Published On: Lun, Lug 3rd, 2017

Paolo Villaggio e le grandi maschere italiane: una vita da teatro dell’arte

Paolo Villaggio è morto oggi nella “sua” Roma (con Genova aveva un rapporto di odio-amore tipico di tutti i genovesi… gente di mare). Aveva 84 anni ed era ricoverato da alcuni giorni nella clinica Paideia. Soffriva da tempo di una forma grave di diabete, e negli ultimi mesi aveva avuto problemi pneumologici.

La camera ardente sarà aperta da mercoledì mattina in Campidoglio. Nel pomeriggio del 5 luglio una cerimonia laica nella Casa del Cinema di Roma.

Villaggio è stato uno degli attori più conosciuti e amati dai milioni di Fantozzi italiani (meno estremizzati nel carattere e nel comportamento, ma nemmeno poi troppo). E’ stato a volte un grande attore, soprattutto quando ha recitato per Fellini, Wertmüller, Olmi e Monicelli, tanto che ha vinto il Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia.
Il più delle volte è stato un guitto, un giullare, un artista della Commedia dell’Arte, un creatore di personaggi eredi delle grandi maschere italiane: i tipi del piccolo borghese e del proletarizzato, come i Pulcinella, gli Arlecchino, i Pantalone, giù giù fino al signor Bonaventura (Corrierino dei Piccoli) e al vero gemello di Fantozzi: Paperino (Walt Disney), a Brontolo (distante da Fantozzi ma il più vicino all’uomo Villaggio di tutti), a Pinocchio (Collodi), e poi su su fino al barone di Munchausen e a don Chisciotte, ai cento personaggi del Decameron (Boccaccio fu una sua fonte di ispirazione).
Perché sono le “maschere” il fulcro vivo dello spettacolo italiano, il vero e iperrealista specchio del Paese e dei suoi milioni di personaggi, a volte pagliacci, a volte geni, a volte tragici, a volte incapaci, a volte egoisti fino alla follia, a volte sportivi per finta, cioé davanti all’amata tv. E Fantozzi era un perfetto minestrone (alla genovese) di quei tipi rappresentati, in forme e contenuti diversi, in ogni Paese del mondo, a partire da quello più teatrale e cinematografico di tutti: l’Italia.