Published On: Gio, Lug 18th, 2013

Multinazionali in fuga dall’Italia

Preoccupante analisi del sito Finanza no stop sulla fuga a gambe levate delle multinazionali dall’Italia. Altro che favorirne l’arrivo… Negli ultimi cinque anni hanno detto addio all’Italia tra gli altri: Alcoa (fuggita in Arabia Saudita), Dainese (scappata nella pur conflittuale Tunisia), Carrier (per la Romania), Rossignol (Romania), Sykes Italia (per la Romania), Yamaha (fuggita nella Spagna), Koia (nella ricca e senza tasse Dallas, Texas) e la Schneider Electric. Nokia Siemens ha oi chiuso il settore ricerca di Cinisello (traslocando in Cina), Glaxo il centro di ricerca di Verona e la fabbrica di Baranzate; Electrolux ha dimezzato la propria presenza sul territorio; Motorola il centro di ricerca di Torino, Astrazeneca il sito produttivo di Caponago; Sanofi Aventis la riceca; Pfizer il polo di ricerca oncologica di Nerviano (passato al Servizio sanitario regionale lombardo). Jakob Muller ha spostato tutto in Cina, Merck ha chiuso il centro di ricerca di Pomezia; la giapponese Agc flat glass l’impianto di Salerno; Kering (ex Ppr) la catena Fnac (il ramo d’azienda è stato rilevato da Dps Group, del marchio Trony). E l’elenco potrebbe continuare ancora per molte righe.

La Shell ha messo in vendita circa 1000 pompe di benzina. Con le valigie pronte anche la Bridgestone

ANCHE LE AZIENDE LOCALI TRASLOCANO. Secondo l’ultima ricerca realizzata dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre sono state oltre 27mila le aziende italiane che al 31 dicembre 2011 (ultimo dato disponibile) hanno trasferito all’estero in tutto o in parte la propria attività.
Di queste 2.562 sono andate in Francia dove viene apprezzata la certezza del diritto e la burocrazia ridotta ai minimi termini, seguita da Stati Uniti (2.408 aziende), Germania (2.099 imprese), Romania (1.992 unità produttive) e Spagna (1.925 aziende). Cina è al settimo posto con 1.103 imprese. Fonte. Si noti che la Spagna, pur in crisi, ha però mantenuto la capacità di attrarre capitali e imprese, grazie a tasse basse e burocrazia ridotta.

A spingere alla fuga di capitali e aziende sono i soliti cancri d’Italia: burocrazia, burinocrazia (la predominanza dell’idiota), tasse, lentezza giudiziaria, un sindacato retrogrado e corporativo, la mancanza di politiche pubbliche scientificamente realizzate.

crisi 1929 Jobless_men_keep_going

 

crisi 1929 nex time train relax

 

crisi america 1929 I want a job

Displaying 3 Comments
Have Your Say
  1. Piero ha detto:

    Strano e’ che ancora qualcuno rimane.. Mario Monti :
    …NON DOBBIAMO SORPRENDERCI CHE L’EUROPA ABBIA BISOGNO DI CRISI, DI GRAVI CRISI PER FARE PASSI AVANTI.

    I PASSI AVANTI DELL’EUROPA SONO PER DEFINIZIONE CESSIONI DI PARTI DELLA SOVRANITA’ NAZIONALI a un livello comunitario.

    E’ chiaro che il potere politico ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale POSSONO ESSER PRONTI A QUESTE CESSIONI SOLO QUANDO IL COSTO POLITICO E PSICOLOGICO DEL NON FARLE DIVENTA SUPERIORE AL COSTO DEL FARLE PERCHE’ C’è UNA CRISI IN ATTO VISIBILE E CONCLAMATA”..

    Basta ascoltare.
    http://www.youtube.com/watch?v=V3tFE-jtb90

    /—————/

    Dunque?
    Fare musei e’ il rantolo di un agonizzante.
    E sarebbe il caso di comprendere il motivo di questa morte industriale.

    L’insostenibile peso dei sussidi all’energia RINNOVABILI:
    ..12 miliardi l’anno (da pagare per i prossimi 20 anni) cui bisognerà aggiungere un altro paio di miliardi l’anno per indennizzare (capacity payments) le centrali termiche ..

    http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=11b5d801c85c173f

  2. GIUPPINO ha detto:

    x Cinzia

    denunciali….

  3. cinzia ha detto:

    salve il pezzo in questone è stato illecitamente ripreso da Eocnomiaweb a mia firma (15 luglio)http://www.economiaweb.it/multinazionali-in-20-hanno-detto-addio-allitalia/

Leave a comment

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>