Published On: Ven, Gen 13th, 2017

Nuovo porto di Santa Margherita ligure: ecco la versione di Carannante

Dopo anni di battaglie, porto si porto no, imprenditori indecisi e amministrazione pubblica silente si chiarifica ancora una volta la assoluta necessità di sviluppare in città una soluzione popolare per la riqualificazione del fronte mare.

Il progetto della società popolare dopo un primo avvio, si è trovata ad affrontare le resistenze di tutti i poteri cittadini, politica compresa, di maggioranza e opposizione perché una sua eventuale riuscita non sarebbe interessata al dominio, ma al bene comune.

Oggi ci troviamo di nuovo a chiedere dopo i fallimenti politici e imprenditoriali un incontro con la pubblica amministrazione per il progetto di società popolare per la gestione e il rinnovo del porto di Santa Margherita Ligure proponendo per l’ennesima volta una bozza da sottoporre agli amministratori pubblici, ai progettisti, alle società proponenti:

La società popolare (partecipata) assegnataria della concessione nella nostra proposta dovrà essere composta da tre soggetti:

1) I cittadini di Santa in quanto titolari di un valore economico (il marchio: “Portodisanta”) corrispondente al medesimo valore che l’imprenditore intende investire;

2) L’imprenditore per la quota indicata nel suo piano industriale, identica alla quota della città.

3) Il comune per la quota minima di partecipazione (1.000 euro simbolici?) Le tre quote hanno il seguente valore in percentuale nel consiglio: 49% all’imprenditore, 49% ai cittadini, 2% al comune.

E’ logico disporre che i cittadini partecipanti debbano avere dei requisiti come essere residenti in città da alcuni anni e i medesimi partecipano alle assemblee con possibilità di voto identico per tutti senza la possibilità di ammettere soggetti associati (comitati e associazioni varie) -Il valore economico complessivo del bene sarà dunque corrispondente al doppio dell’investimento + i 1.000 euro del comune.

-Nel caso che l’imprenditore necessiti di ulteriori investimenti, una specifica clausola prevederà l’aumento automatico di un importo corrispondente nel valore del “marchio”.

-La quota del 49% dei cittadini e quella comunale del 2% non danno diritto ad alcun dividendo poiché già remunerati dal canone di concessione che l’imprenditore dovrà comunque corrispondere.

-All’interno della quota del 49% in capo all’imprenditore potrà trovare una successiva collocazione (da prevedere in stesura dell’accordo) una compartecipazione, di modello socializzante, e fino al 33% della quota dell’imprenditore, di una componente giovane di addetti alle specifiche funzioni dell’intera area portuale. Tale componente avrà esponenti in consiglio di amministrazione e dividendi a fine anno.

Gli ampliamenti del progetto “Porto Cavour”