Published On: Mer, Giu 25th, 2014

Musica delle 4 province, banditismo in Fontanabuona: iniziative del Lascito Cuneo a Calvari

La sera di sabato 28 giugno, a Càlvari, in occasione della festa patronale di San Pietro, Claudio Cacco (piffero) e Fabio Paveto (fisarmonica) faranno risentire le musiche dell’Appennino delle 4 Province.

Sarà un ritorno all’antica tradizione, un rituffarsi in una atmosfera che i giovani della vallata non hanno assaporato e che i più anziani (per non dire i vecchi) ricordano per sentito dire. Infatti il piffero à stato spodestato, dopo la prima guerra mondiale, dal clarinetto, ripetendo quanto era già avvenuto agli inizi del secolo, allorquando la cornamusa fu sostituita dalla fisarmonica nell’abbinamento col piffero.

Proprio a Calvari, nel museo del Lascito Cuneo, ci sono le prove di questa duplice transizione.  Fra gli strumenti musicali appartenuti a Peetrùn (Cuneo Pietro, scomparso nel 1903) ci sono  canne e  bordoni di cornamusa e un piffero “lungo”, ancora integro, non accorciato come è successo a tutti i pifferi per essere accordati con la fisarmonica. A quanto sembra si tratta di un esemplare unico, sopravvissuto perché rimasto per ottant’anni chiuso in una cassapanca, dopo la morte del suo possessore, che evidentemente a fine ottocento lo suonava ancora con l’accompagnamento della musa. Ma accanto a questo strumento c’è anche il piffero di Meneghin (Domenico Lagomarsino), abbandonato alla metà degli anni ’30 per essere sostituito dal clarino. Un piffero, questo,  con tutta probabilità fabbricato dal Grixu (Nicola Bacigalupo) di Cicagna, ancora oggi famoso per la perfezione dei suoi strumenti.

La serata dedicata al piffero (e alla fisarmonica) è dunque ben giustificata da questi aspetti culturali che hanno destato l’interesse degli studiosi perché gli strumenti del Lascito Cuneo, uniti ad altri ritrovati negli scorsi anni a Montoggio, consentono di ampliare le conoscenze sulla loro evoluzione  e di documentare che anche la Fontanabuona e la valle Scrivia rientravano, fino a circa un secolo fa, nell’area di diffusione del piffero, ora circoscritta alle valli del comprensorio montano dove confinano i territori delle province di Genova, Alessandria, Pavia e Piacenza.

L’ideale, per far rivivere in tutta la sua bellezza l’atmosfera allegra suscitata dall’accoppiata piffero-fisarmonica, è poter dare dimostrazione dei balli che venivano fatti, e che erano ricordati con nostalgia da chi,  anziano negli anni ’50,  da giovane li aveva vissuti. Per fortuna vi sono ancora degli appassionati, sparsi tra Genova, Chiavari e la riviera, che non mancano di accorrere laddove si suona il piffero. Ne è animatore il chiavarese Riccardo Pagliettini, che fa da informatore e chiede ai suoi amici di far passare la voce.  Con loro la serata potrà dirsi completa e l’atmosfera sarà veramente quella di un tempo.

 A Calvari, sabato 28 Giugno  sarà inaugurata dal Vescovo di Chiavari Mons. Alberto Tanasini LA NUOVA SEDE DELLA “CALVARESE” NELL’ANTICA E STORICA  CASA  SARTU’ 

 L’Unione Sportiva Calvarese, che lo scorso anno ha festeggiato il novantesimo della sua  fondazione, avrà una nuova sede sociale. L’inaugurazione sarà fatta sabato 28 alle ore 18 con la benedizione del Vescovo di Chiavari mons. Alberto Tanasini, che alle 20 celebrerà una messa nella vicina cappella per  solennizzare i 550 anni della sua edificazione.

