Published On: Sab, Giu 28th, 2014

Progetto Tigullio: viale Kasman o meglio Gronda del Levante e ferrovia a monte?

Pubblichiamo questa lettera aperta a Raffaella Paita (candidata Pd alla presidenza di Regione Liguria e attuale assessora alle infrastrutture, domani presente a Santa Vittoria alla Festa dell’Unità) condividendola nella sua essenza: tra le infrastrutture necessarie, vale allora la pena di pensare alla Gronda del Levante (fino a Casarza Ligure, per servire anche la val di Vara e le fabbriche della val Petronio), e a una ferrovia AV, ma spostata a monte.

Gentile Assessore Raffaella Paita,
Abbiamo assistito all’incontro del 19 giugno a Chiavari, organizzato dal gruppo consiliare “Noi di Chiavari” su nuovo piano urbanistico e infrastrutture del Levante.
Condividiamo con Lei la necessità che il Tigullio rilanci la propria identità e trovi una strategia comune di crescita e sviluppo, anche in vista dell’imminente costituzione della città metropolitana.
Non siamo d’accordo, invece, sul modello cui questa strategia sembrerebbe riferirsi, almeno per alcuni aspetti – un modello che si basa sulla realizzazione di pesanti infrastrutture viarie capaci di “sviluppare” le aree che raggiungono. È sicuramente vero che negli anni del boom economico le grandi opere infrastrutturali abbiano avuto un ruolo fondamentale per il progresso del paese. Ci sembra però che ormai i tempi e il paese siano cambiati e che, prima di realizzare infrastrutture così invasive, occorra riflettere con attenzione sulla natura e le vocazioni dei luoghi che investono.
Ci riferiamo alla nuova viabilità prevista lungo il fiume Entella. Le nuove strade dovrebbero migliorare la mobilità tra Chiavari/Lavagna/Cogorno e Carasco, e “svincolare” meglio il casello autostradale di Lavagna. Siamo certi che la Sua conoscenza del nostro territorio sia approfondita, ma vorremmo lo stesso segnalare alcune questioni su cui vale la pena di riflettere. Innanzi tutto la mobilità non sembra poi così carente. Il volume di traffico attuale è davvero così imponente da giustificare il prolungamento di Viale Kasman fino a Carasco? Non varrebbe la pena di provare a migliorare la viabilità esistente, che certamente presenta alcuni punti critici? Non si potrebbe ragionare seriamente su trasporto pubblico e piste ciclabili? Il Tunnel della Fontanabuona non dovrebbe scaricare dal traffico pesante la percorrenza tra Carasco e Chiavari?
Allora a che servono nuove strade? Inoltre, non sembra che le opere previste rappresentino una soluzione strutturale: il raddoppio della viabilità si ferma alle porte di Carasco e non risolve il nodo di San Lazzaro, né tantomeno la connessione con le valli dell’entroterra. Questo non è un progetto di ampio respiro, capace di rigenerare un territorio. Perché invece non riprendere a ragionare sulla gronda di Levante? Perché non immaginare di spostare la ferrovia e adeguarla con una linea ad alta velocità?
In secondo luogo il progetto sembra di scarsa qualità e difficilissima realizzazione. Nelle planimetrie vediamo strade a scorrimento veloce con tratti interrati, grandi rotatorie, ponti e svincoli autostradali che si inseriscono con violenza in un tessuto complesso, in parte già urbanizzato, in parte ancora naturale, in un territorio che invece avrebbe drammaticamente bisogno di un lavoro di “rammendo,” per usare le parole di Renzo Piano. Non è un caso che del
prolungamento di viale Kasman si parli da tempo immemore ma non si sia mai riusciti ad aprire un cantiere. Forse è ora di riconoscere che è un’opera sbagliata, troppo difficile, costosa, invasiva e inutile – un progetto figlio di una cultura ormai superata.
Le autostrade di cui ha bisogno il Tigullio sono di altra natura: banda larga diffusa, per esempio, oppure sburocratizzazione e incentivi fiscali per attività produttive e ricettive, oppure ancora, sostegno e promozione a livello internazionale delle specificità dei territori.
Infine, l’intervento avrebbe la conseguenza di cancellare per sempre il paesaggio e l’ambiente naturale del fiume Entella. Questo ci pare un prezzo davvero troppo alto da pagare per migliorare, nemmeno in modo risolutivo, un problema secondario di viabilità. Chi sceglierebbe di cementificare un fiume per non restare in coda 10 minuti nell’ora di punta? A chi sembrerebbe sensato costruire una strada a scorrimento veloce sulle rive ancora naturali di un fiume che è stato classificato Sito di Interesse Comunitario e oasi faunistica? Dagli anni della rapallizzazione abbiamo imparato che la qualità del paesaggio coincide con le concrete e durature prospettive di benessere economico. Cosa sarebbero ora Portofino o le Cinque Terre se fossero state attaccate dalla speculazione edilizia? Oggi la difesa dell’ambiente non è una posizione romantica né manierista, ma la premessa necessaria per una reale prospettiva di sviluppo. Gli attuali
amministratori di Chiavari sostengono che l’elemento fondante del nuovo PUC è la qualità della città e che l’Entella è il connotato fondamentale del territorio. Allora perché cancellarlo invece di dargli valore? Qui sarebbe troppo lungo analizzare il progetto di mitigazione del rischio idraulico su cui si “appoggia” la nuova viabilità di previsione. Ma anche in questo caso, gli esiti del progetto derivano da una sottocultura che prevede molti metri cubi di cemento per risolvere un problema sovrastimato e trasformare le aree di esondazione a uso agricolo (gli orti storici della piana dell’Entella) in zone potenzialmente edificabili.
In conclusione, chiediamo che le Amministrazioni territoriali e locali abbiano il coraggio di rivedere radicalmente progetti e prospettive di intervento ormai superati.
Gentile Assessore, apprezziamo il Suo impegno per la rinascita del Tigullio, ma vorremmo che questa spinta fosse supportata da interventi infrastrutturali diversi e migliori.
Per Progetto Tigullio: Carlo A. Bonadies, Marco Branchetti, Jacopo Casoni, Erri Devoto, Maddalena Ferrara, Donatella Nicolini, Cristina Pitruzzella, Getto Viarengo.
Green Italia – Lega Ambiente Liguria
gronda del levante

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