Published On: Mer, Ago 30th, 2017

Maratona di New York: il teatro è in corsa, in Liguria

La sera del 27 agosto 2017 si è tenuta al teatro Arena Conchiglia di Sestri Levante la prima della pièce teatrale “Maratona di New York”, organizzata dall’associazione The Hub.

Le luci si accendono con morbidezza e sulla scena compare un uomo stesso a terra: è Mario, uno dei due protagonisti che viene subito tirato su da Steve, secondo personaggio del testo teatrale di Edoardo Erba. In pochi secondi e in poche battute la scena si presenta come resterà per praticamente tutta la durata dello spettacolo: due uomini in tuta che si allenano, correndo, per correre dopo un anno la maratona di New York.

Davide Paganini, affermato attore sestrese, interpreta Steve, personaggio arrogante, misogino; il classico bulletto della scuola che riesce sempre stare avanti a tutti (non a caso è connotato da una maglia di colore rosso); egli traina letteralmente la scena per buona parte dello spettacolo, insistendo con Mario (e con il pubblico) che non si può rinunciare al proprio obiettivo, qualsiasi esso sia e qualsiasi sia lo scopo.

Massimiliano Caretta, musicista e attore, interpreta invece Mario (connotato dal colore blu), l’eterno secondo, continuamente costretto a scendere a compromessi, mai in grado di prendere una decisione, che non comprende come mai Steve (e non solo lui) riesca ad avere tanta influenza su di lui.

E proprio Mario, in un momento cruciale, quando gli viene ricordata l’unica volta in cui ha avuto un successo sentimentale nei confronti di Steve, passa avanti nella corsa, senza riuscire a fermarsi, sempre più veloce, correndo verso una meta irraggiungibile e indefinibile che porta al drammatico finale [tutta la pièce è giocata sul doppio registro dramma/commedia].
La trama si spezza in quel momento con un gioco di parole di Steve che dice “Stai andando da Dio”. Il finale resta nebuloso, con il corpo di Steve steso solo in terra, a fare eco a quello di Mario dell’apertura, lasciando il pubblico a chiedersi se ha condiviso  o meno la triste fine dell’amico.

Il testo si presenta come una brechtiana commedia dell’assurdo, che ironizza e riflette sulle manie quotidiane che attanagliano gli uomini della nostra epoca.
Il running diventa un teatro dell’assurdo beckettiano, ma anche un insegnamento di vita.
Beckett torna alla mente anche quando temi altissimi come l’esistenza di Dio vengono chiamati in gioco e messi da parte per esultare al ricordo di uno storico gol dell’Inter.

Lo spettacolo è inoltre un notevole impegno fisico per gli attori, che recitano correndo sul posto per tutta la durata del testo (circa un ora); questo porta a un notevole realismo poiché i protagonisti mostrano fisicamente le conseguenze dell’allenamento che interpretano.

In conclusione, la rappresentazione si dimostra ottima, divertente, commovente e minimalista. Gli attori tengono il colpo dall’inizio alla fine, senza accusare la stanchezza ma dimostrando che la fatica è autentica. Uno spettacolo da vedere e rivedere (non a caso è uno dei testi più rappresentati al mondo).

Testo inviato da Nicolò Villani

Davide Paganini e Massimiliano Caretta