Published On: Ven, Lug 15th, 2016

Nizza, città ligure: 84 morti (10 bambini), massacro di matrice islamica. Gli errori del Dialogo Euro-arabo degli anni ’90

Sono saliti a 84 gli assassinati di Nizza. Addio sogni di normalizzazione, nella Francia in cui l’immigrazione ha portato con sé onestà e forza lavoro, ma anche integralismo e follia.

Nizza è una città “ancora” italiana. La popolazione parla italiano, il dialetto locale è genovese, e sono italiani (10%) o di origine italiana moltissimi dei residenti, tanto più dopo l’immigrazione dal sud Italia che si è avuta negli anni ’50 del ‘900. L’architettura, cibo, tradizioni, tutto è ancora ligure, a Nizza. E in Liguria potrebbero trovarsi i complici dell’infame atto.

Questo attentato è particolarmente orribile, e getta un’ennesima ombra su un’intera religione: è il momento per l’islam di contribuire direttamente alla fine del terrorismo religioso (cominciando dalle dichiarazioni, dalle parole, dalle idee, per poi proseguire con i comportamenti). Questi atti sono anche un attentato contro l’islam. Gli islamici devono esserne consci, e devono agire in fretta, per evitare che l’Occidente diventi teatro di nuovi razzismi e guerre di religione. Il “Vaticano islamico”, cioé l’Arabia saudita in primo luogo, deve smettere di dare contributi a madrasse che sono il primo luogo dove si forma lo jihadismo.

Senza questo atto, ogni parola di integrazione, pronunciata in continuazione come melassa dai tg e dai giornali europei, suona ridicola e controproducente, tanto da far pensare a finanziamenti occulti. Si ha integrazione solo con chi la vuole. A oggi, l’islam e l’Europa hanno sottoscritto, negli anni del Dialogo Euro-arabo (anni ’90) –vedi qui di seguito– un patto di NON integrazione, secondo cui gli immigrati islamici non dovevano essere integrati. Tutto iniziò allora, ed è quello il peccato originale della UE e delle sue nazioni.
Scriveva il grande Albert Camus, rivedendo correttamente la triade della Rivoluzione francese:
LIBERTE’, INEGALITE’, FRATERNITE’…
Siamo tutti uguali nelle opportunità, ma non siamo tutti uguali nei comportamenti e nelle idee.

La genesi del dialogo euro-arabo,
di Bat Ye’Or (2005)

Nel 2001 la giudeofobia colpì l’Europa, in coincidenza con una intensificazione dell’intifada Al Aqsa, iniziata il 30 settembre 2000. Una simultaneità non casuale. In Europa i governi, alcune Chiese e i media, accettavano di fatto la strategia del terrore. La tolleranza di cui gli europei diedero prova equivaleva a un incoraggiamento. L’eliminazione di capi terroristi fu qualificata come “assassinio”. Mentre i macellai di Hamas venivano finanziati e gratificati col titolo di “combattenti” e “attivisti”, e la stessa Hamas con quello di “resistenza”, Israele venne isolata e accusata –senza mezzi termini- di esercitare il “terrorismo di stato”…

La convergenza politica dell’Unione Europea (UE) con l’OLP e con l’insieme dei paesi arabi, è il punto conclusivo di un lungo processo. Con qualche sfumatura, le politiche antiisraeliane perseguite sulle due sponde del Mediterraneo presentano caratteristiche simili. La giudeofobia del XXI secolo si radica in una rete transnazionale nata dalla politica euro-araba degli ultimi 30 anni. Nonostante ciò i cittadini europei restano sostanzialmente estranei a questo processo, sebbene siano stati sottoposti negli ultimi 30 anni a una massiccia campagna mediatica antiisraeliana. (…)

Il punto di partenza: l’embargo sul petrolio

Dopo la guerra arabo-israeliana del 1967, la Francia guidò la politica europea contro Israele. Parigi non perdonava la vittoria di Israele contro Egitto, Siria, Giordania, Palestina, sostenuti dai paesi arabi e socialisti. Nelle sedi internazionali la Francia votò tutte le risoluzioni arabe contro Israele e decretò un boicottaggio unilaterale sulla vendita di armi allo Stato ebreo (1969). In questa prospettiva la Francia mise a punto con la Libia i punti di un Dialogo Euro-Arabo (DEA).

