Published On: mar, Giu 26th, 2018

Polizza vita: è un valido strumento di risparmio?

Nel corso degli ultimi anni il settore assicurativo ha dovuto far fronte ad una serie di consistenti tagli per quanto riguarda le agevolazioni fiscali previste in precedenza. Una riduzione che è andata a colpire quelle polizze vita che pure, in precedenza, avevano potuto giovarsi della detraibilità dei costi, convincendo una platea molto vasta di consumatori. Nel 2014, però, l’esecutivo guidato da Enrico Letta ha dovuto far fronte agli effetti derivanti dall’eliminazione dell’IMU, tale da provocare un consistente ammanco nelle casse statali. Per cercare di tappare la falla creatasi, si è quindi deciso di andare a ridurre in maniera notevole il vasto paniere di agevolazioni fiscali che pure avevano il chiaro intento di spingere una serie di prodotti assicurativi.

Per polizza vita si intendono quelle soluzioni che sono state espressamente create con l’intento di offrire un riparo da eventi drammatici, tali da riflettersi in maniera pesante sulla vita di una famiglia. Una categoria in cui rientra non solo il caso di decesso dell’assicurato, ma anche quelli di invalidità permanente e tutti gli altri in cui venga compromessa la capacità dell’assicurato di poter provvedere alla propria persona e al sostentamento dei propri cari.

Sino alla revisione della materia, chi provvedeva alla sottoscrizione di una polizza vita aveva diritto ad una detrazione del 19%, con un tetto di spesa annuale fissato a quota 1.291 euro. Con le decisioni assunte dal governo Letta, il tetto di spesa è stato invece abbassato a 630 euro per il 2013 e a 530 per quelli successivi, con la parziale eccezione rappresentata dal caso relativo alla cosiddetta “non autosufficienza”, ovvero quando l’interessato abbia riportato lesioni tali da impedirgli di provvedere a sè stesso.

Il taglio in questione, si è avvertito in particolare a partire dal 2016, quando il settore vita, che rappresenta in pratica il 75% del mercato assicurativo tricolore, ha iniziato a flettere in maniera abbastanza evidente, un comportamento che si è andato consolidando anche nel 2017. Una flessione che del resto era stata facilmente prevista dagli analisti, in base alla considerazione che proprio i vantaggi fiscali accordati in precedenza avevano permesso a questo prodotto di crescere nella considerazione delle famiglie italiane. Unendosi alla constatazione che le polizze vita potessero in effetti essere considerate non solo un prodotto previdenziale in grado di assicurare il mutuo per profili di sicurezza sempre più preziosi in un momento in cui le sicurezze nella vita sono sempre più rarefatte, ma anche un modo di favorire il risparmio. Una riflessione che si è nutrita anche del fatto che altri strumenti di risparmio, come ad esempio i rendimenti dei conti bancari o dei Bot, una volta i preferiti dai nostri connazionali, hanno sempre più perso slancio e convenienza.

All’interno delle polizze vita, va sottolineato come siano due i prodotti che hanno monopolizzato il gradimento dei consumatori italiani:

– le polizze “rivalutabili”, ovvero quelle che sono ancorate a gestioni assicurative di tipo convenzionale, tali quindi da poter garantire rendimenti minimi in grado di contrastare comunque la perdita del potere d’acquisto nel corso del tempo;

– le polizze “unit linked”, che vengono invece agganciate a indici borsistici, anche più di uno, le quali non garantiscono rendimenti minimi, ma potrebbero giovarsi della crescita del sottostante, regalando al cliente rendimenti decisamente più interessanti.

Come si può facilmente comprendere, le prime rappresentano il tipico investimento di tipo conservativo, mentre le seconde puntano più sull’aspetto speculativo. Un fatto da tenere in considerazione in fase di scelta, in base alla propria propensione al rischio.

Va però ricordato come tra le necessità più impellenti, all’interno del nucleo familiare, ci sia quella relativa alla protezione di colui che assicura l’afflusso di risorse finanziarie su cui ruota la vita dello stesso. Per cercare di farlo nella maniera più adeguata, il prodotto più indicato è quello che viene solitamente indicato come TCM (acronimo di “Temporanee Caso Morte”), ovvero quelle polizze grazie alle quali l’eventuale decesso dell’utente viene ad essere compensato dalla concessione di una somma indicata a livello contrattuale a favore dei beneficiari indicati.

Di tipo diverso sono invece le cosiddette polizze Long Term Care (LTC), che si stanno sempre più diffondendo nel nostro Paese, spinte dal pronunciato invecchiamento della popolazione. Proprio per cercare di ovviare alle problematiche collegate alla terza età, molte persone optano infatti per uno strumento il quale prevede il godimento di un vitalizio in caso di sopravvenuta invalidità.