Published On: Gio, Dic 12th, 2013

Per non dimenticare gli orrori dell’eugenetica nazista

Sin dai primi anni Venti, Adolf Hitler aveva teorizzato la necessità di proteggere la razza ariana germanica da tutti quei fattori di “corruzione” che avrebbero potuto indebolirla. Il nazismo predicava un progetto di “eugenetica” vale a dire che coltivava l’idea di ottenere un miglioramento della “razza” germanica coltivando e favorendo i caratteri ereditari favorevoli (“eugenici”) e impedendo lo sviluppo dei caratteri ereditari sfavorevoli (“disgenici”). All’interno di questo progetto di eugenetica non trovavano ovviamente posto i malati incurabili e i disabili fisici e psichici, gli anziani non produttivi, gli omosessuali. Queste persone erano sostanzialmente una minaccia non soltanto per l’economia tedesca ma, cosa ancor più grave per chi seguiva l’ideologia nazista, un terribile pericolo di degenerazione per la razza tedesca nel suo complesso. L’idea nazista di eugenetica è riassunta perfettamente nelle parole di Heinrich Wilhelm Kranz (1897-1945) direttore dell’Istituto di Eugenetica dell’Università di Giessen: “Esiste un numero assai elevato di persone che, pur non essendo passibili di pena, sono da considerarsi veri e propri parassiti, scorie dell’umanità. Si tratta di una moltitudine di disadattati che può raggiungere il milione, la cui predisposizione ereditaria può essere debellata solo attraverso la loro eliminazione dal processo riproduttivo“. Come reagirono gli scienziati dell’epoca di fronte a questa posizione? Buona parte del mondo psichiatrico tedesco si schierò con le teorie naziste. La psichiatria tedesca si arrese, di fatto,  di fronte al progetto eugenetico nazista. La malattia mentale venne ricondotta ad un puro problema di eredità genetica. Abbandonata l’idea di lottare contro la malattia e si firmò di fatto l’autorizzazione scientifica alla soppressione  fisica dei malati in nome della purezza della razza. Dopo la malattia mentale, fu preso in esame il problema costituito dalle malattie ereditarie. Nel 1933, con l’emanazione della “Legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie” si concretizzò la politica eugenetica. La legge venne discussa il 14 luglio 1933. Poiché il 20 luglio di quello stesso anno si sarebbe dovuto firmare il Concordato tra Chiesa Cattolica e Stato Nazista si ritenne politicamente più opportuno promulgarla ufficialmente il 25 luglio successivo. L’8 ottobre 1935 venne emanata una seconda legge per “La salvaguardia della salute ereditaria del popolo tedesco”. Con essa si autorizzava l’aborto nel caso in cui uno dei genitori fosse affetto da malattie ereditarie. La legge del 1933 di fatto autorizzava la sterilizzazione forzata delle persone ritenute portatrici di malattie ereditarie. Il risultato pratico fu la sterilizzazione di più di 400.000 tedeschi durante i 12 anni di regime. Parallelamente venne varata una intensa campagna di propaganda destinata a convincere il popolo tedesco della giustezza della sterilizzazione e dell’eutanasia. Le porte dei campi di concentramento si aprirono per gli omosessuali molto presto: nel 1933 abbiamo i primi internamenti a Fuhlsbuttel, nel 1934 a Dachau e Sachsenhausen. Vi è concordanza sulle cifre degli omosessuali morti nei campi di concentramento tra il 1933 ed il 1945: circa 7.000. L’ideologia nazista della razza pura non prevedeva ruoli per le bocche inutili, quelle che non soddisfacevano l’ideale modello culturale dell’epoca. La logica è ineccepibile nella sua fredda e sterile crudeltà. Oggi non si parla di bocche inutili, ma di creature disutili, pericolose, sporche e povere. Si giudica e si generalizza oggi come allora, la differenza sta nella voce delle bocche che non possono tacere di fronte alla discriminazione di un proprio simile, nella forza del pensiero di chi crede che nessuno oggi in Italia e nel mondo sia inutile, migliore o peggiore o diverso.

Testo inviato da Giovanna Rezzoagli Ganci

La-Segunda-Guerra-Mundial-en-Europa-1939-1941

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