La guerra del 1973 e il successivo rialzo del prezzo del greggio, utilizzato come arma di pressione mondiale, accellerò il progetto: dopo la disfatta, i paesi arabi quadruplicarono il prezzo del petrolio, ordinarono una riduzione della produzione e imposero un embargo contro Stati Uniti e Olanda considerati troppo favorevoli a Israele. I paesi consumatori vennero classificati come paesi amici, neutrali o nemici. Ben presto, i nove paesi che allora formavano la CEE, riunitisi a Bruxelles il 6 novembre 1973, proclamarono una Risoluzione congiunta che s’allineava in toto con la politica franco-araba, e decisero un embargo unilaterale sulla vendita di armi allo Stato ebreo. Come nel 1967, Israele veniva punita per la sua vittoria contro nemici decisi allo sterminio.

Nella risoluzione, la CEE introduceva tre punti: 1. l’inamissibilità dell’acquisizione di territori con la forza ; 2. l’obbligo per Israele di ritirarsi sulla linea di armistizio del 1948 ; 3. l’inclusione dei «diritti legittimi dei Palestinesi» nella definizione della pace.

Formazione di un blocco economico euro-arabo

(…) La volontà del « dialogo » venne confermata dal presidente Georges Pompidou e dal cancelliere Willy Brandt nel corso di un incontro il 26-27 novembre 1973. Il 15 dicembre 1973 il presidente francese convocò un summit a Copenhagen per esaminare i modi di collaborazione tra i paesi della Lega Araba e quelli della CEE. Erano stati invitati quattro ministri arabi. [Segue la ricostruzione di alcuni passaggi costitutivi del DEA: la Conferenza di Damasco (1974), organizzata dalla Associazione interparlamentare di Cooperazione Euro-araba, nella quale gli arabi posero alcune condizioni politiche agli accordi economici, tra le quali, il ritorno ai confini del 1948, ma insieme la islamizzazione di Gerusalemme, il riconoscimento dell’Olp, la necessità di effettuare pressioni sugli Stati Uniti allo scopo di allontanarli da Israele].

La conferenza di Damasco decretò la creazione di un Segretariato permanente, formato da 350 membri, nominato dal gruppo di Cooperazione Euro-arabo, la cui sede venne posta a Parigi. Il Dialogo venne strutturato in diversi gruppi di lavoro incaricati della pianificazione di progetti congiunti nel campo industriale, commerciale, scientifico, culturale e sociale. La Conferenza araba di Rabat (ottobre 1974) parlava di “Nazione Araba” senza riferimenti ai Palestinesi. Per gli arabi, il dialogo con l’Europa doveva continuare fino al raggiungimento di questi obiettivi.

Il 10 giugno 1975 una delegazione della CEE incontrò al Cairo i rappresentanti di venti paesi arabi e dell’OLP. Più di trenta paesi erano coordinati da un Comitato generale, formato da ambasciatori e specialisti di geopolitica ed economia. CEE e Segretariato della Lega Araba erano rappresentati a livello politico… La contrattazione tra le due parti era definita con chiarezza: accordi economici con l’Europa in cambio dell’allineamento europeo alla politica araba concernente Israele.

Negli anni successivi la collaborazione venne rinforzata con riunioni (scadenziate ogni sei mesi), e con diverse iniziative a livello mondiale: (Roma, 24 luglio 1975; Abu Dhabi, 27 novembre 1975 ; Luxembourg 18-20 maggio 1976 ; Bruxelles, alcune volte nel 1976; Tunisi, 10-12 febbraio 1977). I membri del Secrétariat permanent pour la Coopération Euro-Arabe effettuarono numerosi viaggi negli Stati Uniti per spostare gli USA verso le tesi dell’OLP. Alcuni gruppi di lavoro studiarono i metodi opportuni per orientare l’opinione pubblica europea e internazionale in favore dell’OLP. Secondo Al-Mani, l’OLP «utilizzò con successo il patrocinio del DEA [Dialogo Euro-Arabo] per migliorare la sua diplomazia in Europa.» (…)

Gli accordi di pace israelo-egiziani di Camp David (1977-78) raffreddarono l’azione del gruppo DEA. La Lega Araba ricusò gli accordi con gli israeliani ed espulse l’Egitto. I paesi arabi erano irritati per l’ingerenza americana nella regione, che andava a detrimento di quella europea, controllata dal processo di cooperazione economica in corso. La Francia evitò di riconoscere gli accordi, accolti positivamente dagli altri paesi della CEE, ma – con “riserva” (su indicazione della Francia).

