Published On: Sab, Mag 13th, 2017

Oggi Conferenza su Leone Garbarino, repubblicano e predicatore valdese

Oggi alle 16:30, presso la sala conferenze dell’hotel Monterosa a Chiavari (v. Marinetti 6), si svolgerà una conferenza su Leone Garbarino, al quale è intitolata la sezione chiavarese del Partito Repubblicano Italiano (e Chiavari è una città mazziniana). Ma Garbarino fu anche partigiano e predicatore protestante, fondatore della chiesa valdese-battista di corso Garibaldi. La sua vita è la cifra di un’altra storia, non legata ai grandi soggetti politici e religiosi, ma forse -proprio per questo motivo- molto più vicina alla libertà e alla libera fede.

Biografia (tratta da Academia.edu)
Ricordare Leone Garbarino a sessant’anni dalla scomparsa (avvenuta a fine gennaio del 1953) vuol 
dire soprattutto ripercorrere due momenti nella vita di Chiavari assolutamente minoritari, cioè il protestantesimo e il mazzinianesimo. Perchè Garbarino fu profondamente protestante e mazziniano, fin dall’inizio della sua vita, ed entrambe le fedi egli le mantenne fino alla fine.
Il protestantesimo nel Chiavarese è stato studiato, ed esiste una piccola letteratura in proposito.
 Un protestantesimo autoctono, nato verso il 1850 in un gruppo di case aggrappate alla montagna sopraFavale di Malvaro in Valfontanabuona ad opera di una famiglia (i Cereghino) che in seguito hannoformato una comunità. L’emigrazione verso la costa ne ha poi spostato il baricentro a Chiavari, dove esiste tuttora.

Sul mazzinianesimo invece non esiste nulla, che noi sappiamo. Eppure il mazzinianesimo ebbe, a Chiavari, una sua stagione d’oro, senza la quale probabilmente non si spiega neanche la militanza diGarbarino. Una storia che comincia tardi, nel 1871 con la nascita di un giornale settimanale (il
 Chiavari), che sarebbe durato ben dieci anni, ma soprattutto con la formazione, l’anno seguente,della prima Società Operaia di Mutuo Soccorso, Società di Reciproca Assistenza e Istruzione, che già nel titolo manifesta il suo orientamento repubblicano.
(…) La situazione non doveva mutare negli anni successivi, se dopo la chiusura del Chiavari

, vennero pubblicati altri fogli, più radicali che repubblicani, ricordiamo il Corsaro e soprattutto l’Eco di Chiavari, negli anni intorno al 1890, dove si esprimeva il radicalesimo non solo di Chiavari ma dell’intero Tigullio.Vogliamo aggiungere un ulteriore elemento: sei anni dopo dopo la formazione della Diocesi di Chiavari, nel 1892, di fronte alla chiesa sede vescovile venne collocato il nuovo monumento aVittorio Emanuele II, che ha il braccio teso a mostrare il libro della legge, quasi a significare il predominio dello Stato su una Chiesa che non aveva ancora accettato la presa di Porta Pia.

(…) Chiavari, grazie all’emigrazione e ai commerci, ha sempre avuto una sua dimensione nazionale e internazionale. Ne fa fede l’apertura,negli anni cinquanta dell’Ottocento, di una della prime logge massoniche italiane, affiliata al Grande Oriente del Perù.

