Published On: Ven, Ago 26th, 2016

Marciapiede sulla Pagana, ancora polemiche sul progetto

Non accennano a placarsi le polemiche sul cantiere per il marciapiede sulla via Pagana, inaugurato pochi giorni fa dopo mesi di rinvii e dibattiti. Al comunicato diffuso mercoledì 24 agosto il consigliere di opposizione a Rapallo Armando Ezio Capurro aggiunge oggi un nuovo esposto in cui si chiede all’Amministrazione rapallese, regionale e della città metropolitana di Genova di tornare sui propri passi sul progetto il quale risulterebbe,  a suo dire, non avviato entro i termini di legge. Di seguito il testo del comunicato nel quale Capurro evidenzia alcune potenziali incompatibilità con le norme previste dal “piano casa”:

Marciapiede salita Pagana: richiesta revoca concessione per mancanza presupposti applicazione piano casa e mancanza interesse pubblico all’operazione con conseguente vizio insanabile dell’intera procedura.

Vista la mia lettera datata 21 giugno 2015, con la quale osservavo che, a mio avviso, la demolizione a San Michele di Pagana di Villa Costanza (di proprietà Signor Giordano) e ricostruzione con spostamento di 20 mt e con ampliamento del 35% ai sensi LR 49/2009 (norma sul piano casa) non era assentibile, riconfermo quanto sopra in quanto un fabbricato, ai sensi del “piano casa”, può essere demolito e ricostruito solo se trattasi di:

  1. edifici esposti a rischio idraulico
  2. con criticità statico-strutturali
  3. con interferenze rispetto a infrastrutture od opere di pubblica utilità

Considerato che la demolizione della casa adiacente al costruendo marciapiede pubblico viene giustificata con piano casa art. 2 punto 1.3, ovvero “interferenza rispetto all’attuazione di interventi aventi ad oggetto infrastrutture od opere di pubblica utilità”, tale casa non possiede, a mio avviso, nessuno di tali requisiti per essere demolita e ricostruita.

Difatti, la costruzione del marciapiede è possibile senza lo spostamento della casa e ciò è confermato da:

  1. apertura cantiere effettuata senza prima demolire la casa, come risulta dalle dichiarazioni sul Secolo XIX del 24 agosto 2016 dell’assessore Maini, qui allegate, con la previsione che l’opera “si concluderà in sei mesi di lavori”: quindi il marciapiede sarà costruito con la casa nella posizione attuale
  2. mail dell’11 agosto 2006 (dieci anni fa) in cui il proprietario era descritto come disponibile alla cessione bonaria del terreno – per realizzare un allargamento non superiore a m. 2,00, mentre ora se ne prevedono solo 1,35 mt! –, salvo la messa in opera di una barriera antirumore

Del resto, non sarebbe possibile acquisire un terreno, come dichiarato dagli amministratori comunali sul Secolo del 24 agosto, “a fronte di un’applicazione del piano casa”: o ci sono, e qui non ci sono, i requisiti del piano casa, oppure non si può applicare.

Ancora ben più gravi sono le dichiarazioni più volte riportate e virgolettate (vedere ad esempio Secolo XIX del 24 agosto 2016), in cui l’amministrazione e la giunta in carica si vantano del fatto che si tratta di un operazione “in cambio di”: “142 mt di marciapiedi si ricavano invece dalla società Margioia, che ha acconsentito a cedere gli spazi a fronte di una applicazione del piano casa con la demolizione e la ricostruzione e ampliamento di villa Costanza, traslata di una ventina di metri”

Ovvero sono stati ceduti 142 mt (lunghezza) x 1,35 mt (profondità a sbalzo) e pari a 192 mq circa “in cambio di” applicazione del piano casa con spostamento e incremento del 35% della suddetta villa, allorquando l’intervento è possibile senza spostamento della villa, e lo attesta sia la lettera del 2006 in cui vi era accordo in tal senso per ben 2 mt, sia il buon senso, sia il fatto che il marciapedi a sbalzo sarà realizzato prima della demolizione della villa.

Alla luce di quanto sopra e, soprattutto, del dirimente fatto che il marciapiede sarà realizzato in 6 mesi in presenza della villa svaniscono, a mio avviso, i presupposti per poter applicare il piano casa per pubblica utilità e chiedo all’ing. Ottonello di procedere alla revoca della concessione per demolizione e ricostruzione di Villa Costanza, in quanto non essendo la demolizione necessaria per la costruzione del marciapiede viene meno qualunque interesse pubblico all’operazione con conseguente vizio insanabile dell’intera procedura che porterebbe, a mio avviso, solo a un interesse del privato che nel 2006 avrebbe ceduto bonariamente il terreno, senza dover ricorrere all’esproprio, procedura applicabile a questa fattispecie.

A conferma della mia esposizione, suggerisco di sentire l’architetto Bellodi e il geometra Grosso.

Attendo riscontro nei termini di legge.

Armando Ezio Capurro

Armando Ezio Capurro

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