Published On: Mer, Gen 22nd, 2020

Più creatività a Chiavari con Lunaria Teatro: spettacoli, laboratori, rilancio dell’Auditorium

“Obiettivo Creatività” è il nome del progetto di Lunaria Teatro, sostenuto dal Comune di Chiavari e dalla Compagnia di San Paolo, vincitore del bando Luoghi della Cultura 2019. Lunaria Teatro, fondata e diretta da Daniela Ardini e Giorgio Panni, da anni è presente nel Levante ligure e a Chiavari con spettacoli di alto profilo culturale e con nomi di primo piano. Il progetto è stato presentato alla presenza del sindaco Di Capua e dell’assessore Silvia Stanig.

Obiettivo Creatività ha tre distinte missioni:
– il rilancio (anche sotto il profilo tecnologico, acustico, strutturale?) dell’Auditorium San Francesco, diventato l’anima della cultura e dello spettacolo a Chiavari, dopo la (triste) chiusura del teatro Cantero;
sei diversi spettacoli di prosa – spaziando tra commedia, dramma, memoria e teatro-canzone;
– diversi laboratori teatrali con i ragazzi di tre istituti superiori della città, a partire dal Luzzati.
Il progetto è finanziato dalla Compagnia San Paolo con 40.000€, e dal Comune di Chiavari per 15.000€.
Le opere rappresentate saranno “La guerra non mia” (29 gennaio), L’Abisso (martedi 4 febbraio), Creatura di sabbia (domenica 8 marzo), Donne di Spoon river (sabato 4 aprile), Kohlhaas (23 aprile), Oh, Dio mio! (16 maggio).

Il primo appuntamento è il 29 gennaio 2020, e sarà dedicato alla Giornata della Memoria.
LA GUERRA NON MIA
MERCOLEDÌ 29 GENNAIO ORE 11

– AUDITORIUM SAN FRANCESCO – CHIAVARI
Prezzo: Ingresso libero
di Paolo Portesine

Informazioni su La guerra non mia
Le vicende di Lodovico Portesine, alpino, classe 1918, quindi quasi 102 anni, che sarà presente sul palco.
Con Paolo Portesine, figlio di Lodovico, voce del prologo Giovanni Barlocco.
L’alpino della divisione Cuneense Lodovico Portesine, classe 1918 racconta, attraverso le sue parole interpretate dal figlio attore Paolo, le vicissitudini da lui patite in prima persona, inizialmente in Albania, poi nella disastrosa campagna di Russia, che ha per drammatico epilogo la prigionia in Siberia, dove il racconto si ferma.
Una cronaca cruda, disincantata, di fatti realmente accaduti nei piu tragici momenti del nostro esercito durante la II Guerra Mondiale, dove gli eroismi sono dettati dalla disperazione, dalla fame e dal desiderio di sopravvivere: la ritirata dal fronte del Don e la storia sventurata dell’ ARMIR, il gesto che gli varrà la medaglia al valore, la disfatta, e infine il viaggio di trenta giorni sui vagoni piombati verso i campi di lavoro, dove arriva a pesare 32 chili.

Lodovico Portesine stesso (i prossimi saranno 101 anni) è presente in scena con il suo cappello d’alpino, testimone vivente di una storia incredibilmente vera in ogni particolare.
Ascolta i ricordi della sua gioventu in divisa, li rivive e li fa rivivere al pubblico con la voce del figlio, accompagnato da un pianoforte e da immagini dell’epoca, in una galleria di volti, di emozioni, di fotografie indelebili di quei tragici eventi: il giovane caporale legato fuori dalla trincea da un superiore per folle punizione, l’amico che decide di andare a morire camminando verso il nulla, lo zoccolo di un mulo rosicchiato per giorni come unico pasto.
E’ una guerra che potrebbe essere qualsiasi guerra, dove non ci sono eroi che marciano cantando, ma c’e freddo, fame, paura, odore di escrementi e sangue.Un potente monito per non dimenticare la follia di ogni conflitto.
Dal testo:

“…Ho compiuto vent’anni da pochi mesi, tutto quello che possiedo sta in un piccolo zaino che saltella sulle mie spalle mentre cammino a passo lesto, come se fuggissi.

Scendete, scendete dal treno, tutti fuori! Cosi ci urlano ai confini tra Polonia e Ucraina…. Noi siamo i nuovi crociati, la loro brutta copia senza la scusa della fede.
Camminiamo a testa bassa, in silenzio, passo dopo passo, col rumore degli scarponi che fa da litania al nostro andare avanti. Percorriamo 1500 chilometri a piedi in trenta giorni, che vuol dire 50 chilometri al giorno, col caldo infernale che la pianura russa si concede d’estate e uno zaino di 40 chili sulle spalle.
(…)
Sono passate tre settimane dalla partenza del treno, non abbiamo piu toccato cibo dopo i sottaceti e le gallette del primo giorno, senza dimenticare che eravamo reduci da una tragica ritirata appena conclusa. Ormai sul vagone c’e un silenzio totale, siamo rimasti una ventina di quasi cadaveri accasciati a terra senza forze, un gruppo di naufraghi alla deriva dopo mesi di mare aperto, fagotti di ossa in divisa coperti da piaghe e pidocchi.
L’indomani mattina, senza peli e senza pidocchi mi pesano, sono trentadue chili. Il mio amico Pietro, un metro e ottantacinque di artiglieria alpina, ne pesa 34. Se siamo sopravvissuti fino ad ora, ormai ce la faremo, cosi penso i primi giorni di prigionia.
Invece a completare l’opera arrivano gli stenti del campo e il tifo petecchiale, la febbre letale provocata dalle punture dei pidocchi. La chiamano anche febbre da carestia, è quella che ha ucciso Anna Frank, e per molti di noi finisce il lavoro che la guerra ha iniziato.
A me toglie l’ultimo amico ancora vivo.
Info Tel. +39 010 2477045 Tel. +39 373 7894978 www.lunariateatro.it info@lunariateatro.it

Paolo e Lodovico Portesine