Il DEA comunque continuò l’attività: la 4° riunione della Commissione generale, avvenuta a Damasco (9-11 dic. 1978), approvò la creazione di un Centro in Kuwait, destinato all’interscambio tecnologico. Secondo Al-Mani, nella “Dichiarazione congiunta di Damasco, articolata in 14 punti, il DEA definiva i princìpi di una politica dell’emigrazione che garantiva agli immigrati arabi in Europa uguaglianza economica con i residenti e rappresentanza legale (…)” E’ vero che i dispositivi del DEA stabilivano una reciprocità, però questa era puramente teorica, perché mai nessun paese arabo avrebbe dovuto naturalizzare milioni di emigranti europei (…)

Nel corso della riunione svolta in Lussemburgo nel 18-20 maggio 1976, si definì ulteriormente l’organizzazione del DEA, che veniva ripartito in tre organismi: 1) Commissione generale; 2) gruppi di lavoro; 3) Comitato di coordinamento. Le sedute si tenevano a porte chiuse e senza trascrizione scritta degli interventi. Solo la Commissione poteva pubblicare un riassunto delle decisioni prese ed emettere un comunicato congiunto.

Nascita di Eurabia

Eurabia è il titolo di una pubblicazione edita dal Comité Européen de Coordination des Associations d’Amitié avec le Monde arabe (con sede a Parigi) e realizzato in collaborazione col Middle East International (Londra), con France-Pays Arabes (Paris) e il Groupe d’Etudes sur le Moyen-Orient di Ginevra.

Nel numero 2 della rivista (luglio 1975), Eurabia pubblicava le risoluzioni votate all’unanimità dalla Assemblée Générale de l’Association Parlementaire pour la Coopération Euro-Arabe a Strasburgo (giugno 1975). L’Associazione raggruppava più di 200 membri dei Parlamenti dei paesi d’Europa occidentale, rappresentanti di diverse tendenze politiche. Ciò significa che il consenso verso il programma di intesa euro-araba riguardava l’intero scacchiere politico europeo.

L’editoriale di Eurabia specificava «la necessità di una intesa politica tra l’Europa e il mondo arabo come base degli accordi economici» e sanciva l’obbligo europeo di «comprendere gli interessi politici ed economici del mondo arabo.» Il dialogo euro-arabo doveva esprimere «una volontà politica comune». Questa conditio sine qua non con i paesi della Lega Araba necessitava della creazione, in Europa, «di una opinione pubblica» favorevole agli arabi. Quest’ultima questione era stata esaminata dagli esperti della Association de Solidarité Franco-Arabe e dell’Assemblée Générale de l’Association Parlementaire pour la coopération Euro-Arabe, a Strasburgo.

«Se vogliono davvero cooperare col mondo arabo i governi europei e i dirigenti politici hanno l’obbligo di contrastare il denigramento degli arabi nei loro organi di informazione. Devono affermare la loro fede nell’amicizia euro-araba e il loro rispetto verso il contributo millenario degli arabi alla civilizzazione universale. Questo contributo e la sua applicazione pratica saranno tema del nostro prossimo numero.». (Editoriale)

Le esigenze politiche arabe concernenti le condizioni del Dialogo non si limitavano solo a Israele. Riguardavano dunque la stessa Europa. M. Tijl Declerq, membro belga della Association Parlementaire pour la Coopération Euro-Arabe, sottomette alla commissione economica della sua associazione uno studio sulle condizioni della cooperazione, che viene richiamato da Eurabia, col titolo: “Un punto di vista europeo”.

Nel testo si ribadisce che la “cooperazione economica euro-araba deve risultare da una volontà politica.” In altre parole, gli scambi economici erano subordinati al sostegno della CEE alla guerra araba contro Israele. L’autore belga prevedeva una cooperazione economica basata sullo scambio di mano d’opera e materie prime arabe –il petrolio evidentemente- con i prodotti della tecnologia europea.

«Une politique à moyen et à long terme doit être élaborée dès maintenant afin de réaliser une coopération économique par la conjugaison des réserves de main-d’oeuvre et de matières premières arabes, de la technologie et du “management” européens».

