Published On: Sab, Mar 17th, 2012

Presentazione de “Gli anni spietati” col magistrato Caselli a Casarza


Quasi mezzo migliaio di persone sono intervenute a Casarza ligure alla presentazione de “Gli anni spietati” il libro scritto da Stefano Caselli (figlio del Procuratore capo di Torino) e da Davide Valentini (figlio dell’ex direttore de L’Espresso). Tra i convenuti, anziani, ma anche giovani studenti desiderosi di capire cosa è successo tra gli anni ’70 e ’80.
L’evento si è svolto nella nuovissima e ampia sede del circolo Virgola “Raggio di luna” in via Tangoni 26. Presenti Caselli padre e figlio e il direttore di Primocanale Paternostro, che presentava la conferenza.
Argomento centrale: l’esperienza diretta della lotta tra terrorismo brigatista, forze di polizia, magistratura.
Caselli è stato il magistrato che ha avuto il primo incarico sulle BR, nel caso del rapimento a Genova del giudice Sossi, in quanto era usanza di affidare le indagini a giudici di altre città, quando le vittime erano dei magistrati. Lo stesso avvenne in seguito, per l’omicidio Coco, e per molti altri processi storici alle Br.

“Si formò allora il primo pool di giudici con Luciano Violante, poi divenuto parlamentare del Partito democratico, e l’esperienza fu da apripista per Caponnetto, Falcone e altri giudici che operavano contro la mafia” …
La rivoluzione non si processa, era quello lo slogan dei terroristi, che puntavano a creare la repressione pensando che ciò avrebbe causato una reazione del ‘popolo’ e la ‘rivoluzione’.”

Erano -appunto- anni spietati: proprio alla conclusione del primo processo -nel 1978- fu ucciso a Genova il commissario Antonio Esposito, per dare un segnale intimidatorio al Paese, così ha spiegato il Procuratore capo di Torino.
Ci furono poi infiniti casi tragici, come l’omicidio del fratello di Peci, primo pentito delle Br, avveuto in stile mafioso anche questo.
Caselli padre e figlio hanno ripercorso il filo di quegli anni folli, in cui sui muri si scrivevano frasi come “Viva i ladri”, e poi si praticava “l’esproprio proletario”. Un fatto di Torino: un corteo si scioglie: i giovani vanno verso casa, ma qualcuno ha ancora in tasca delle molotov e decide di lanciarle contro un bar “fascista”, L’Angelo Azzurro. In quel momento nel bar erano presenti due poveri ragazzi di passaggio, uno dei quali fu arso vivo, morendo dopo tre giorni di agonia. Una morte assurda che forse diede il via, con l’omicidio del vicedirettore de La Stampa Casalegno, alla reazione popolare non per ma contro il terrorismo. Erano però anni  di intolleranza, in cui coloro che la pensavano diversamente dai violenti morivano con la testa sfasciata da una chiave inglese, perché “fascisti”. Successe a uno studente “colpevole” di aver scritto che -pur essendo di sinistra- non tollerava la violenza. Ucciso da compagni di scuola. Avvenne all’operaio Guido Rossa. Erano anche anni ambigui, come ha notato il magistrato, riferendosi al caso Moro.

Una delle cose che di recente mi hanno fatto soffrire sono stati alcuni degli attacchi cui sono stato sottoposto dal movimento No TAV“, ha continuato Caselli.
Per fortuna la serata si è svolta senza contestazioni (vedere le dichiarazioni dell’Associazione Acari sul nostro portale), grazie anche alla presenza di polizia, vigili e carabinieri, ringraziati dal magistrato, che ha però ribadito che ci sono segnali di ripresa della violenza politica.

Tra le contestazioni che più mi sono dispiaciute, e che mi fanno pensare a un rischio di ritorno a un periodo cupo, vi è una scritta che è apparsa in diverse parti dell’Italia: ‘Caselli mafioso’.
…E’ una scritta preoccupante, se si pensa alla mia attività contro la mafia, svolta a Palermo e altrove con costanza e -credo- con dei risultati evidenti“, così ha concluso il magistrato tra gli applausi della folla.

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