Published On: Ven, Gen 10th, 2014

Presentazione sabato 11 a Rapallo del libro L’inferno chiamato Afganistan

Gli italiani non sono paurosi, come dicevano Winston Churchill, e Alberto Sordi. “Gli italiani lo fanno meglio”. Per una volta, non è una battuta d’altri tempi.

A Rapallo viene presentato il libro di un italiano -Giuseppe Bresciani- che ha viaggiato da solo in Afganistan.
Ne parliamo con l’autore, dopo l’esperienza di Ferdinando Rollando, cittadino di Sestri Levante impegnato a insegnare lo sci (e il turismo sciistico) agli afgani, e dopo la mostra di foto di Roberto Schirra I bambini di Kabul, realizzata dal sottoscritto a Sestri Levante, in occasione del festival Andersen 2013.

Peccato che le scuole del Tigullio, in particolare per i diplomandi, non chiedano agli esperti di geopolitica di dare il loro contributo. Siamo comunque a disposizione.

E’ la “verità, nient’altro che la verità sull’Afghanistan raccontata da chi si è introdotto nel Paese dei talebani privo di credenziali e scorta armata“.

Si tratta di tre mesi vissuti intensamente, alla maniera di un viaggiatore d’altri tempi, con la sensazione di essere invisibile, per quanto sia impossibile rendersi tali in un Paese in guerra, e per essere creduto un agente segreto o un pazzo. Per cogliere il genius loci e raccontarlo senza reticenze, schierandosi dalla parte della verità e denunciando gli intrighi del potere. Per dipingere l’affresco di una realtà che conosciamo attraverso i reportage dei giornalisti embedded.

L’inferno chiamato Afghanistan sarà presentato dall’autore a RAPALLO presso la sede dell’Accademia Culturale di Rapallo, a Villa Queirolo, in via Aurelia Occidentale 1, l’11 gennaio 2014 alle ore 16,00.

Intervista con Giuseppe Bresciani
Che lavoro svolgevi, prima di recarti in Afganistan?
Sono nato nel 1955 e per molti anni sono stato un imprenditore della comunicazione, occupandomi soprattutto di pubblicità a Milano, in collaborazione con i maggiori network televisivi italiani.
Poi ho deciso di cambiare vita, e mi sono recato in India, non come viaggiatore alla ricerca di emozioni giovanili o di esotismo, ma sempre come imprenditore: ho acquistato un laboratorio farmacologico ayurvedico. Ma la vera passione sono i libri: ormai sono quattro i miei testi editi, oltre alle collaborazioni giornalistiche…

E dall’India come si arriva all’Afganistan?
In un modo indiretto. Mia figlia si laurea in legge, specializzata in consulenza umanitaria internazionale, e viene chiamata da una Onlus gestita da una nipote del presidente Karzai, con sede a Kabul. Essendo un poco preoccupato, decido di accompagnarla, ottenendo, grazie alla familiarità col presidente afgano, un visto turistico. Credo uno dei pochissimi, o l’unico concesso negli ultimi decenni in Afganistan…
In questo modo potevo muovermi liberamente, senza scorta e senza credenziali.

E cosa hai visto?
Sono entrato nelle carceri, negli ospedali. Nelle moschee, vestito da afgano. L’ambasciatore e i vertici della missione italiana a Herat erano preoccupati. Non so se temevano un mio rapimento da parte di talebani o criminali comuni, oppure se pensavano che io fossi una spia inviata dal governo italiano per controllare che tutto fosse a posto.

Quindi si può vivere tranquilli a Kabul?
Non esattamente: sono scampato a due attentati per poco. Ma nello stesso tempo sono potuto andare nel Panshir, zona bellica molto difficile. Ero accompagnato da un Signore della Guerra (un’élite tribale poi divenuta affaristica, che ha gestito la guerra contro i russi, e che ha in parte trafficato e traffica in armi e droghe, ndr), ed ero protetto da un pashtun (etnia che vive al confine col Pakistan e vuole un proprio stato indipendente). A un certo punto però loro stessi mi hanno consigliato di tornare indietro…

Chi comanda in Afganistan, oltre al governo?
A Kabul arrivano moltissimi fondi internazionali, dall’ONU e non solo. Ma i due Paesi che costruiscono infrastrutture con il denaro internazionale sono solo due: Cina e Turchia. La Turchia è un Paese industriale islamico, e si capisce che possa muovere i propri uomini in una nazione ancora piena di integralismo. Ma è la Cina la nazione che più guadagna e costruisce. Non si capisce come mai, ma loro possono lavorare liberamente, altre nazioni (anche quelle che non hanno fatto parte delle missioni ISAF) non possono.
La sola spiegazione è che loro foraggiano sia il governo sia i taliban.

Come mai Kabul è piena di rovine?
Non è solo colpa dei russi o degli americani. Sono stati soprattutto i Signori della Guerra, che si facevano la guerra tra loro: salivano su due colline opposte sopra la valle dove si trova la città, e si cannoneggiavano. Gli studenti islamici taliban li hanno rovesciati, ma loro intanto (a Kabul erano 7 o 8 quelli più potenti) si sono fatti la loro villa e il loro canale televisivo personale, come Murdoch o Berlusconi…

La droga è il loro filo conduttore…
E’ una mafia affaristica legata alla droga, la cui rotta porta a Istanbul (attraverso l’Iran), per poi arrivare in Europa e a New York. E’ un canale privilegiato e sicuro: tutte le altre rotte internazionali dall’Afganistan sono controllate.
I miliardi guadagnati finiscono invece a Dubai, e poi a Zurigo. In Afganistan resta meno del 10% di ciò che arriva come aiuti internazionali, e anche dei capitali derivati dai traffici criminali.
C’è anche il business dei 200.000 contractors (mercenari internazionali)…
L’Italia pagava un Signore della Guerra a Herat per non essere attaccata. Ma ciò a volte non serve, se ci sono di mezzo i taliban. Comunque abbiamo costruito -gratuitamente- anche noi: ospedali, strade, ponti, anche se poi a livello geopolitico contiamo poco.

afganistan libro bresciani

Locandina kabul3

bimbi e Palace

 

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