italia, ad Haiti, le tempeste in Vandea, il ritorno delle estati bollenti; quello degli inverni rigidi. Tutti sarebbero causati dall’uomo.
E invece il numero di terremoti non è aumentato ma è stabile nella media degli ultimi cento anni. E l’estrazione dello shale gas NON ha raso al suolo Stati Uniti e Canada in cenere, a causa dei terremoti predetti dagli apostoli del disastro (ci possono essere movimenti locali inavvertiti o quasi). I profeti furono molto attivi un paio di anni fa, quando ci fu uno sciame sismico tra Emilia, Toscana e Liguria, nonostante in Italia non si faccia estrazione di metano o petrolio col sistema del fracking…

“Il terremoto ad Haiti nel 2010? E’ anch’esso colpa nostra, perché nel XIX secolo abbiamo colonizzato quest’isola”, spiega il giornalista Hervé Kempf su Le Monde.

loc ambientalista-moore

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