Published On: Sab, Feb 25th, 2012

Presentato stamani alla cittadinanza il progetto del sistema museale

SESTRI LEVANTE. Organizzare il territorio e le sue emergenze in maniera organica, metterle in rete ed evidenziare il saldo legame cha sempre lega la costa al suo entroterra. Questa la ragion d’essere del sistema museale che si andrà a creare sul territorio di Sestri Levante e Castiglione Chiavarese, illustrato stamani alla cittadinanza nella sala multimediale di Palazzo Fasce, una settimana dopo il successo della presentazione di venerdì scorso alla Bit (vedi questo articolo). Presenti i progettisti, i sindaci dei due comuni, Andrea Lavarello e Giovanni Collorado, l’assessore alla cultura Valentina Ghio e alcuni dei consulenti che hanno accompagnato gli esperti nella progettazione museale. Tra questi Fausto Figone, che ha esposto la necessità di far conoscere e diffoncere il patrimonio storico della Val Petronio: “una zappa e un leudo forse non ci dicono granchè – ha commentato il professore – ma non dimentichiamo che la prima è lo strumento cardine della vecchia agricoltura, tra i suoi frutti la vite e poi il vino, che veniva portato in botti sulla marina per poi prendere il mare a bordo dei leudi”. L’incontro tra due civiltà prende forma attraverso un progetto multimediale dalla forma altamente innovativa, un percorso che vede protagonista il visitatore attraverso ricostruzioni integrate, filmati con attori, guide interattive, dispositivi touch, ologrammi parlanti e riproduzioni di scavi, percorsi, ambientazioni ed epoche. Ecco il cavaliere Vincenzo Fasce che ci da il benvenuto, e poi un nonno con la nipotina, un operaio, un pescatore, persino papa Ottobone Fieschi prenderci per mano attraverso le tappe storiche che hanno portato dalla preistoria a Segesta Tigullorum, fino ai giorni nostri.

Due le sezioni che verranno collocate al secondo e terzo piano di palazzo Fasce: una archeoilogica e una che darà spazio al museo della città vero e proprio. “tante saranno le chiavi di lettura identificabili – ha spiegato la museologa Giovanna Rocchi – alcune facilitate per gli allievi delle scuole, come i percorsi legati agli elementi terra, acqua e fuoco”. Tante le testimonianze che troveranno spazio in una vera e propria banca della memoria: i racconti dei protagonisti, recuperati grazie ad un attento lavoro di ricerca tramite istituti di ricerca di tutto il mondo, come la Fit raccontata dai suoi operai o l’emigrazione di fine Ottocento vista dai sestrini trasferitisi oltreoceano in cerca di fortuna. “E’ un progetto innanzitutto culturale, la cui eredità comprende quasi un trentennio di studi e ricerche – ha commentato l’archeologo Fabrizio Benente – il museo vive soprattutto di aspetti emozionali, sarà ricco di linguaggi diversificati che comunicheranno emozioni mettendo in scena oggetti  e tracce materiali della vita dell’uomo sul territorio”.

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