Published On: Ven, Mag 3rd, 2019

Per la Fontanabuona né Expo né tunnel (ma per il tunnel…)

EXPO FONTANABUONA 2019 NON SI FARA’: UN ALTRO DURO COLPO PER UNA VALLATA “QUASI” RASSEGNATA
Alla Fontanabuona servono come il pane le infrastrutture di collegamento.
In questa ottica, perché non provare a rilanciare invece di arrendersi, dopo il siluramento del tunnel?
Il tunnel forse costava troppo per una sola valle, e creava forse problemi al casello di Rapallo.
Però il Governo centrale potrebbe perlomeno inarcare i neuroni, oltre a un sopracciglio, se si proponesse, invece del tunnel di vallata, un’infrastruttura di portata nazionale come la bretella autostradale da Casarza ligure (Bargonasco) a Busalla, con allacci alla A12 e alla A10 per Milano.
La A12 diventerebbe decente per residenti e turisti, e anche il traffico merci scorrerebbe meglio e più velocemente. In caso di incidenti sulla A12, migliaia di TIR non transiterebbero per l’Aurelia di Rapallo, Lavagna o Sestri… Una boutade? Forse, certo che in Cina hanno realizzato un ponte autostradale tra Honk Kong, Macao e la terraferma… Era utile, anche un raddoppio autostradale servirebbe alla Fontanbuona e alla Liguria e all’Italia…

      La Fontanabuona perde anche l’Expo. La notizia non è stata data ufficialmente ma si legge tra le righe quando si antepongono ad essa altre iniziative e si tirano in ballo i lavori che la Città Metropolitana deve intraprendere nell’area espositiva di Calvari per realizzare la palestra a servizio del Marco Polo e del Marsano, i due istituti superiori insediati in vallata. Purtroppo non siamo a Rapallo, a Santa né tanto meno a Portofino. Siamo tra gli “scordati”, una razza che va prendendo campo nelle vallate dell’appennino, sempre più deserte, sempre più povere, destinate a diventar terra per lupi, cinghiali, istrici, daini, caprioli e animali selvatici vari. Mancano ancora l’orso (già avvistato, dicono, sul Penice) e la lontra. Il tasso, la volpe, la lepre, il ghiro, lo scoiattolo c’erano già, erano animali autoctoni con i quali la gente dei monti conviveva da sempre, ma evidentemente non sono stati ritenuti sufficienti per colmare il vuoto lasciato dalla razza umana. In cambio di quanto ci hanno silenziosamente e graziosamente donato ci hanno portato via quel poco o tanto di buono che c’era. Le Comunità montane, organismo dichiarato inutile, le hanno abolite. Ora vorrebbero che i Comuni si unissero, ma la base c’era già, e l’istituzione era condivisa e ritenuta utile dalla popolazione. Sarebbe bastato potenziarle, le Comunità montane, ridisegnarle e trasferire a loro e per gradi i compiti dei Comuni. Oggi che mancano se ne sente la necessità, così come si sente la mancanza della Provincia, “la madre dei piccoli Comuni”, così definita dall’avvocato

Giovanni Maggio, uno dei primi presidenti nel dopoguerra, attento e sensibile ai problemi dell’entroterra.  

       In Fontanabuona con la Comunità montana si è perso l’Ecomuseo, che attraverso le cave di Isolona e di Cornia, il centro espositivo del Chiapparino, i sentieri dell’ardesia, gli itinerari escursionistico-culturali e i musei di Cicagna era riuscito a generare un flusso turistico di oltre 15 mila visitatori all’anno dal quale hanno tratto origine locande e bed&brekfast.

       Contemporaneamente c’è stata la crisi: quella economica generale e quella locale del mercato dell’ardesia, dei biliardi in particolare. Una batosta le cui conseguenze si stanno tuttora ripercuotendo sulla vita della vallata. Aziende che hanno dovuto cessare l’attività, negozi che hanno  chiuso, fallimenti che mai si sarebbe pensato potessero aver luogo, persone a casa, disoccupazione, case abbandonate da chi aveva scelto di mettere residenza vicino al luogo di lavoro. Ma c’è di più. Basta andare nei paesi più distanti dal fondovalle per trovare un ambiente pressochè deserto. I giovani erano già partiti per trasferirsi in luoghi più comodi, i vecchi uno ad uno se ne stanno andando per raggiunti limiti di età. Attorno alle loro case rimaste disabitate crescono rovi e vitalba e va già bene se una volta all’anno i giovani che se ne sono andati tornano per fare un pò di pulizia.

       Il grosso rischio è che la desolazione dei piccoli centri montani vada ad infettare, quasi fosse un’epidemia, anche il fondovalle. Purtroppo già si notano segni premonitori: bar che chiudono presto alla sera, luoghi di aggregazione poco frequentati, servizi che vengono meno o che sono a orario ridotto, come gli uffici postali a giorni alterni o addirittura soppressi, le banche che fanno servizio di cassa soltanto al mattino, l’impossibilità di acquistare i biglietti del bus o di fare una ricarica del cellulare. Siamo persino giunti al punto che in certi bar non tengono più i gelati perchè non ne hanno convenienza.

       Non è da meno l’aspetto religioso, importante anch’esso, soprattutto in una vallata molto legata alle tradizioni. Ci sono parrocchie col parroco tra loro condiviso, ma ce ne sono anche altre che ne sono del tutto prive e affidate all’amministratore diocesano, una sorta di commissario che fa quel che può ma non trova nemmeno il tempo, a causa dei suoi tanti impegni, per fare la benedizione delle case, attesa come un grande evento e ora sostituita da una boccetta d’acqua benedetta per un “fai-da-te” che lascia sconcertati.

      Sembrerà strano, ma anche questi aspetti per così dire spirituali incidono sull’umore della gente, che si sente trascurata anche da chi ha sempre rappresentato un sostegno nei momenti del bisogno. E così viene meno lo spirito con cui un tempo si affrontavano le difficoltà, manca la reazione e si va diffondendo una sorta di rassegnazione. 

      La rinuncia ad organizzare Expò Fontanabuona, una manifestazione affermata, ben radicata sul territorio e forte di oltre trenta edizioni,  è un altro duro colpo per la vallata, che anche per questo si sente abbandonata. C’è da sperare che essendo ormai prossimi a toccare il fondo ci sia chi reagisce, chi sappia ritrovare un pò di amore per la propria terra e si dia da fare per risvegliare le coscienze. Non si può lasciare che tutto finisca a ramengo, che tutto ciò che è stato costruito vada distrutto. Ricominciare poi da capo, come nel dopoguerra, è cosa difficile. Meglio cercare di conservare quel poco che resta.

Testo inviato da Renato Lagomarsino
     P.S. – Di proposito non abbiamo accennato al Tunnel, un sogno destinato a restare tale perchè a quanto pare la Fontanabuona non vale i 300 milioni del suo costo.