Published On: Lun, Mag 20th, 2019

Mercoledi 22 maggio a Genova incontro con Gregoire Ahongbonon, il “Basaglia” che in Africa ha salvato dai lager psichiatrici migliaia di malati

Ahongbonon da 35 anni salva e cura i malati di mente nell’Africa Subsahariana, l’uomo che, partendo dal nulla, ha salvato la vita a decina di migliaia di malati psichiatrici in Africa subsahariana – spesso discriminati in modo violento –restituendo loro la dignità e, in molti casi, la salute.

Mercoledì 22 maggio alle h.18.15 nella basilica dell’Annunziata, interverrà nell’incontro pubblico  “Sciogliere le catene” organizzato dalla Società per le missioni africane e dalla Comunità di Sant’Egidio

Raccontando 35 anni di impegno per raccogliere dalla strada malati mentali, che vengono ospitati e curati gratuitamente tra Costa D’Avorio, Togo, Benin, Burkina Faso e altre nazioni africane.

Gregoire Ahongbonon
Qualcuno lo ha soprannominato “Il Basaglia africano”. Gregoire Ahongbonon, la cui vicenda è stata raccolta nel libro di Rodolfo Casadei “Grégoire – Quando la fede spezza le catene” (edizioni Emi) è originario del Benin, padre di famiglia ed ex noleggiatore di taxi. A seguito di una crisi personale e della conversione religiosa, Grégoire ha deciso di dedicarsi agli “ultimi degli ultimi”, le persone con problemi psichici in Africa occidentale. Come ha dichiarato in un’intervista: «se diventi pazzo in Africa perdi tutti i tuoi diritti, nessuno ti considera più una persona».

Da trentacinque anni si prodiga per liberare letteralmente dai ceppi i malati di mente, che in alcuni paesi dell’Africa occidentale ancora oggi vengono ridotti in schiavitù, segregati e incatenati. Ha accolto più di 60 mila persone con problemi psichici in 25 anni di aiuto e interventi; 25 mila malati di mente sono attualmente ospitati negli 8 Centri di cura. 28 i Centri di consultazione medica, e 13 i Centri di reinserimento da lui fondati e dislocati in 4 paesi.

La maggioranza dei malati che cura sono riabilitati e restituiti alla famiglia o impiegati nelle strutture di lavoro create per loro. In Italia, nel 1998, è stato insignito del Premio Internazionale Franco Basaglia con questa motivazione: «per aver dimostrato con la sua pratica di liberazione dalla contenzione e di emancipazione dei pazienti psichiatrici quanto la dignità e il rispetto degli uomini e delle donne sia alla base di ogni intervento di salute mentale».