La sede della “Calvarese”, che dagli anni ’60 si trova in un locale dell’edificio scolastico, sarà ora sistemata nell’antistante edificio denominato “Casa Sartù”, che nel 1973  poté essere parzialmente  acquistato dal Comune di San Colombano Certenoli grazie proprio ad un consistente apporto della stessa società sportiva.

L’edificio, restaurato negli scorsi anni secondo le direttive della Soprintendenza su progetto dell’arch. Enrico Queirolo, è venuto ad essere, con la cappella di San Lorenzo e il Lascito Cuneo, uno degli  elementi distintivi di Calvari, pregevole sia per la sua struttura che per la sua storia.

La lapide affissa in facciata lo dice costruito sul finire del XVII secolo dopo la fallita Congiura dei Torre, ma le verifiche fatte dal compianto e illustre prof. Tiziano Mannoni dopo lo scrostamento dei muri e la scoperta di due finestrelle con arco in mattoni, ne hanno portato la datazione indietro di quasi un secolo, fra il 1590 e il 1620.

La sua pianta quadrata, il notevole spessore dei muri, la ripartizione su quattro livelli, la presenza di feritoie al primo piano, lasciano pensare che potesse trattarsi di una casa-torre. In effetti la tradizione locale ne ha sempre riferito l’origine alla Repubblica di Genova, che avrebbe posto un suo presidio in un punto importante dell’antica viabilità e nel cuore di un territorio che a quell’epoca era caratterizzato dal fenomeno del banditismo.

La sede della sportiva sarà all’ultimo piano dell’edificio, mentre al piano sottostante, anch’esso di proprietà comunale, troverà posto la “Sala degli incontri”, un ampio locale destinato ad essere usato da altre associazioni per incontri e riunioni.

 

FATTI  E MISFATTI  NELLA FONTANABUONA DEL XVI SECOLO Sabato 28 presentazione al Lascito Cuneo di una ricerca storica sul banditismo “fontanino”

Alle 16 di sabato, nel giardino del Lascito Cuneo, o nel salone qualora le condizioni del tempo non lo consentissero, si terrà un incontro culturale promosso dalla Società Economica di Chiavari su un argomento che desterà sicuramente interesse e curiosità, se non anche una certa sorpresa: il banditismo nella vallata.

A dare lo spunto a questo incontro è stata una pubblicazione appena uscita nella quale sono illustrate le ricerche fatte dal dott. Paolo Tietz all’Archivio di Stato di Genova andando a mettere mano agli incartamenti dove sono conservati i verbali degli interrogatori giudiziari riguardanti alcuni episodi criminali avvenuti in Fontanabuona nella seconda metà del ‘500.

A quanto pare, a quell’epoca  una delle attività più redditizie, per alcune famiglie “dominanti” che ne avevano aggregato altre in veri e propri clan  familiari, era rappresentata da  estorsioni, ruberie, rapine e talvolta omicidi.

In un ambiente del genere il governo genovese aveva vita difficile anche perché a chi era ricercato bastava oltrepassare il confine sul crinale per rifugiarsi nei feudi imperiali e sfuggire alla giustizia.

La scelta della Società Economica di presentare a Calvari questo studio è stata determinata non soltanto da ragioni per così dire di competenza territoriale,  ma anche dal rapporto che si è instaurato con la Civica Biblioteca del Lascito Cuneo, alla quale proprio lo scorso anno la storica istituzione chiavarese  oltre a donare un migliaio di volumi ha voluto rilasciare un attestato di merito “per l’ideale comunanza di intenti e di voleri al servizio della cultura del territorio”.

La presentazione sarà fatta dalla dott.ssa Rita Guardincerri, responsabile dei musei della Società Economica e delegata ai rapporti con la scuole, ma sull’argomento interverranno anche l’autore della ricerca, la dott.ssa Franca Garbarino promotrice dell’iniziativa e il cultore di storia locale Renato Lagomarsino.

Sede del Lascito Cuneo

Sede del Lascito Cuneo

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