E’ plausibile pensare che sia stata questa clausola a originare, a partire dagli anni ’70, la massiccia emigrazione araba in Europa. Secondo M. Declerq, il riciclaggio dei petrodollari doveva realizzare l’interdipendenza dell’Europa occidentale e dei paesi arabi per “arrivare gradualmente a una integrazione economica completa e possibile”. Ma l’integrazione euro-araba sarebbe rimasta teorica senza la realizzazione dell’obiettivo politico, cioè la guerra contro Israele.

Dunque: «Una volontà politica reale dev’essere alla base dei concreti progetti di cooperazione e deve manifestarsi a tre livelli: in ogni Stato, a livello continentale, a livello mondiale.» …Riunioni preparatorie comuni e convegni dovevano essere «moltiplicati a tutti i livelli… in modo da arrivare a posizioni comuni.»

I propositi di M. Declerq vennero integrati in toto nelle risoluzioni della Association Parlementaire pour la Coopération Euro-Arabe, riunita a Strasburgo (7-8 giugno 1975), publicate in Eurabia. La sezione politica aveva tre temi: la politica europa nei confronti di Israele, la creazione di un movimento di opinione favorevole agli Arabi, l’accoglienza degli immigrati musulmani in Europa.

Per quanto riguardava Israele la Associazione si allineò con le posizioni arabe in favore del ritorno alla linea di confine del 1948, in contrasto con la risoluzione ONU 242. (…)

Eurabia come entità culturale

La Risoluzione culturale conteneva molte affermazioni di principio tra le quali:
« Riconoscere il contributo storico della cultura araba allo sviluppo europeo;
Sottolineare l’apporto che i paesi europei possono ancora ricevere dalla cultura araba, specialmente nel campo dei valori umani » (…)

L’Associazione richiamava lo sviluppo dell’insegnamento della lingua e cultura arabe in Europa:  « Auspicando che i  governi europei rendano disponibili ai paesi arabi mezzi massivi per la partecipazione dei lavoratori immigrati e delle loro famiglie alla vita culturale e religiosa araba. »

L’Associazione faceva appello alla stampa, ai gruppi di collaborazione e all’incremento del turismo per modificare l’opinione pubblica in favore del mondo arabo. Essa « richiede ai governi dei Nove stati membri di sviluppare il settore culturale del dialogo euro-arabo in uno spirito costruttivo, accordando una grande priorità alla diffusione della cultura araba in Europa.

Richiede ai governi arabi di riconoscere le conseguenze politiche di una cooperazione attiva con l’Europa nel settore culturale ».

La Risoluzione terminava con una condanna e una accusa contro Israele : « …condanna, pur riconoscendo il diritto all’esistenza dello Stato di Israele, la volontà sionista di sostituire sul territorio palestinese la cultura ebrea a quella araba, allo scopo di privare il popolo palestinese della sua identità nazionale; Considerando che effettuando scavi nei luoghi santi dell’Islam nella zona occupata di Gerusalemme Israele ha commesso una violazione del diritto internazionale, nonostante il parere negativo della Unesco » (…)

La riunione di Strasburgo fu seguita da un simposio del Comitato misto di tecnici ed esperti, tenuto al Cairo il 14 giugno del 1975, nel quale si delineava una prima formulazione dei principi generali del dialogo euro-arabo. Il Memorandum congiunto della riunione nella Introduzione precisava che « Il dialogo è frutto di una volontà politica comune svoltasi al più alto livello, la quale ha lo scopo di stabilire relazioni speciali tra le due parti. » Si ribadiva il dialogo aveva preso avvio alla fine del 1973 con la dichiarazione dei Nove membri CEE del 6 novem­bre 1973 riguardo la situazione in Medio-Oriente. (…)

Sviluppi: ingerenza araba nella CEE

Nel mettere in relazione diretta economia e politica, si può constatare la differenza tra le prospettive CEE e quelle della Lega Araba. La CEE cerca vantaggi economici e profitto, per mezzo di una strategia di espansione nei mercati internazionali, soprattutto nel settore petrolifero, nel commercio, nella produzionene industriale. L’azione della CEE si caratterizza per il pragmatico affarismo dei tecnocrati che elaborano i programmi di aiuti e di sviluppo, e che al tempo stesso realizzano vendite massicce di armi, di armamenti missilistici e nucleari (come Osirak in Irak), nonchè lo sviluppo dell’interscambio commerciale.

