Published On: Mer, Lug 19th, 2017

Migranti: il traffico Libia-Italia dà 400 milioni annui agli schiavisti. Una Questione Meridionale

Emigrazione: che fare? Ragionare senza pregiudizi.
Dopo uragani di sciocchezze da parte di politici di ogni schieramento e di giornalisti di ogni testata, è utile un articolo di Fubini, basato su un calcolo molto semplice da fare: quanto paga un emigrante per arrivare in Italia? Lo si moltiplichi per il totale e si ottengono 400 milioni di euro all’anno, “regalati” ai mercanti di carne umana della tratta Libia-Italia.
Forse però sarebbe utile impostare diversamente il discorso. Fubini fa un parallelo col Proibizionismo anti alcolici, imposto dai “buonisti” del Congresso yankee.
Il paragone più corretto è quello con lo schiavismo tra Africa e Americhe, attivo dal ‘500 fino all’800. In sostanza i mercanti di schiavi (arabi ed europei) gestivano i traffici e guadagnavano sulla tratta dei neri.
Oggi la situazione è simile: all’Europa servono lavoratori a buon mercato, non specializzati. Servono anche dei “non morti”, vista la terribile demografia europea. Un nuovo proletariato.
SE fosse questa la motivazione occulta del traffico, che comunque coincide con la “ricerca di lavoro” da parte delle popolazioni di Africa orientale, Africa Occidentale e Filippine e Bangladesh con Pakistan e Siria, allora dovremmo dire che si sta seguendo una strada comunque sbagliata eticamente. Basterebbe rendere legali e controllati gli arrivi, così da evitare ondate di massa ed evitare di arricchire gli scafisti (che spesso.  sono legati al terrorismo di matrice islamica). Il risultato non cambierebbe, ma i trafficanti di schiavi di oggi non guadagnerebbero 400 milioni all’anno di soli biglietti e tangenti ai posti di blocco nel deserto e ai confini africani.
In ogni caso, la questione appare poco buonista e poco etica.
Soprattutto se si pensa alla questione decisiva. Che è questa: in Italia dovremmo conoscere i pessimi esiti dell’emigrazione, dal punto di vista dei posti da dove si fugge, la nostra Questione Meridionale.
Soprattutto nel dopoguerra -anni ’50 e ’60- l’emigrazione dal Sud nelle fabbriche del Nord Italia ha prodotto buoni risultati per chi emigrava e per il Nord, ma ha massacrato demografia ed economia del Sud Italia, dove restavano solo i vecchi e (per qualche anno prima del ricongiungimento) donne e bambini.
Il Sud Italia nella prima metà dell’Ottocento era ricco: a Napoli fu costruita la prima ferrovia italiana, e la ferrovia Cumana fu una specie di primo metrò italiano. I Rothschild aprirono nel 1821 a Napoli la loro banca in Italia, non a Milano né a Roma.
Gli aiuti della Cassa del Mezzogiorno, che molti dei nostri politici vorrebbero far risorgere per “risolvere” l’emigrazione, furono una schifezza della schifezza della schifezza, per dirla con Eduardo de Filippo: servirono solo ad arricchire le caste politiche locali; non crearono né infrastrutture credibili né posti di lavoro solidi (persino la Fiat ha fallito la sua spedizione dei Mille in Sicilia), dissanguarono tutta la nazione, contribuendo alla fine del Boom economico. Singolare voler ripetere quella schifezza su scala intercontinentale.