Published On: Sab, Set 28th, 2013

Per un risveglio della cultura e una rinascita sociale

Un articolo interessante di Cosimo Pacciani, sulle società “aperte” e “liquide”, su Linkiesta.

Quando Martin Luter King sali’ sul palco il 28 di Agosto del 1963, cinquanta anni fa, per parlare dal monumento di Lincoln, in una perfetta giornata estiva, a 250,000 persone, aveva almeno due discorsi in mano, pronti, pieni di frasi ad effetto, di contenuti, un programma di idee e provocazioni, di immagini bibliche. Ma fece un errore. Gravissimo. E storico. Alzo’ lo sguardo ed incrocio’ quello di Mahalia Jackson, la famosissima cantante blues, che aveva appena cantato sul palco il suo gospel preferito, How I Got Over. E lei gli urlo’ ‘Tell them about The Dream!’ MLK si fermo’…
Segue qui
Ecco un’integrazione al testo:

Gentile Pacciani,
condivido tutto, tranne il “…sebbene [MLK] fosse un pastore“. Non vorrei iniziare una partita a ping pong, controbattendo con un “…invece proprio perché era un pastore“. Proverò a fare delle sinapsi.

Il cristianesimo protestante del secondo Risveglio (Awakening o Revival) è in sintonia con quanto dice il cattolico René Girard: il cristianesimo non è una religione, ma la fine delle religioni e di una teologia basata su cicli causa-effetto (peccato-punizione, sacrifici etc.). In Europa questa nuova visione è inavvertita. Forse qualche luce può venire da Kurt Gödel: il grande logico, che ha contribuito non poco alla nascita dell’informatica, derivando dalla Gimatriya talmudica le assonanze (non dissonanze!) tra parola e numero, ha aperto la porta alla sintesi tra pensiero euristico/intuitivo e pensiero algoritmico, col Teorema di Incompletezza.

In Italia, forse per colpa della macro-presenza del Vaticano e di uno scientismo fideistico (Galileo! Oh, Galileo!), abbiamo sottratto e cancellato l’Androgino che unisce le culture, e vivacchiamo dentro uno spazio di superfici, troppo simili a Flatlandia. Ma il sapere non è l’informazione glossy, e la profondità (un 3D del pensiero, della società, dell’arte) è un completamento della (tele)visione di superficie, e non il suo opposto e nemico.
San Paolo spiega Martin L. King: da un lato ricade nella sfera della Legge sociale, per esempio quando nella Lettera ai Corinzi dice che “Il capo della donna è l’uomo”. Ma quello è il mondo delle alterità, un mondo che l’avvento cristiano ha messo in forse.  La morte di Cristo per Girard pone fine al sacrificio del Capro espiatorio, uno degli atti antropologici fondamentali, un archetipo del comportamento sociale: dare la colpa a qualcuno e tramite i sacerdoti sacrificare questo -o il suo simbolo- alla divinità. Ma la fine dei sacrifici religiosi posta da Cristo è la fine delle religioni e del sacerdozio).

Infatti San Paolo spiega infinite volte che la Legge (quella ebraica, ma anche quelle sociali) è stata una necessità pedagogica, dovuta al fatto che l’uomo (Romani 7) è così: “Il bene che io voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello lo faccio”. Ma Paolo (nella Lettera ai Galati, 3:28) spiega chiaramente che la Legge non è tutto, e indica la fine delle alterità come base di un Mondo Nuovo: “Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è maschio né femmina”. Il fatto che quei dualismi si ripresentassero ancora ai tempi di M. L. King rende solo le parole di Paolo più moderne: non è impotenza, ma la constatazione di un difficile autosuperamento antropologico.

Per rendere le nostre culture più liquide dovremmo perciò allargare la percezione, senza dividerci in opposti simmetricamente deficienti.

Peccato: una scuola di forma ottusoide e i centurioni dell’informazione ci obbligano a considerare la superficie come l’unico orizzonte degli eventi. Dall’altro lato l’Araba fenice della fede organizzata per Leggi e canoni ci obbliga a considerare la profondità (purché delineata e incanalata da guide virgiliane, purché in forma di Eterno Ritorno dell’uguale, senza dialettica dello “spirito”) come l’unica alternativa a Flatlandia.

società aperte

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  1. Che bello leggere un articolo che tratta di cultura. Quella bistrattata e relegata spesso tra le quattro mura scolastiche. Eppure tutta la nostra vita è permeata dalla cultura, sovente quella imposta e non rielaborata. E’ questa una delle grandi tristezze dei nostri tempi: la passività e l’adattamento. Il pensiero visto come un’istanza in 3D è estremamente efficace. Grazie per questo scritto.

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