«Gli europei e gli arabi, per mezzo della loro sempre maggiore interdipendenza possono estinguere la fonte di « irritazione politica » che li riguarda : il problema di Israele, potranno così dedicarsi alle fatiche di Ercole che restano da compiere. » (Edmond Völker, ed., Euro-Arab Cooperation. Europa Instituut, University of Amsterdam, Amsterdam, The Netherlands, A.W. Sijthoff, Leyden, 1976, p. 179.)

(…) Il DEA divenne –soprattutto per quanto riguardava la Francia- l’unificatore della diplomazia delle due parti. In tutte le sedi internazionali la CEE si allineava sulle posizioni antisioniste arabe. Veicolo di legittimazione e propaganda dell’OLP, il DEA procurò all’organizzazione riconoscimento diplomatico e conferì ad Arafat e ai suoi movimenti terroristi onorabilità e statura internazionale. All’interno del DEA  si realizzava intanto la politica anti israeliana, sia all’interno dei singoli Stati, nelle Organizzazioni Internazionali, come nei sindacati, nelle universtià, nei media. Il DEA diffonde e rende viva in tutta l’Europa la demonizzazione e la diffamazione di Israele [che fino a pochi anni prima aveva goduto del consenso popolare, di fronte ai numerosi attacchi armati subiti].

A livello geostrategico la Cooperazione fu uno strumento per sviluppare l’antiamericanismo in Europa, mirando a separare e indebolire la cooperazione con gli USA per mezzo dell’incoraggiamento di atteggiamenti ostili e denigrando continuamente la politica americana in Medio Oriente.

La sincronizzazione dell’importazione di mano d’opera islamica in Europa con l’export di prodotti europei nei paesi arabi, ha permesso il trasferimento definitivo di milioni di immigrati, con un processo senza precedenti nella storia quanto a rapidità e ampiezza. (…)

Il lassismo dei governi europei fu aggravato dalla decisione di attribuire ai paesi arabi la facoltà di esportare, insieme agli immigrati, anche culture e comportamenti tradizionali (Dichiarazione DEA a Damasco, 11 sett. 1978). Il trasferimento culturale in Europa, integrato dall’immigrazione di milioni di persone dall’Africa, dal M.O. e dall’Asia, era già stato pianificato nel corso del seminario Euro-arabo tenuto presso l’università di Venezia nel marzo del 1977, il quale riguardava «  I mezzi e le forme di cooperazione per diffondere in Europa la lingua araba e la sua civiltà letteraria. »  Il Seminario venne organizzato dall’Is­tituto per l’Oriente di Roma e dalla Facoltà di Lingue, sezione Letteratura araba, dell’Univer­sità di Venezia. Tra i partecipanti figuravano 14 rappresentanti delle università arabe, 19 arabisti europei, numerose personalità legate al mondo musulmano, nonché il rappresentante dell’Istituto Pontificio di Studi Arabi, di Roma. Il Seminario era inserito nel contesto del DEA, aveva cioé l’assenso del presidente della CEE e dei ministri degli Esteri di ogni paese presente. [Euro-Arab Dialogue. The Relations between the two cultures. Acts of the Hamburg symposium April 11th to l5th 1983. English version ed. by Derek Hopwood, Croom Helm, Londres,1983, si vedano le raccomandazioni a proposito del Seminario di Venezia, pp. 317-323.)

Le esigenze culturali del blocco arabo

Già a partire dagli anni ‘70 la politica dell’emigrazione, integrata nell’ideologia politico-economica del DEA (1973), non proponeva il trasferimento di individui desiderosi di integrarsi nel paese di accoglienza [anzi, l’esatto opposto]. Il DEA pianificava l’impianto nel tessuto laico europeo di milioni di individui, arrivati non per integrarsi ma con la garanzia di poter godere, nel paese di accoglienza, il diritto di mantenere integra e compartimentata la propria civilizzazione. La pusillanimità della CEE facilitò la formazione di gruppi ostili al contesto europeo, nei quali gli emigrati ricusavano le istituzioni laico-statali, considerate inferiori alla sha’riah di Allah. In questo modo ogni possibile integrazione veniva esclusa fin dalle origini del movimento migratorio… 

La CEE [anche in seguito] esige da Israele il ritorno alle linee dell’armistizio del 1948. Il rifiuto di riconoscere il diritto di avere come capitale Gerusalemme implicava la  non liceità e la negazione della storia del popolo ebreo. La CEE adottò il mantra arabo secondo il quale la questione palestinese è la chiave magica per risolvere ogni conflitto mondiale. Così l’Europa abbandonò i cristiani libanesi al massacri [più gravi di quello di Sabra e Chatila, peraltro falsamente attribuito agli israeliani] e condannò i cristiani che ancora vivono nei paesi arabi alle persecuzioni della dhimma.

