Published On: Mar, Mag 14th, 2019

Microesplosioni per abbattere il ponte Morandi. Un anno per la demolizione è inaccettabile: serve una rivoluzione culturale. Il nuovo ponte (forse) ad aprile 2020

Ponte Morandi. A Genova forse si riesce a procedere per la demolizione di altre due pile, bloccate finora dal rinvenimento di tracce di amianto.
ARPAL e ASL stanno cercando di districare il milione di nodi sanitari e burocratici, mentre il sindaco Bucci è negli Stati Uniti per la consegna del violino di Paganini a Columbus (Ohio). La scelta dovrebbe privilegiare la tecnica della demolizione controllata tramite microcariche esplosive, meno pericolosa per gli operai e meno costosa, oltre che più rapida dell’abbattimento tramite gru. L’amianto dovrebbe essere “controllato” tramite irrigazione, vasche e copertura del tratto da far saltare. Saranno demolite anche le case sottostanti.

Quanto alla tempistica, per il responsabile, sindaco Bucci, il ponte dovrebbe essere del tutto demolito entro luglio di quest’anno.
Per il nuovo ponte si parla di un altro anno: le auto dovrebbero poter riattraversare il Polcevera su autostrada ad aprile del 2020.

Cosa ci insegna la lenta demolizione del ponte Morandi?

Non diamo la colpa della depressiva lungaggine a Bucci o a questo o altro partito. Noi italiani non siamo forse servi volontari di tutti i vari partiti, mentre poi dichiariamo a ogni passo il nostro odio per quelli stessi partiti?
Non siamo forse noi italiani coloro che hanno 150.000 leggi vigenti e molta trasgressione in più rispetto a nazioni dove la legge è meno ossessiva e vessatoria?
Non siamo forse noi italiani ad avere la ricchezza privata più alta di quella dei tedeschi?
Che ci frega a noi, se lo Stato fallisce, se poi la pensione e lo stipendio ci arrivano lo stesso, magari avendo lavorato poco o nulla (ne conosco di persone che hanno preso la pensione a 55 anni con 20 anni di lavoro effettivo ma ben 40 di contributi, e parlo di operai non di Marchionne o Agnelli).
Che ci frega a noi, che abbiamo voluto e accettato supini la Cassa del Mezzogiorno, un’infamia durata decenni (ma tanto pagava lo “Stato”), mentre i tedeschi, quando hanno ripreso il controllo della ex colonia russa chiamata Germania “democratica, hanno lavorato gratis per anni, per creare le basi per il recupero di quell’economia dissestata da 44 anni di “potere proletario” (=di partito sedicente proletario)?
Che ci frega a noi, che a Napoli piangiamo e fottiamo, senza mettere insieme mille persone, per andare a prendere i camorristi e delinquenti, dei quali tutti conoscono nomi e cognomi… Senza impiccarli e senza fare nessuna violenza, ma facendo loro capire che per loro è finita, in quella città. Magari così le cose migliorerebbero, e la paura e l’omertà sparirebbero. Ieri sul quotidiano La Repubblica c’era un articolo su queste due città così simili –Genova e Napoli- e sulla loro incapacità di sollevarsi...
1- nella cultura economica, basata non sul Biberon dei partiti, ma sulla libera impresa in mano ai cittadini e non alla politica e ai monopoli;
2 – nella capacità di sconfiggere la cultura dell’illegalità, del crimine, del piacere facile e artificiale: il sesso (anche violento) al posto dell’amore, la droga al posto degli amici, l’inazione al posto della voglia di riscatto e di migliorare le cose per tutti (e non solo per se stessi)
3 – Nella capacità di fare, senza arrendersi alla galera della burocrazia e del partitismo.
E chi più ne ha più ne metta, a Genova, a Napoli e altrove.

Ecco cosa vorremmo demolire a Genova, e in fretta.
Intanto, sappiatelo: nel 2019 l’Italia sarà l’ultima al mondo -con lo YEMEN- per crescita del PIL…
Le politiche anti liberali di tutti i partiti (anche quelli che si dicono tali) funzionano assai… E allora qualcuno dovrebbe almeno indignarsi e provare a cambiare, magari perdendo qualche garanzia di privilegio ma guadagnando qualcosa di migliore per i figli. Qualcuno lo faccia.