Pescatori liguri al Quirinale: nasce il tavolo tecnico con il Ministro Catania

ROMA. Una manifestazione pacifica e dall’ottimo esito. I pescatori liguri che hanno partecipato alla manifestazione nazionale indetta dai movimenti spontanei del Comparto agricoltura e pesca lo scorso martedì 28 febbraio a Roma sono tornati a casa con una grande vittoria: la partecipazione ad un tavolo tecnico istituito con il Ministero alle politiche agricole (v. questo articolo). Alle 18,20 di martedì scorso alcuni delegati di anapi pesca sono saliti al Quirinale per andare a colloquio con i Ministri Mario Catania e Piero Gnudi, insieme al direttore generale della pesca marittima e dell’acquacoltura Saverio Abbate, al presidente della commissione generale pesca nel Mediterraneo Stefano Cataudella e al presidente di Anapi pesca Ivan Correa.

Oltre un migliaio i pescatori liguri presenti alla manifestazione. “Molti movimenti spontanei si sono creati in Liguria – spiega il responsabile regionale per la Liguria, il sestrino Alessandro Capelli – ciò è frutto del vuoto causato dal silenzio delle associazioni di categoria negli ultimi anni. Ora avranno a disposizione un tavolo tecnico formato non da burocrati ma da persone titolate, che vivono il mare quotidianamente”. Molte le proposte per le quali il ministro Catania ha espresso apprezzamento immediato: “la proposta di delocalizzare la pesca, lasciando alle Regioni le competenze riguardanti piani di gestione, stock ittici, attività praticate e licenza a punti, è piaciuta molto – prosegue capelli – in particolare per quanto riguarda la nostra regione il Ministro si è impoegnato per portare il limite delle acque territoriali a 25 miglia ancichè 12 dalla costa, potendo così salvaguardare la nostra pesca e i processi migratori di alcune specie, come tonni e pesce spada”.

Undici i puntiportati all’attenzione del Ministro e riportati nel documento unitario consegnato nelle sue mani.

1. l’applicazione del Regolamento CE “Mediterraneo” n° 1967/2006 e la scadenza delle deroghe in esso contenute, al 31 maggio 2010 per la “distanza dalla costa – maglie minime – taglie minime e pesche speciali (vedi bianchetto su tutte)”, non commisurato alla caratteristica e alle tradizioni della Pesca Costiera Italiana;

2. l’applicazione del Regolamento CE sui controlli n° 1224/2009 con il Regolamento CE 404/2011 a partire dal 1 gennaio 2012 su :- “Licenza a punti – marcatura degli attrezzi da pesca – installazione di apparati di controllo Blue Box e dell’obbligo del giornale elettronico di bordo alle unità da pesca di L.F.T. lunghezza fuori tutto, comprese tra metri 12 e 15- inapplicabile ad imbarcazioni gestite da imprese a carattere familiare;

3. le nuove norme in materia di commercializzazione e tracciabilità dei prodotti della pesca di cui al D.M. 10/11/2011 applicate con decreto del Direttore Gen.le Pesca del MiPAAF n° 155 del 28 dicembre 2011che presentano eccessi di dinamiche documentali inapplicabili;

4. il costo del gasolio che sta ritornando ai massimi toccati nel 2008 – circa euro 1/litro, per motivi che appaiono solo speculativi e che per molte imprese di pesca – lo strascico su tutte – ma anche per i Palangari d’altura e la Circuizione/lampare, costituisce, da solo, circa il 50/60% dei costi di gestione;

5. Le ultime Raccomandazioni dell’ ICCAT, la commissione internazionale sui tonnidi e grandi pelagici n° 09/04 del 2009 e 11/03 del novembre scorso hanno, dal 2008, fermato la cattura al pesce spada mediterraneo nei mesi di ottobre e novembre di ogni anno. Inoltre prevedono dal 2012 un altro mese di stop alla cattura con un – piano di gestione della risorsa nel 2013 e l’introduzione delle TAC (quote) anche per i Palangari Derivanti, normativa inapplicabile con equità a 7600 palangari . Per salvaguardare i giovanili sarebbe stato meglio intervenire sull’attrezzo palangaro per le alalunghe piuttosto che interdire la pesca a tutti ;

6. La questione legata al Tonno rosso mediterraneo:- regime delle quote (TAC) fallimentare riduzione annuale delle tac ed esclusione di molti nostri Palangari dalle quote, hanno creato ulteriore disagio socio economico alla flotta da pesca nonostante i recenti studi che dimostrano la stanzialità e l’aumento dello stock mediterraneo ;

7. Le ultime, inconsulte vicende legate alla Ferrettara – piccola rete derivante – che hanno prodotto il decreto 1 luglio 2011 – per ben due volte sospeso dal TAR Lazio su impugnativa dei pescatori – ed il decreto 21 settembre 2011 – anch’esso impugnato dai pescatori poiché illogico e soprattutto penalizzante per le marinerie del Mezzogiorno;

8. la legge di stabilità che ha abbassato lo sgravio contributivo della legge 30/98 e che dal primo gennaio 2012, causerà l’aumento dei contributi che dallo sgravio dell’ 80% passeranno al 60% per tutto il 2012, per poi attestarsi al 70% nel 2013, incomprensibile manovra di valore irrisorio per le casse dello Stato ma che espone lo Stesso Stato al rischio di ben maggiori esborsi a carattere assistenziale ;

9. I tempi e i costi della Burocrazia del settore – il rapporto, molto spesso conflittuale con le Autorità preposte alle gestione del settore: AM, autorità Marittime – Autorità di Controllo in genere – Autorità sanitarie -. che spesso hanno modi e metodi non coordinati e differenti nell’applicazione di norme che dovrebbero essere comuni, senza commento;

10. I ritardi delle Amministrazioni Regionali (molto spesso legati a problematiche Ministeriali e Comunitarie) in materia di Bandi FEP:- vedi mis. 1.3 Ammodernamento, unica misura che avrebbe un senso ai fini della tutela dell’ambiente e dei costi di impresa;

11. Una pesca illegale non identificata da una precisa normativa che la rende incontrollabile e difficilmente perseguibile la cui pratica, indisturbata per i pescatori di frodo, viene invece addebitata solo a chi pratica la pesca professionale, perché identificabile, creando discredito alla categoria.

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