Protesta dei pescatori, slitta al 21 febbraio l’incontro al Quirinale

SESTRI LEVANTE. Dovranno attendere il 21 febbraio per manifestare a Roma e farsi ricevere al Quirinale. A causa della dificile situazione metorologica che sta tenendo la capitale sotto assedio da molti giorni, è slittato l’incontro che una delegazione di pescatori liguri ha in programma con il presidente del Consiglio Mario Monti. Dopo aver incontrato la Giunta regionale per dare vita ad un tavolo di confronto continuo tra settore (v. questo articolo), Regione e autorità marittime, esponenti delle principali marinerie intendono esporre al rappresentante del Governo la difficilissima crisi che il settore sta attraversando, non tanto a causa della congiuntura economica quanto per le normative recentemente introdotte. Prima le restrizioni sulle dimensioni delle maglie e la distanza operativa dalla costa; poi la sempre più feroce burocratizzazione della pesca, culminata con l’introduzione della licenza a punti; l’adozione di un sistema di etichettatura che non tiene conto delle peculiarità del Mar Ligure e, a completare un quadro già di per sè mortificante, la recente impennata del caro gasolio.

Quella di Sestri Levante era una delle marinerie più solide, numerose e rappresentative. La flotta sestrina vanta una storica tradizione di pesca con la lampara e salagione, prima fonte di reddito per la città prima che arrivasse l’industrializzazione. Oggi restano tre pescherecci dediti allo strascico, quattro lampare e pochissime imbarcazioni che praticano il tremaglio. “Sono circa 60 le famiglie che tirano avanti grazie alla pesca – commenta Alessandro Capelli, responsabile regionale Anapi pesca e comandante del Polpo Mario – nuclei monoreddito, dove spesso le mogli si dedicano alla vendita mentre mariti e figli escono in mare”. A minacciare lo sforzo di pesca c’è anche l’inquinamento: “dopo l’alluvione nello spezzino ci siamo ritrovati il mare infestato da tronchi e rifiuti, rompendo spesso anche le reti – prosegue Capelli – lo stesso riversamento di così tanta acqua dolce in mare ha in parte stravolto il nostro ecosistema”.

Santa Margherita Ligure è la patria del gambero, che dai primi del Novecento viene pescato e salvaguardato tanto da aver persino ottenuto la certificazione Dop. Sono 20 le motonavi ancora operative e ben due terzi sono dedite alla pesca di profondità, il restante a quella costiera. Barche di media dimensione, massimo 30 tonnellate: “in questo momento di crisi, mentre noi siamo a spasso a causa delle normative sempre più severe sono moltissime le persone che chiedono di imbarcarsi per lavorare – spiega Aldo Panini, pescatore professionista – la pesca potrebbe essere un’ottima opportunità di lavoro, come un tempo, ma acquistare o anche solo mantenere un peschereccio ormai ha costi insostenibili”. Sono circa 50 le famiglie che traggono il loro sostentamento dall’attività legata alla pesca: “purtroppo non abbiamo più la certezza di arrivare a fine mese, spesso registriamo solo il consumo di gasolio”.

A Portofino i pescatori sono riuniti in una cooperativa, di cui otto titolari di licenza: “da noi si pratica una pesca prevalentemente tradizionale, palamiti, lampara, reti da posta e rossetto – commenta Stefano Briola, presidente – finchè ci era permesso pescare il bianchetto riuscivamo a svernare, ora tolto quello ci ritroviamo anche a convivere con lo spauracchio della licenza a punti, con norme assurde che non tengono conto delle peculiarità del nostro mare”. Anche da Portofino l’appello per la salvaguardia della pesca arriva unanime: “la piccola pesca oltre ad essere la meno impattante rappresenta un aspetto fondamentale per la nostra cultura e per il turismo – conclude Briola – basta pensare alla tonnara di Camogli”.

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