Published On: Lun, Giu 16th, 2014

Mare Mostrum: la Libia è in guerra. Un problema per l’Italia e gli sbarchi

Alcuni combattimenti hanno opposto domenica le forze del generale dissidente Khalifa Haftar ai gruppi islamisti di Bengasi (città da dove partì la rivolta contro Gheddafi, infiltrata da elementi dei Fratelli Musulmani egiziani). Morti almeno otto miliziani, mentre 15 persone sono rimaste ferite nel corso dei combattimenti (fonte: Afp).

Sono gli scontri armati più violenti dal 16 maggio, da quando è partita l’offensiva “autonoma” del generale Haftar contro gli islamisti dell’Est libico. A metà maggio morirono in 76.

Domenica sono morti 5 paramilitari del generale, secondo i dati forniti dall’ospedale Al-Abyar, posto a 70 km. da Bengasi. Gli integralisti islamici non curano i feriti negli ospedali pubblici, ma hanno comunque annunciato la morte di alcuni uomini nel corso di un raid aereo sul quartiere generale del gruppo islamista Rafallah Al-Sahati.
Khalifa Haftar ormai agisce come un secondo esercito: domenica ha fatto partire un’offensiva terrestre accompagnata da raid aerei sui quartieri di Sidi Fradj e Alhawari, a prevalenza di gruppi terroristi come Ansar Asharia.

Bengasi è rimasta senza corrente elettrica per una decina di ore, a causa del danneggiamento di una centrale elettrica colpita da alcuni razzi. Di sera, i combattimenti sono quasi cessati.
La guerra personale condotta dal generale è considerata da lui come fondamentale per “ridurre alla ragione” i miliziani alqaidisti formando un vero esercito nazionale, mentre questi ultimi la considerano come una avanzata inutile e priva di successo.
Da parte sua, il governo di transizione accusa Haftar di condurre un colpo di Stato. Come si capisce, la situazione è molto complicata, ed è evidente che Haftar è aiutato dall’esterno (Stati Uniti? Arabia Saudita? Francia? Italia).

L’Italia sarebbe infatti la prima nazione a beneficiare di una pacificazione armata della Libia, che garantisca un minimo di stabilità e di controllo del territorio.
La costa libica è infatti diventata una terra di nessuno da dove i mercanti di carne umana possono indisturbati imbarcare migliaia di emigranti clandestini su gommoni e battelli assassini verso Lampedusa e l’Italia. Un corpo di polizia libico efficiente potrebbe, col supporto di Italia e UE, oltre che delle Nazioni Unite, bloccare il traffico illegale e rendere più vivibile la vita in Libia, che fino a pochi anni fa era una terra di immigrazione, ricca anche se infelice, a causa di Gheddafi. Sarà possibile tornare a una Libia stabilizzata ma senza dittatura? Forse sì, ma appare utopico pensare a una Libia ricca e stabile che non sia guidata dall’esercito. Del resto la confinante nazione egiziana, dopo una trentina di mesi di morti, stragi, rivolte inutili, ha messo a tacere la rivoluzione “liberale” della classe commerciante cairota e non che viveva di turismo, ha bloccato il sogno di dominio dei Fratelli musulmani (rivelatisi velleitari e incapaci di democrazia, come dimostrano le persecuzioni subite dai copti), e ha restituito l’Egitto nelle stesse mani del generale che già lo governava ai tempi di Mubarak…
libia

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