Published On: Lun, Set 2nd, 2013

Musei al posto dell’industria, il cattivo risultato di un modello sbagliato

Interessante articolo de Linkiesta sulla crisi dell’industria del tessuto, a Biella e Prato. Con dati statistici impressionanti. In entrambe le aree industriali si è cercato di ovviare all’assalto delle importazioni dalla Cina con una resa senza condizioni al modello del turismo culturale, applicato all’archeologia industriale per mezzo di musei. Ma Biella non è il Lingotto, e Prato non è Firenze. Troppo poco per sperare di creare nuovi posti di lavoro. Paradigma di una crisi cui non si è saputo minimamente ovviare, nata con la globalizzazione degli anni ’90. A Biella oggi ci sono 800 aziende (erano 1.300 prima della crisi) e 13mila addetti (erano 40mila dieci anni fa). A Prato “15 anni fa si contavano 13mila telai e oggi ce ne sono meno di 2mila, così come negli ultimi dieci anni le aziende tessili si sono ridotte da 5.800 a 2.900 (quasi tutte microimprese) e il fatturato, oggi di circa 3 miliardi, è calato di 1,6 miliardi”.

GENOVA, LA MADRE DEL POST INDUSTRIA PERDENTE ALL’ITALIANA
Quello della trasformazione di territori produttivi in musei a cielo aperto è un vezzo di una parte della sinistra, quasi sempre sbagliato e dannoso. L’esempio più eclatante è Genova, dove il modello è iniziato già nel 1992 con le Colombiadi e la museificazione di una città, pur bella, ma non in grado di competere con Barcellona o con le città d’arte italiane. L’idea era di farne una capitale del turismo. Sballata: meglio Firenze, Roma, Venezia, Napoli o Palermo. Per giunta, così facendo, i genovesi sono andati in concorrenza con le due Riviere. Sballato. Molto meglio il lavoro fatto in Emilia (ma anche lì i musei avanzano), dove alla crisi dell’industria tradizionale (inclusa la ceramica, l’agroalimentare etc.) non si è cercato di ovviare col museo di Borgo Panigale, ma con la Piccola e media industria ipertecnologica, sul modello vincente (per 20 anni) della Lombardia e del Veneto, esteso anche all’agroalimentare. Torino e il Piemonte hanno seguito una strada intermedia tra Genova e l’Emilia. Genova doveva puntare di più e meglio sul porto, la logistica e la crocieristica. Leggere questo articolo per capire quanto svegli siano i nostri concorrenti del Maghreb e quanto rischi di essere una vox clamans in deserto quella del professor Claudio Ferrari…

Colpa di una serie di errori strategici: la storica diffidenza verso l’industria, l’incapacità di capire i meccanismi della nuova industrializzazione e le implicazioni della globalizzazione, la voglia di sostituire i tradizionali soggetti del mercato (i cittadini, ma con una cultura non monopolistica) con le Amministrazioni quali soggetti in grado di produrre ricchezza.

Di fronte a questo modello, il centrodestra non ha saputo contrapporre alcun modello coerente. I risultati della crisi sono una conseguenza di questa duplice inconcludenza. Renzi potrà recuperare il gap con la “Terza via” imboccata da nord Europa, UK e USA già vent’anni fa?

Archeologia industriale, Biella (Linkiesta)

Archeologia industriale, Biella (Linkiesta)

Displaying 2 Comments
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  1. Redazione ha detto:

    Interessante l’articolo sul Fatto. In effetti il macello dell’energia (rigorosamente bipartizan) grida vendetta al cielo. Siamo indietro di due secoli, nella gestione della cosa pubblica. Se non di due millenni.

  2. Piero ha detto:

    Ottimo art. che dovrebbe finire con Mario Monti :
    …NON DOBBIAMO SORPRENDERCI CHE L’EUROPA ABBIA BISOGNO DI CRISI, DI GRAVI CRISI PER FARE PASSI AVANTI.

    I PASSI AVANTI DELL’EUROPA SONO PER DEFINIZIONE CESSIONI DI PARTI DELLA SOVRANITA’ NAZIONALI a un livello comunitario.

    E’ chiaro che il potere politico ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale POSSONO ESSER PRONTI A QUESTE CESSIONI SOLO QUANDO IL COSTO POLITICO E PSICOLOGICO DEL NON FARLE DIVENTA SUPERIORE AL COSTO DEL FARLE PERCHE’ C’è UNA CRISI IN ATTO VISIBILE E CONCLAMATA”..

    Basta ascoltare.
    http://www.youtube.com/watch?v=V3tFE-jtb90

    /—————/

    Dunque?
    Fare musei e’ il rantolo di un agonizzante.
    E sarebbe il caso di comprendere il motivo di questa morte industriale.

    L’insostenibile peso dei sussidi all’energia RINNOVABILI:
    ..12 miliardi l’anno (da pagare per i prossimi 20 anni) cui bisognerà aggiungere un altro paio di miliardi l’anno per indennizzare (capacity payments) le centrali termiche ..

    http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=11b5d801c85c173f

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