Published On: Mer, Set 18th, 2019

Mistero Buffo, 1969: l’anteprima fu interrotta dagli operai, e Dario Fo giurò di non tornare più a Sestri Levante

Riceviamo da Manfredi Vinassa De Regny, residente a Sestri Levante, alcune precisazioni sulla prima rappresentazione assoluta del Mistero Buffo di Dario Fo, opera che gli fruttò il premio Nobel per la letteratura.

Fo negli anni ’50 fu molte volte ospite a Cavi di Lavagna dei cugini di De Regny (la famiglia annovera tra gli altri un Senatore del regno, e Angelo Belloni, inventore della tecnica subacquea, del termine “sommozzatore”, di molte migliorie ai sommergibili, vedere questo articolo su Tigullio News).
Nel “castello” di Cavi dei Belloni (Castello Canevaro, sopra la stazione ferroviaria), Fo teneva banco raccontando le sue storie.
In quegli anni era così povero che aveva una sola camicia, così che le donne di casa gliela lavavano e stiravano per la sera, mentre lui di giorno girava a torso nudo. Il futuro scrittore e show man vagheggiava di diventare pittore, e nel “Castello Belloni” d’estate arrivava anche Emilio Tadini, che in seguito sarebbe diventato un importante pittore. Come poi confessò al Corriere della Sera, allora il Tadini voleva fare l’attore ed era un borghese abbastanza ricco e ben vestito da sembrare un piccolo principe nelle strade di Cavi di Lavagna. I due erano spesso di coppia e fu forse allora che Dario Fo ebbe l’idea di diventare attore e autore.
Al Castello di Cavi arrivavano anche Crepax (l’autore di Valentina) e gente di Sestri Levante come Paolo Lena. La contessa Gabriella Vinassa De Regny creò a Cavi il primo ostello italiano per giovani turisti stranieri, mentre suo marito, il comandante Belloni, progettava nei Cantieri Sangermani di Lavagna un sistema per ricavare energia dalle maree, una cosa poi sviluppata decenni dopo dal CNR e da altri in tutto il mondo.

Dario Fo intratteneva tutti con le sue barzellette, le storie di Caino e Abele, il “grammelot” che già usava. Come tutti -d’estate e nelle vacanze di Natale- indulgeva nelle tresche d’amore.

Anni dopo Dario Fo ritornò sulla costa tra Cavi e Sestri Levante, per la anteprima nazionale di Mistero Buffo. Era il 1969, e Dario si era politicizzato molto a sinistra, così che non guardava in faccia a nessuno e criticava sia la Chiesa cattolica sia la “chiesa laica” del PCI, allora messo in croce da tutto il movimento del ’68.
A un certo punto dello spettacolo -che si tenne all’Ariston- Fo diventava caustico proprio nei confronti del PCI e del sindacato.
Allora un gruppo di operai e sindacalisti della FIT, colpito dal “sacrilegio” e non accettando una critica -anche se “da sinistra”- al Partito, cominciò a rumoreggiare e inveire, tanto che lo spettacolo dovette essere sospeso.
Franca Rame scoppiò in lacrime, scioccata dal fatto di essere stata bloccata non dai fascisti ma dagli stessi proletari.
Lo spettacolo di Sestri rientrava nel circuito ARCI e comprendeva anche un’altra pièce dissacrante: “Legami pure che tanto io spacco tutto lo stesso“… Erano il linguaggio e i modi di quel periodo storico in Italia…

Fo e la Rame giurarono “A Sestri levante non metteremo più piede!“.
Negli anni ’80 poi una delegazione di operai FIT (allora già in pre chiusura) si recò a Milano per chiedere ufficialmente scusa al futuro Premio Nobel.

Dario Fo