Sul piano demografico la politica di immigrazione attuata da CEE e UE diede realtà ai propositi di islamizzare l’Europa, ad esempio garantendo una base legale e logistica agli Istituti di cultura islamica. Le reali cifre della immigrazione vennero dissimulate al grande pubblico, come se fossero un segreto di Stato. L’export nel paese ospite di leggi culturali e religiose, caso unico nella storia dell’emigrazione, venne incluso negli accordi tra CEE/UE e Lega Araba come un diritto inalienabile. Eppure ciò è l’ostacolo principale a ogni  integrazione possibile, anche perché i legami con i paesi di origine vennero incoraggiati e mantenuti saldi con una serie di accordi a più livelli.

I Saint-Just europei dell’antirazzismo riuscirono a soffocare il dibattito sull’insicurezza, la criminalità e il fanatismo religioso che crescevano in alcuni settori di una popolazione che rifiutava l’integrazione. Questa politica suicida venne sostenuta dagli apparati di ogni tendenza politica e religiosa.

L’infrastruttura culturale del DEA permise l’import in Europa dei pregiudizi anticristiani e giudeofobici contro l’Occidente e Israele, da parte di islamici tra i quali si diffondeva la cultura del jihad. Proprio in quegli anni lo jihad servì ad alimentare il nuovo terrorismo. Molti emigrati ne divennero i vettori e diffusori all’interno stesso dell’Europa, col silenzio complice di accademici, politici, e di tutto l’apparatnik del DEA.  Il disprezzo per la cultura giudeo-cristiana « infedele »  si esprimeva nell’affermazione della grandezza della civilizzazione islamica, alla quale si sarebbero abbeverati gli studiosi europei. (…) Queste assurdità, ripetute con rispetto dai ministri d’Europa, costituiscono in realtà uno dei princìpi del mondo arabo, secondo il quale le civiltà degli infedeli sono « inferiori ». Lo stesso termine « civilizzazione giudeo- cristiana» è rigettato dai musulmani fondamentalisti secondo i quali esiste soltanto la civilizzazione islamica che ingloba –per tramite di Abramo, profeta musulmano- ebrei e cristiani. [Ecco perché molti politici e accademici europei non parlano di civiltà giudeo-cristiana ma di civiltà dei « figli di Abramo ». ]

 L’espansionismo culturale e religioso islamico [che trionfa in Africa, dopo essere stato sconfitto in Asia], è parte integrante del DEA: l’UE ripudia le sue radici e ricusa il cristianesimo. Il furto della memoria storica dell’Europa, al cui posto viene innestata la concezione islamica della storia, produce la diffusione di una pseudo-cultura negazionista e colpevolizzante, nella quale la venerazione del mito andaluso copre e soffoca la realtà di massacri e le devastanti invasioni musulmane attraverso i secoli.

L’ossequio degli accademici sottomessi al potere politico, a sua volta interamente dominato dal materialismo economico, richiama alla mente i peggiori periodi di declino dell’intelligenza. La censura nei confronti delle idee aliene ai diktat europei, il soffocamento massiccio del multiculturalismo e del pluralismo delle idee, applicato col mezzo soft del politicamente corretto, è mutuato dai paesi arabi insieme alla cultura dell’odio nei confronti di Israele. Tutto ciò ha condotto all’esclusione di fatto e al boicottaggio delle università israeliane da parte delle università europee, una oscenità culturale che richiama il Terzo reich.

L’antisemitismo/antisionismo arabo fu impiantato in Europa nel quadro concettuale realizzato dal DEA, la sua pianificazione guida l’opinione pubblica verso il sostegno della causa araba. Il mondo arabo-islamico teleguida l’Europa per renderla esecutrice della sua politica anti israeliana.

