Published On: dom, Mag 13th, 2018

Peppino Impastato: quando lo Stato chiese scusa

Luigi Lo Cascio che conta i cento passi che separano la sua casa da quella del boss Tano Badalamenti. La scena, tratta dal famoso film di Marco Tullio Giordana, nella realtà non è mai avvenuta. “Ma non importa perchè questa suggestiva finzione cinematografica si ispira alle reali discussioni tra me e mio fratello, quando mi diceva quanto i mafiosi ci fossero vicini”.

A parlare è Giovanni Impastato, che da quarant’anni tiene viva la memoria di Peppino, politico ed attivista siciliano assassinato per mano della criminalità organizzata il 9 maggio 1978. La sua è una famiglia che è stata letteralmente lacerata dal potere della mafia. Prima del fratello, loro padre, che da uomo d’onore aveva ripudiato Peppino, fu ucciso in un finto incidente perchè si era opposto ai capi che avevano già deciso il destino di quel figlio ribelle. Al suo funerale, mentre il fratello si rifiuta, Giovanni stringe la mano dei mandanti dell’omicidio: “Oggi me ne vergogno. Ma allora non capivo. Fu solo dopo la morte di Peppino che ho preso coscienza ed ho iniziato a combattere per ottenere la verità, insieme a mia madre”. Felicia Impastato è un figura eroica. Nella tragedia che le toglie figlio e marito, riesce a stare accanto ad entrambi. Moglie devota, rimane nella casa coniugale, ma porta cibo e vestiti a Peppino che se ne è andato, non riconoscendo l’autorità dell’organizzazione, a cui tramite il padre è legato da un vincolo di sangue.

Una vedova ed un ragazzo gettati nella storia collettiva di un Paese il cui Stato è lontano e ostile, sia prima della morte di Peppino sia successivamente, quando alcuni suoi rappresentanti cercano di sporcarne la memoria trasformandolo da vittima innocente della mafia in stragista morto in azione. Due storie che s’incontreranno soltanto 22 anni dopo, alla conclusione dei lavori della Commissione Parlamentare incaricata di far luce sulla cause della morte. Quando gli uomini delle istituzioni giungono in aereo a Cinisi per consegnare alla madre il dossier che attesta l’omicidio di Peppino da parte dei mafiosi, Giovanni, finalmente faccia a faccia con uno Stato che gli ha mentito intenzionalmente per anni, sente l’esigenza di mettere queste persone di fronte alle loro responsabilità negando la disponibilità dell’anziana madre a riceverli.

Giovanni Impastato (Casa Memoria)

Una lunga solitaria battaglia per ottenere verità e giustizia, combattuta senza isterismo nè odio ma con fermezza e dignità.  Giovanni la continua ancora oggi, portando in tutta Italia l’esempio del fratello a fianco di coloro che chiedono diritti e democrazia contro qualunque forma di sopruso, vecchio o nuovo. Quest’anno è stato anche in Liguria e nel Tigullio, incontrando i ragazzi delle scuole insieme alla figlia di Aldo Moro e ospite di un convegno sui diritti (vedi articolo http://www.tigullionews.com/informazione-e-impegno-civile-impastato-e-ballerini-valori-e-memoria-storica/), a ricordarci che la violenza non è solo la mafia nella Sicilia degli anni ’70, ma i bambini che muoiono in mare, i torturati nelle carceri di Al Sisi, il lavoro che non c’è, gli ecomostri. E viene in mente un’altra significativa scena del film, quando  sul promontorio di Punta Raisi a Palermo Peppino dice a Giovanni che “bisogna insegnare la bellezza”.

scena dal film “I cento passi”, dedicato alla vita di Peppino Impastato (Allweb360.com)