Published On: Mar, Set 17th, 2013

Proposta Barbagallo: i pescatori dilettanti non ci stanno

pescasportivi del TigullioSESTRI LEVANTE. Le “Modifiche e integrazioni alle Disposizioni regionali per la modernizzazione del settore pesca e acquacoltura” non piacciono ai pescasportivi. Nasce un Coordinamento pescatori dilettanti del Tigullio per contrastare le proposte dell’assessore Giovanni Barbagallo, volte a favorire il rispetto delle norme che regolano la pesca non professionale ed evitarne l’esercizio illegale. Tra queste, l’obbligo del taglio della pinna della coda del pesce, e la marcatura degli attrezzi non individuali, come nasse e palamiti. In questa settimana il coordinamento ha accolto al suo interno numerose associazioni, arrivando fino al Golfo Paradiso e incontrando i sindaci di Lavagna e Sestri Levante. Qui di seguito la lettera che i pescatori dilettanti hanno inviato all’assessore e atutto il Consiglio regionale.

“La storia della pesca è la storia dello sviluppo delle civiltà infatti l’uomo è sempre stato irresistibilmente attratto dal mare. La storia della pesca coincide con la storia dell’uomo e le sue tracce emergono già nell’era paleolitica. Gli indiani d’America ricavavano gli ami dagli artigli del falco o dal becco dell’aquila, già per sua natura ricurvi. Con la scoperta dei nuovi materiali anche l’amo cambiò: comparvero (4000 A.C. circa) gli ami in rame poi in bronzo ed in ultimo in ferro. In questo panorama la Liguria e i pescatori liguri hanno molto da dire sia a livello culturale che di mestiere di fatto la loro storia risale a molti anni addietro. Nella nostra zona nel levante, da Lavagna a Moneglia, le associazioni di pescasportivi sono molte il solo comune di Sestri Levante ne conta una decina. Le prime forme associative di pescatori risalgono agli anni 40/50.                                                                                                                                                                                                                                                                                                            In In quegli anni non c’erano tutti gli strumenti elettronici di oggi i pescatori erano dei veri lupi di mare, si pescava quasi esclusivamente per mangiare:  il pesce pregiato veniva venduto per recuperare i soldi che servivano per mantenere la barca e rinnovare le attrezzature mentre quello rovinato e più scadente veniva utilizzato per sfamare la famiglia. Erano tempi in cui soldi ne circolavano pochi “un po’ come adesso,,. Sono state fatte queste premesse per dire che quello della pesca è una tradizione molto radicata nel territorio e và salvaguardata insieme alle altre tradizioni come la raccolta delle erbe, dei funghi della caccia ecc. Tutte queste usanze hanno legato e legano il cittadino al suo territorio che si è tenacemente battuto per la salvaguardia delle nostre coste dei boschi e delle aree marine.                                                                                  

La proposta di legge in oggetto non si pone il problema della salvaguardia delle nostre coste e dei nostri mari e individua nei pescasportivi il problema principale (peraltro con dei dati discutibili e sovra dimensionati).  Il momento di crisi che attraversa il mondo della pesca professionale non è dovuto certamente alla presenza dei pescasportivi ma, dall’eccesivo sfruttamento degli stessi della risorsa mare (vedi utilizzo selvaggio delle reti a strascico) e dalla globalizzazione del mercato che porta nei negozi pesce a costi bassi insieme alla crescente espansione dell’acqua coltura. Imporre il taglio della pinna caudale è come ammettere che lo stato ha fallito nel suo compito principale,  che è quello del far rispettare le leggi. Il pescasportivo non può vendere il suo pescato lo stabilisce già il DLGS 9/1/2012 N°4 art. 6 comma 3. Sanzionare il non taglio della pinna e anche il taglio difforme e una vessazione,  un accanimento ingiustificato una offesa alla storia che rappresentano i pescatori liguri e uno sfregio anche del pescato.(Molti usano fotografare la preda dopo una giornata di fatica passata in mare). Di dubbia costituzionalità e di sicura non imparzialità è l’articolo 8-ter che attribuisce l’applicazione della legge dello stato italiano a dei volontari di varie associazioni molte delle quali hanno intenti solo persecutori nei confronti dei pescasportivi (associazioni animaliste/ambientaliste) perciò si evince un palese conflitto di interessi. Inoltre si manifesta un intento persecutorio della categoria la dove si dice che questa vigilanza è applicata ai pescatori non professionali  (art.8-ter). La salvaguardia del mare è una cosa molto seria e importante. I legislatori devono affrontarla seriamente, il mare è un bene comune (non si salva il mare proponendo il taglio della pinna del pesce con l’inclinazione giusta) Gli sforzi vanno concentrati nell’applicazione delle leggi esistenti (le quali bisognerebbe accorparle e farne una sola comprensibile e di facile applicazione) ce ne sono veramente troppe NON NE SERVONO ALTRE A COMPLICARE LA MATERIA. 

Le cose urgenti da fare per la salvaguardia del pesce e del mare si possono riassumere in pochi ma efficaci punti. Questi 5 punti se rispettati e fatti rispettare salvaguardano anche i pescatori professionisti seri, perché garantiscono un  naturale ciclo riproduttivo dell’ambiente marino:

– Le reti da posta vanno calate al tramonto e salpate all’alba (in questo modo si evitano gli sbarramenti continuativi nelle acque);

– La pesca con il cianciolo (meccanico) deve essere praticata nei 50 metri di fondale (le ricciole nella nostra zona sono quasi scomparse con l’uso indiscriminato di questo sistema di pesca);

– Le Paranze con  reti a strascico  (pesca invasiva) devono rigorosamente rispettare le distanze dalle coste dettate dalla legge (vedansi normativa nazionale e europea);

– I Comuni devono dotarsi di sistemi di depurazione adeguati ed efficienti (la poseidonia nella nostra zona ha subito un forte ridimensionamento causa inquinamento di colibatteri);

– Sarebbe opportuno e auspicabile collocare barriere anti strascicanti a giusta distanza dalle coste, in questo modo si favorirebbe anche la riproduzione del novellame.”

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