Published On: Mer, Gen 18th, 2017

Non criminalizziamo i ricchi: creano ricchezza anche per i poveri

Nei giorni scorsi abbiamo assistito al solito sport pre-Ottocentesco del criminalizzare i ricchi perché sono loro a  non “fare arricchire i poveri”. La tesi che ipotizzo qui è che la prima causa di povertà è la macchina burocratica degli Stati, dedita alla “redistribuzione”. E’ la redistribuzione ai poveri (esclusi i ruoli chiave dello Stato: Sanità e Sicurezza) ha produrre povertà.

Nel caso delle ripetute impiccaggioni mediatiche dell’idea di ricchezza, per esempio coni dati sugli 8 più ricchi del mondo che hanno più denaro di miliardi di poveri, si tratta di una macchina di distrazione di massa.
Bisogna infatti confrontare il reddito con lo standard e il costo della vita di una nazione. Chi criminalizza un industriale che paga un ragazzo un dollaro al giorno, da un lato ignora che con quel dollaro in Etiopia o Ghana quel ragazzo darà da mangiare e da studiare alla famiglia, e potrà col tempo creare una classe media e un’industria nazionale; dall’altro lato poi -in Europa- lo stesso legalitario difende il “povero senegalese” che vende merce contraffatta in strada, illegalmente e sfruttato da gang semicriminali.
La cultura pseudosocialista che ha guidato la decolonizzazione ha quasi sempre posto le basi per la mancata formazione di una vera borghesia libera e liberale in quelle nazioni. Ha cioé agito in favore delle multinazionali colluse con la politica locale nazionale e socialista, uccidendo il vero sviluppo di quelle nazioni, come e più delle gang economiche.

Le statistiche sono vere, ma vengono utilizzate per produrre invidia sociale (però si criminalizzano  Trump o gli Agnelli, ma non Messi). La denigrazione del ricco nei Paesi anglosassoni e nordeuropei non esiste affatto (anzi, ci si complimenta con chi è stato bravo a creare ricchezza). L’argomento che la ricchezza di uno produce la povertà di 1000 altri va infatti rovesciato: Il socialismo reale, in cui si è tolta la ricchezza ai pochi per distribuirla ai molti, ha creato e distribuito più povertà per tutti. Di consequenza ha dimostrato che chi crea ricchezza per sé, la crea anche per gli altri. Quindi: avere più ricchi equivale a distribuire più ricchezza. La distribuzione non può essere nemmeno fatta coi criteri statalisti di destra e sinistra, invalsi nell’Unione Europea che è succeduta in versione politicamente corretta all’Unione Sovietica. La ricchezza in Europa è soffocata dalla macchina burocratica incaricata di “equilibrare” la ricchezza, che porta alla semipovertà, eccetto le nazioni che perseguono il nuovo nazionalismo economico e che, pur guidando l’Europa, la deprimono.

Altro è l’unica cosa per cui invece lottare è sacrosanto: farla finita con la ricchezza prodotta illegalmente: è evidente che il narcotrafficante messicano produce solo danni all’economia -diretti e indiretti (perché per esempio incrementa i costi della Sanità, aumentando il numero dei drogati).
E’ altrettanto evidente che un industriale che apre la sua attività non arricchisce solo se stesso ma crea lavoro a sue spese e a suo rischio, e ciò è valido in ogni nazione, soprattutto se sottosviluppata.