Published On: Ven, Nov 29th, 2013

Nel segno di PAZ! Tutti a teatro nel segno Andrea Pazienza

Domenica 1 dicembre 2013 alle ore 21,30 al Teatro della Lavagnina di Sestri Levante (GE) in Via Aurelia 143/e
NEL SEGNO DI PAZ! Uno spettacolo teatrale in cui prendono vita personaggi e storie creati da Andrea Pazienza.
La rappresentazione segna uno dei primi eventi teatrali promossi da the HUB, il motore culturale promosso da Sestri2023 e si svolge nel segno del primo anno di attività del Circolo Randal di Sestri Levante e del 10° Festival Cinameriche.

Con Antonio Carletti, Milena Fois, Giovanni Landi, Alberto Rizzi, Alessandro Scipilliti,
Drammaturgia e Regia: Antonio Tancredi
Costumi: Milena Fois
Realizzazioni audio digitali: Mauro Marchini e Tristan
Luci: Federico Kata Canibus
organizzazione: Teatrovunque
Costo del biglietto : 6 euro 

Un imperdibile viaggio attraverso i fumetti e gli appunti di Andrea Pazienza, originale autore di fumetti, morto giovanissimo nel 1988.

Intervista bidirezionale su Andrea Pazienza,

con Paolo della Sala e Antonio Tancredi

Volevo dirti una cosa, che io Andrea Pazienza lo conosco, perché ero a Bologna tra il 1977 e il 1981. Ho visto quei piccoli frammenti di libertà e creatività, che sono fioriti per poco e in qualche angolo della città universitaria frequentata da 30.000 studenti.

Io non appartengo a quella generazione, ma alla successiva, che ha letto i fumetti di Frigidaire, e ha cercato di capirne il messaggio qualche anno dopo. Per me il primo mezzo di trasporto per capire l’arte è stato un corso presso la Corte dei Miracoli di Genova. Mentre cominciavo a conoscere dall’interno la macchina teatrale, scoprivo molti autori, dei quali scoprivo la scrittura dentro e dietro ai testi. Nel 1996 sono andato “a bottega” con Giorgio Gallione (Teatro Archivolto), dal quale ho imparato a esperimentare forme e linguaggi nuovi, e a fare qualche piccola regia.

Nella Bologna di Pazienza e radio Alice ho cercato di fare cortocircuito tra politica e teatro. Erano giorni in cui per protesta si faceva lo sciopero della fame, incatenati in Piazza Maggiore, vivendo la stessa vita in 13, legati da una catena. Arrivavano Julian Beck e gli attori del Living Theatre, dagli Stati Uniti, e ci dicevano: “Il vero teatro è quello che fate voi, vivendo in questa piazza”. Eravamo pesci nell’acquario della politica.

Ho fatto qualcosa di simile, meno politico, a fine anni ’90 a Genova, con uno spettacolo itinerante che si rappresentava nelle case delle famiglie genovesi, su invito dei condomini. Si chiamava re Lear, come la tragedia di Shakespeare, ma era più un Re Liar, un testo sulla menzogna e la verità, su finzione e realtà.
Nel 1999 ho iniziato a lavorare sui testi di Andrea Pazienza, autore che avevo rivisitato nel 1988, quand’era morto di troppa droga, o infelicità, non so.

...In quegli anni scrivevo: “L’unico spazio aggregativo, ai bordi della società, è quello concesso a chi vive del consumo di se stesso. Costui paga il prezzo della sua libertà rinunciando a se stesso, pagando non col denaro ma con lo scambio vita-morte”. E’ morta così tutta una generazione… Suicida e volutamente sudicia (punk).

Abbiamo passato tutta un’estate a costruire questo spettacolo, prima in 4 poi in 5 con un’attrice e io a fare soltanto la regia. Mi ha sempre colpito in Pazienza la sensazione che i suoi disegni e i suoi personaggi tendano a uscire dal fumetto, dalla cornice, dalla scena. Si sentono soffocare -come lui, forse- da una comunità, da una “trama” troppo stretti. Sono personaggi in fuga che si rincorrono all’infinito come Achille e la Tartaruga.

Sono storie di ribelli, quelle cantate in quegli anni dai Sex Pistols, dai Clash o, per restare a Bologna, dagli Skiantos e dai Gaz Nevada… E’ quella cultura che attraversò, per un attimo, tutte le avanguardie, e tutte le sottoculture giovanili: mod, rocker, skinhead, rasta, pop. Qualche traccia di Pazienza si ritrova in chiave pop in canzoni come Chicco e Spillo di Samuele Bersani (dove si descrive, senza glorificazioni né indulgenze, come in un micro romanzo di Carver o Pynchon o McCarthy, la storia di due giovani rapinatori), o in quelle di Luci della centrale Elettrica… O come nel romanzo pulp italiano degli anni ’90: Carlotto, Ammaniti, Fois… Tutti figli di quella finestrella di libertà nata nei pochi anni di attività di Andrea Pazienza, nella Bologna che non c’è più.

In effetti Paz aveva tutto un modo per mischiare i dialetti delle sottoculture, e anche i dialetti regionali…

A Bologna c’era una forte presenza di studenti pugliesi e siciliani, insieme coi greci.

I greci anche a Genova. Ricordo bene.

Avete portato in giro di recente questo lavoro?

Sì, siamo stati praticamente in tutta Italia, dal Centro Santa Chiara di Trento alla Fondazione Luzzati. In particolare nel paese di origine di Pazienza, a San Menaio, che è una specie di Eden perduto, bellissimo, dove si stava scoprendo una targa commemorativa in onore di Andrea Pazienza.

Cosa succede in scena?

All’inizio si parte con alcune annotazioni scritte da Pazienza e col ritorno di tre suoi personaggi dalla platea sulla scena. Storie tra il realista e il surreale, com’erano quelle disegnate a fumetti. Poi si finisce con la storia “Penthotal”, ricordando una delle “profezie” di Paz: l’artista sarà riassorbito dal nuovo ordine democratico, politicamente corretto, che si sta delineando. Pazienza è il segno di una frattura tra il vecchio mondo e quello dominato dai nuovi media e dal divieto (di fatto) di creare e di pensare.

Ne scrivevo giusto oggi… “Liberarsi dal Gulag della politica, fuggire dalla Siberia, riprendersi la vita”.

pazienza

Displaying 1 Comments
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  1. Redazione ha detto:

    E’ una bella pièce, lo confermo dopo averla vista.

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