 
La presenza massonica a Chiavari continuò nei decenni successivi. É nota la collocazione progressiva
della Massoneria Italiana negli ultimi decenni dell’Ottocento e fino al primo conflitto mondiale. Ricordiamo solo Ernesto Nathan, Gran Maestro dal 1896 al 1904, eletto sindaco di Roma nel 1907 a testa di una amministrazione di sinistra, con l’obiettivo di costruire una città moderna. É in questa Chiavari che, nel 1882, nacque Leone Garbarino.
 Non è chiaro se il padre, che era originario di Favale di Malvaro, e a Chiavari aveva un’officina per la lavorazione del ferro, si era avvicinato alla comunità valdese che si era formata qualche decennio prima, oppure se il giovane Leone si era avvicinato al protestantesimo in gioventù, come sembra più probabile.
 E’ invece certo che il padre fu socio fondatore della Società di Mutuo Soccorso o “La reciproca” com’era semplicemente conosciuta, e suo consigliere.
Come protestante partecipò alla travagliate vicende della piccola comunità protestante chiavarese, che, nei primissimi anni del Novecento, non riusciva neanche a trovare una sede per riunirsi. Sua probabilmente fu l’iniziativa di far venire a Chiavari, nel 1912, un pastore battista da  Genova, fondando, proprio in casa sua, la chiesa che esiste tuttora. 
 Garbarino si trasformò in predicatore evangelico, e nel 1923 diede vita alla ”Opera Missionaria
Cristiana Evangelica per l’evangelizzazione delle campagne”. In questo era aiutato dalla sua professione, era infatti un perito agrario, e percorreva incessantemente la Valfontanabuona e i suoi monti alla ricerca di piante medicinali, il cui uso insegnava ai contadini. Come scrisse il Secolo XIX in occasione della morte: “Amò costantemente e semplicemente la Natura, dedicando la gran parte dei suoi giorni all’attività erboristica, correndo su tutti i sentieri e su tutti i monti del nostro  Appennino, vivendo alla maniera sua, in perfetta solitudine, fedele al suo ideale repubblicano…”
 Della sua militanza politica fino all’avvento del fascismo resta poco. Ciò che resta si deve alla penna
di Canepa “Marzo”, che ne tratta un profilo affettuoso e ironico al tempo stesso. Descrive Garbarino
alla testa di un corteo interventista nel 1915 quando la politica ufficiale italiana era ancora neutralista, e per questo corteo venne arrestato.
E lo descrive in una riunione di tutti i partiti 
dell’opposizione (antifascisti) nell’estate del 1924 (la crisi del fascismo seguita al delitto Matteotti),nel corso della quale propose la stesura di un manifesto da affiggere in città e nelle vallate. La proposta non venne accettata.Seguì il lungo autunno del Fascismo, durante il quale Garbarino di dedicò alla professione, alle sueerbe medicinali e alla predica dell’evangelo, nella quale pare non ebbe grandi successi.Ma, benchè ormai non più giovane, per lui doveva ancora suonare una stagione, la Resistenza e il dopoguerra. Sulla partecipazione al movimento resistenziale non ci sono dubbi, ne fanno fede i documenti pervenuti, tra i quali il “certificato Alexander”

 e vari tesserini rilasciati dal Corpo Volontari dellaLibertà che lo indicano come comandante di distaccamento con anzianità 1 luglio 1944. Il pastore Franco Scaramuccia lo indicava in un suo testo come componente delle Brigate Mazzini.Con questa documentazione è difficile determinare esattamente il suo contributo alla lotta di Liberazione. Abbiamo però alcune testimonianze, alcune inedite.
Canepa “Marzo” nelle sue memorie ricorda che quando, nel settembre 1943 ritornò a Chiavari dalla Francia, dopo l’internamento, trovò la moglie e la figlia a Favale di Malvaro, in località Castello, proprio ospiti di Garbarino. A casa sua sarebbero stati ospitati i primi partigiani che in seguito avrebbero formato il nucleo originario della Divisione Cichero.
(…) 

Si può ritenere che nel periodo immediatamente dopo la Liberazione abbia soggiornato a Rapallo. Conclusasi anche questa fase della sua vita Leone Garbarino ritornò alla sua vita di sempre. I
chiavaresi lo potevano vedere “… intento alla sua parca cenetta che consumava in piedi al caffè Defilla…
finchè un giorno scomparve, e “i chiavaresi … andavano a chiedersi dove si fosse cacciato u Garbarin…
Leone Garbarino era scomparso perchè aveva sentito che presto avrebbe reso l’anima a Dio, e per questo si era ritirato nella casa di Castello a Favale di Malvaro, dov’era nato suo padre, là dove era iniziata la predicazione dei Cereghino. Quando la morte lo colse, venne sepolto nel piccolo cimitero valdese di Favale, e la sua tomba è, ancora oggi, la più recente.

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