Published On: gio, Nov 29th, 2018

Muretti a secco patrimonio UNESCO: in Liguria sono più lunghi della Muraglia cinese

I muretti a secco dei terrazzamenti realizzati a partire dal primo millennio avanti Cristo (Età del Ferro) sulle colline delle Cinque Terre, se fossero messi in fila, sarebbero lunghi 5.729 chilometri.
Quelli di tutta la Liguria superano i 21.196 km. della Grande Muraglia cinese.
Un lavoro millenario, titanico, incredibile e fantascientifico, se pensiamo che -fra l’altro- il sistema dei muretti a secco è tecnologicamente il migliore per preservare l’ambiente ed evitare insieme le frane sulle colline liguri e la perdita conseguente di preziosa (e rara) terra.

Nelle Cinque Terre negli ultimi decenni gli oltre 5000 km. di terrazzamenti a secco stanno lentamente franando e sgretolandosi. Si perdono terra, contadini, animali e -all’ultimo- sarà colpito anche il turismo… che vive di ammirazione per questi vigneti coltivati in burroni collinari a picco sul mare, e che non può veder franare tutto ciò.

I muretti a secco venivano chiamati in genovese “Maixei”, termine che deriva dal latino maceries  sono costruiti manualmente con pietre del luogo squadrate grossolanamente. Si aveva un ottimo risultato con costo zero della pietra, senza problemi e costi di trasporto (bastava qualche asino).

 Nel dopoguerra in Liguria c’erano 150 mila persone che lavoravano la terra, oggi sono meno di 14 mila, in gran parte anziani.
Peggio che in Calabria o Sicilia o a Ischia, sono arrivati -dopo la fuga dai terrazzamenti a secco- una quantità incredibile di abusi edilizi, coperture di torrenti e ponti fuori norma, frane mai messe in sicurezza, boschi e campi in stato di abbandono. E poi arrivano le alluvioni, che non sono una fatalità ma il risultato di imbecillità ripetute.

Uno studio di Mauro Agnoletti, professore associato di pianificazione del territorio e di storia ambientale all’Università di Firenze, ricorda che nelle Cinque Terre (e in tutta la Liguria) “più che altrove per la particolare conformazione del territorio, si deve fermare la cementificazione e riprendere la cura della terra. …Non c’è via d’uscita -sottolinea Agnoletti- se non si comprende che la presenza dell’uomo come agricoltore è la migliore difesa contro il dissesto. (…)

Su 88 frane esaminate nelle Cinque Terre, il 47,7% è avvenuto in zone di colture abbandonate, e il 44,3% in aree boschive non gestite”.

Ora arriva l’UNESCO, che si congratula con gli otto paesi europei che hanno presentato la candidatura: oltre all’Italia, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera.

Esprimo una grande soddisfazione per la decisione dell’Unesco di riconoscere e premiare la straordinaria bellezza dei paesaggi terrazzati, dichiarando patrimonio dell’umanità i muretti a secco. Un riconoscimento meritato, che dimostra come i valori dell’agricoltura siano riconosciuti come parte integrante del patrimonio culturale dei popoli, e conferma quanto questo comparto sia fondamentale per il nostro Paese”, lo ha dichiarato l’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Mai.

Grazie ai fondi del Psr – piano di sviluppo rurale 2014-2020, dal 2015 a oggi la Regione ha finanziato oltre 100 km² di muretti a secco. “Cercheremo di recuperare ulteriori risorse – dice Mai – lavorando fin da ora alla stesura del Psr 2021-2027, al suo piano finanziario e quindi all’individuazione di risorse congrue affinché non si perdano questi capolavori, che consentono ancora la coltivazione delle nostre fasce”.
Notiamo però che in molte zone, i “nuovi muretti a secco” sono stati realizzati con classici muraglioni di cemento armato, cui poi sono stati apposti sopra piccoli e sottili frammenti di pietra…

I “ciàn” (“terrazzamenti”) di Bargone sopra Riomaggiore