La macchina mediale e politica del DEA ha portato l’Europa a ospitare i terroristi palestinesi sul suo territorio, giustificando e legittimando il terrore contro Israele, finanziando le infrastrutture terroriste e l’educazione all’odio praticata nelle scuole arabe. Non a caso l’UE è stata il maggior contribuente dell’UNRWA, [Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi] alla quale ha fornito il 38% del budget. (…).

Nel 2000-2002 l’Eurabia ha preso il posto dell’Europa. In Eurabia la concezione islamica della storia ha soppiantato il ricordo della jihad, della dhimma, che hanno formato le relazioni dei musulmani coi non-musulmani dal VII secolo a oggi. La cultura d’Eurabia è una miscela di odio contro l’ebraismo, il cristianesimo e contro l’America. I politici e intellettuali che hanno guidato la nascita di questo nuovo Asse politico-culturale sono gli stessi che minimizzano l’esistenza di un’ondata antiebraica in Europa, ondata che essi stessi hanno reso possibile e che attizzano da trenta anni. (…)

Se l’Europa sparirà, sarà a causa di meri interessi economici e di errori nella sua politica internazionale. Il Dialogo Europeo-Arabo (DEA), che ha legato l’economia europea alla politica araba avversa a Israele e all’Occidente, è stato causa della deriva europea verso la sfera di influenza e di potere arabo-islamica.

Gli apprendisti stregoni hanno scoperchiato l’ennesimo Vaso di Pandora.

(Traduzione e riduzione di Paolo della Sala)

Riferimenti bibliografici

Saleh A. Al-Mani, The  Euro-Arab Dialogue. A Study in Associative Diplomacy, ed. Salah Al-Shaikhly, Frances Pinter (Publishers), Lon­dres, 1983, p.48. Vedere inoltre, a cura di Jacques Bourrinet, Le Dialogue Euro-Arabe, Economica, Paris 1979.

Documents d’Actualité Internationale (DAI), 1974, n°l, pp.2-3.

Françoise de la Serre, «Conflit du Proche-Orient et Dialogue Euro-Arabe: La Position de l’Europe des Neuf ».

Seconda Conferenza islamica, Lahore, 24 febbraio 1974, in DAI, 1974, n° 14, pp. 274-81.

DAI 1974,  Conferenza di Capi di Stato Arabi (Algeri, 26-29 novembre 1973) Déclaration de politique Générale (Algeri, 28 novembre 1973) (Fonte: Conférence des Chefs d’Etat arabes) n°7, pp.122-26).

Bat Ye’or, Juifs et Chrétiens sous l’Islam. Les dhimmis face au défi intégriste, Paris, Berg International, 1994, p. 252.

 Euro-Arab Dialogue. The Relations between the two cultures. Acts of the Hamburg symposium April 11th to l5th 1983. English version ed. by Derek Hopwood, Croom Helm, Londres,1983, Raccomandazioni sul Seminario di Venezia, pp. 317-323.

DAI, 2 settembre 1977, n° 35, Consiglio d’Europa (Londra, giugno 1977) p.137. Dichiarazione dei Nove sul Medio-Oriente (Londra 1977) Testi ufficiali, pp.666- 67.

1977, n° 44, ONU, Assemblea Generale, Documento ufficiale, pp.854-55.

Rifiuto dell’espressione « giudeo-cristianesimo »: Bruno Etienne, La France et l’islam, Paris, 1989, Hachette, p.l89.

The Dhimmi: Jews and Christians under Islam, Fairleigh Dickinson University Press; Rev&Expand edition (Aprile 1985);

The Decline of Eastern Christianity under Islam. From Jihad to Dhimmitude: 7th – 20th Century, Farleigh Dickinson University press/Associated University press (1996);

Islam and Dhimmitude. Where Civilizations Collide, Farleigh Dickinson University Press, (2002);

LE DHIMMI: Profil de l’opprimé en Orient et en Afrique du Nord depuis la conquête arabe, Anthropos, 1980;

Les Chrétientés d’Orient entre Jihâd et Dhimmitude: VII-XX siècle, Le Cerf, 1991;

Juifs et Chrétiens sous l’Islam: les dhimmis face au défi intégriste, Berg International, 1994; Seconda edizione : Face au danger intégriste:  juifs et chrétiens sous l’Islam, Berg International, 2005.

Un attentato in Israele

Un attentato in Israele. Per decenni abbiamo ignorato le stragi in Israele, come agli inizi del nazismo…

Leave a comment

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>